
Già nel 1925 Julius (Giulio) Evola è quel che si dice un uomo che guarda al mondo della cultura in ogni aspetto produttivo, intuitivo e gnoseologico. Cultura nel senso di cui direbbe Wilhelm Dilthey: un insieme, un’unione indissolubile, un aristotelico sinolo, un composto di individualità – Evola la chiamerebbe: equazione personale o personalità – e di vita, che è vita da sé astrattamente scientifica epperò concretamente vita da altri. Vita che tale individualità, in modo diretto o indiretto, modella quasi fosse un modesto o un immodesto demiurgo. Evola concentrerà la propria attenzione più sul Sé – per lui: l’Io o Io-sostanza – e meno su un problematico mondo della vita. Confidando sull’origine del moto generativo, che vale come ardua conoscenza di un principio ancora scarsamente determinato.
L’Italia è un paese di tradizione cristiana e il Cristianesimo è una credenza diffusa e popolare. Accessibile in un mondo abbandonato da Dio o dove le divinità s’intendono esercizi defunti in tema di trascendenza, così scriverebbe Mircea Eliade, e si dicono ancora affannosi, plurimi, policefali. Giovanni Gentile avrebbe scritto che l’Italia è uno Stato laico – o di religiosità laica –, un paese non amministrato con la grettezza tipica delle teocrazie. Qui la religione è filosofia per le moltitudini – o filosofia semplice –, laddove la filosofia – quella che crea sistemi – si costituisce come qualcosa di più alto: un’autentica religione dello spirito. Lì dove la filosofia non potrà o saprà arrivare, sarà il sapere per le moltitudini, cioè la religione cattolica, a estendere la propria influenza.
Per carsica consuetudine alla critica e al pensiero, l’Italia è anche crocevia di qualità altre, a suo tempo in-comuni e interne a gruppi rigidamente normati. Qualità pressoché demoniache per lo stesso Gentile, che in risposta alla crisi dei valori della madre scienza, di seguito all’ingovernabilità del sapere, elabora un sistema di autocreazione dello spirito, cioè del pensare o pensante come categoria unica della realtà, all’esterno del quale nulla è previsto possegga diritto di cittadinanza. Una filosofia nella quale oggetto conosciuto e soggetto conoscente – un Io “trascendentale” e non empirico – siano uniti dalla produzione dello spirito; nella quale ancora natura e ragione si deducano esclusivamente dal pensiero.
S’intende così che taluni appelli alla libertà – libertà come alternativa auto-coscienziale –, appelli che spezzino le catene della filosofia dello spirito, non possano non riguardare – in primo luogo – sia la rivolta contro la filosofia per il popolo sia la ribellione-negazione della religione come filosofia declassata. In ultima analisi e per quegli anni: il rifiuto del Cattolicesimo come religione o religione civile. L’equazione, anzi le equazioni cosiddette ribelli non potranno così non essere: a) libertà di pensiero uguale libertà di critica alla religione; b) fuoriuscita dai vincoli di un rigido sistema gentiliano. In una parola: revisione dell’Attualismo come nuova filosofia dello spirito.
Sono almeno tre gli obiettivi che pone e si pone la filosofia del castelvetranese: 1) sopprimere il realismo e con esso la filosofia hegeliana (dalla quale certamente pesca), ponendo il pensare come categoria unica della realtà; un filone che trova una sponda ideale nel materialismo marxista; 2) esaltare la tradizione del pensiero italiano; 3) edificare una comunità nazionale grazie alla rigenerazione morale e religiosa dell’Italia fascista. A questi obiettivi andrebbe aggiunta la svalutazione della scienza come sapere o disciplina unificante.
Franco Volpi ha definito l’esoterismo come un insieme di fenomeni religiosi, speculativi e spirituali (parola chiave). Lo spirito o soffio è autonomo, contrario alla materia, e se il mondo o natura è fatto di materia ciò che gli si oppone e che si intende desiderato è a fortiori immateriale. Mondo teorizzato o meglio: conosciuto e osservato con l’occhio della mente, più che esperito, vissuto, creato (creato in senso gentiliano, in quanto l’Attualismo è reazione al determinato). L’esoterismo è “insieme” che comprende, unisce e disunisce, identifica e differenzia, magia, astrologia, alchimia, ermetismo, occultismo, spiritismo, mitologie, fatti e atti di arcana ragione o esegesi. In che quantità o dose, e in che relazione essi si trovino con la realtà essoterica, o con lo stesso Cristianesimo, va da sé è discorso del tutto slegato.
In tal senso, spiritualizzarsi è portarsi oltre le religioni storiche, radici di potere consolidato, volendo affermare miti e narrazioni di fondazione di ordini riferibili a tradizioni, alla Tradizione Una, ovvero a una società cosiddetta tradizionale. In essa la prassi etico-politica s’intende regolata da un moto spirituale vale a dire da una religione platonicamente intesa, capace di fornire direzione o senso al complesso delle attività. Allo stesso modo, seppur ontologicamente agli antipodi, a dare significato alle trasformazioni nella società moderna sarà un tipico equilibrio materiale, altrimenti detto di dare e avere. A contraddire la società tradizionale è la società secolarizzata, il mondo della vita, che è genere tout court differente e relativo a idee, uomini e cose, più apertamente: un generalissimo modo d’essere, nel mondo e dal mondo, giudicabile volta a volta per mezzo della pars idealizzata dalla Tradizione (T maiuscola).
La tradizione esoterica vanta un’articolata traduzione e una lunga serie di eventi e testimonianze, comprese quelle risorgimentali che negli anni Venti sono di fresca attualità; però l’inverarsi o solo lo spauracchio di una società egemonizzata da individui ferrei, affacciantesi a una contemporaneità massificata – sempre più massificabile –, fa da causa efficiente al concepimento di nuove antropologie e fa per attribuire a uomini particolari (non dipendenti solo da se stessi) un potere di intervento a fini ontologicamente rigenerativi. Il veicolo che ha permesso, o permesso di accedere alle riflessioni circa, tale rigenerazione è stata tradizionalmente la massoneria. Scorgiamo (per ultimo, ma non per importanza) il movimento positivista la cui missione è elargire per traverso strumenti scientifici – altra singolare eterogenesi – a una meno discreta cerca spiritualistica. Non è detto peraltro che lo spiritualista sia uomo marginale o lontano dal paradiso. Uno dei casi più eclatanti di credente-ricercatore è quello di Arthur Conan Doyle autore nel 1926 di una Storia dello spiritismo.





