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Focus. La lezione di Pino Rauti: se l’avvenire è oltre il conservatorismo

Pubblicato il 6 novembre 2018 da Giovanni De Luca
Categorie : Politica
Pino Rauti

Pino Rauti

Lo abbiamo detto tante volte ma si obbliga gente come me –affermò Pino Rauti – che certamente di tutto è stata potuta essere accusata in questo partito – e lo è stata! – a fare quasi la figura del nostalgico mentre io querelerei, se potessi, chiunque mi desse del nostalgico per quel che riguarda la forma. Non mi preoccupo amici, del passato! Lo difendo, lo storicizzo nel senso che lo calo nel contesto storico in cui tante forze contrastanti ebbero a sagomarlo in quel certo modo […]. Non è il passato che mi preoccupa, è l’avvenire!”

Ricorre oggi il sesto anniversario dalla dipartita terrena del nostro amato ed indimenticabile Segretario. Guai a noi, se lo dovessimo celebrare – questo anniversario – come una mesta commemorazione politica. Non piacerebbe a Lui, non avremmo capito nulla noi. L’occasione è utile per fare una sintesi. Per riunirci spiritualmente e fare “il punto della situazione”, per affrontare un ragionamento politico di prospettiva. Crediamo che il “rautianesimo” sia più vivo ed attuale che mai, anche alla luce di “certi” passaggi politici che avvengono in questo momento storico, ed inducono a rivivere i momenti cruciali delle scelte ineludibili.  “Nasce un altro soggetto politico, nuovo e diverso da “noi” scrisse Rauti nel 1995. Nasce in questi giorni un contenitore politico, nuovo e diverso da noi, proprio di una formazione politica liberal-democratica, libera- conservatrice e di destra conservatrice nel 2018.

Corsi e ricorsi storici?

A Fiuggi Tatarella e Fisichella affermarono: “dobbiamo batterci per completare a destra, il sistema democratico. Un regime storicamente monco, come un’anomalia tipicamente italiana che adesso noi dobbiamo contribuire a sanare”.  No! – esclamò Rauti: “la destra storica che è il “nuovo”, pensate un po’!? Io sono andato a guardare i libri, la destra storica italiana… beh una traccia recente l’abbiamo quando una certa esperienza si conclude con Minghetti nel 1876. Quella è la destra storica italiana: tanti saluti al nuovo! Ma, dice, c’è anche Salandra e Sonnino. Lo sappiamo, lo sappiamo! Salandra e Sonnino… una certa destra, che tipo di destra, cari amici e camerati, quella che piace tanto ai Tatarella, Fiori, Fisichella? Salandra e Sonnino. Per quello che mi riguarda una destra che sarebbe stato meglio mettere in manette perché negli anni di quella destra l’Italia diventava terzo mondo: milioni di italiani erano costretti ad emigrare all’estero, il 20% della popolazione italiana soprattutto dal sud; perché in quegli anni di quella destra 60.000 italiani morivano di tubercolosi ogni anno; perché c’erano le paludi alle porte di Roma e non c‘era acqua nel tavoliere delle Puglie e a Bari; perché non c’erano fognature nel 90% delle città italiane. Chi ha modernizzato l’Italia, l’ha strappata al terzo mondo, con la dittatura, certo, come acceleratore inevitabile dello sviluppo di un paese in un momento drammatico della vita del mondo è stata l’esperienza del ventennioSe fosse stato per Salandra e per Sonnino ancora saremmo con i vertici delle malattie diffuse in tutte le classi della società italiana e con l’emigrazione che ha dissanguato il nostro paese. Non per quella destra abbiamo combattuto, non quella destra ci ha attraversato, preesisteva al fascismo; altre cose preesistevano al fascismo: tutto un pensiero attivistico, irrazionalistico, romantico, se vogliamo, ed è inutile star qui ad indicare i nomi: li abbiamo detti in tanti congressi, fanno parte a pieno titolo – loro sì! – della nostra cultura”.

Non era quella professata da Alleanza Nazionale la via. La questione torna di straordinaria attualità oggi.

Non ad una destra “conservatrice” bisogna pensare nel più ampio panorama europeo, quando essa si richiama alle dottrine ottocentesche sconfitte, bensì alla battaglia di alternativa sociale rappresentata proprio dal “rautianesimo” e da quel Movimento Sociale Italiano. Perché a breve i populismi crolleranno e le leadership mondiali non avranno più un punto di riferimento stabile e con “radici profonde”. C’è molto ben al di là della dottrina desueta di partiti conservatori. C’è la nostra visione del mondo con tutto il nostro programma sociale, che mirava alla creazione di uno Stato organico, all’inserimento delle categorie nella struttura giuridica dello Stato, tutta intera la “nostra” progettualità verso un altro nuovo tipo di economia e di società.  Ed ecco la questione della contemporaneità amici lettori. In campo, come forza realmente rivoluzionaria ci siamo solo noi. Unici capaci di avviare una fase di “trasformazione” e quindi, realtà socialpopolare dai forti contenuti “riformatori”.

“Valeva la pena aver fatto la “Marcia su Roma”, il “corporativismo”, la” socializzazione” e la “Repubblica Sociale Italiana” per poi andare a completare il regime di destra sul versante di destra e fare la destra conservatrice? Potevamo farlo prima! – affermò Rauti. E valeva la pena aver fatto la “clandestinità”, la lotta per “l’alternativa al sistema”, i drammatici “anni di piombo”, aver visto cadere i nostri giovani per le strade, per poi andare a completare il regime di destra, di nuovo, sul versante di destra e fare la destra conservatrice?

La “prospettiva politica” è quella che ci ha condotti qui, nel nuovo millennio da diverse strade confluiti in un soggetto politico che va preservato e che ha alle spalle una precisa storia sopravvissuta al crollo delle altrui ideologie e dottrine, con un “filo conduttore” che è stato soprattutto un messaggio socialeil messaggio del superamento tanto del capitalismo quanto del marxismo allo stesso titolo. Icomunismo è caduto ed ha perso irreversibilmente, mentre i suoi eredi trasformatisi in sinistra liberale hanno fallito ancora, si rischia di cedere alle lusinghe dell’altro corno del dilemma, il liberalcapitalismoin crisi in tutto il mondo e con i suoi eredi la destra liberale in fuga verso le “scialuppe” populiste.

La domanda che già circolava intorno a noi allora, ed oggi ce la vediamo “ri-calare” addosso dai nostri attuali vertici: “tutti si sono arresi al liberal capitalismo, che facciamo? Ci arrendiamo anche noi?” Ci possiamo anche arrendere, unirci al coro, completare la democrazia sul versante di destra come si pensò a Fiuggi allora, oppure conservare questa che era la nostra specificità? Noi non eravamo soltanto dotati di una nostra specificità, come abbiamo detto tante volte – tutti i partiti hanno la loro specificità – noi avevamo, e continuiamo ad avere una nostra diversità che ci fece e ci fa parlare di alternativa al sistema, un carico progettuale di riforma dell’architettura dello Stato che ci fece e ci fa parlare di Repubblica Presidenziale,  un programma accentuatamente sociale che ci fece e ci fa parlare di unica via, politica al di là del comunismo morto e sepolto ed il capitalismo prossimo alla capitolazione: eccola la nostra  Terza Via.

La tesi che ci ponemmo era “semplice, elementare del contadino, uomo con i piedi sulla terra – disse Rauti – ho letto recentemente un libro bellissimo: sta scomparendo dal paesaggio umano “l’home de terre”, “l’uomo che ha i piedi sulla terra” – quando il contadino vede un buon raccolto, che cosa dice? “I seminatori sono stati bravi!” E se vi riflette ancora di più dice:” Il seme era buono!”. E allora oggi che viene raccolta tanta copiosa messe di consensi elettorali, beh i seminatori, noi, noi prima, tutti noi dalla Repubblica Sociale in poi siamo sati buoni seminatori.  E noi, oggi come allora, non ci aspettiamo dai nuovi venuti archi di trionfo, ma, rispetto da parte di chi in questo 2 novembre 2018 a sei anni dalla sua morte fisica lo commemora come una figurina del passato sull’altare, sì!Riconoscimento per quello che abbiamo passato per portare in questo nuovo millennio il “rautianesimo”, compreso le rinunzia ai posti che loro ricoprono, sì!La capacità da parte di questi di “raddrizzare” l’errore politico che il maggiore erede di quella storia politica italiana sta commettendo, sì!

Diversamente la lezione di Rauti molti non l’hanno ancora capita e strumentalizzarne il personaggio, non servirà a rendere alcuni uomini e donne migliori. Nemmeno a metterli a posto con la coscienza.

*Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Prospettive Future”

@barbadilloit

Di Giovanni De Luca

12 risposte a Focus. La lezione di Pino Rauti: se l’avvenire è oltre il conservatorismo

  1. Salandra e Sonnino. I due criminali che ci portarono nel 1915 all’assurda partecipazione italiana alla Grande Guerra. Loro ed il re, non i Mussolini ed i D’Annunzio, o altri sciagurati interventisti di destra e di sinistra…

  2. Era già tardi caro P. Rauti ( pace sempre alla tua anima) , era già tardi nel 95′; troppo tardi per le guerre ; quelle le dovevi far scoppiare tragicamente prima; la tua stessa classe dirigente sponsorizzo e ratifico l’operato della P2 di Fisichella, di Fiori, di Selva, di Tatarella, dei moderati di destra ecc. ecc.
    Era della destra liberal-democratica che aveva bisogno il Sistema, da sempre, aveva bisogno della de-radicalizzazione del neofascismo, della sua de-fascistizzazione di sinistra, come funzione/compensazione dello scenario politico post/caduta del muro.
    Serviva il suo serbatoio di voti e una mezza classe dirigente d’accatto come ruota di scorta delle aziende Mediaset.
    Fu la Tua classe dirigente neo-destra e fiddiggina a salire per prima sul carro di Fiuggi a votare non tanto per la critica al Fascismo ” da destra ” ( quella era stata fatta ampiamente e con ben altri argomenti da Evola Heidegger, Junger De Benoist ecc. ecc.) ma al riconoscimento acritico, ipocrita e farlocco dell’antifascismo e della sifilide dello spirito che un tempo Tu chiamavi ” democrazia” … Ricordi Pino quello che scrivevi sui quaderni di Ordine Nuovo della democrazia ?
    Sono stati i tuoi stessi Uomini a tradire, i tuoi Dirigenti, i tuoi Militanti,il tuo Apparato, tuo Genero ecc. ecc. in cambio di sporchissimi trenta denari …
    Chiediti se il Tuo percorso intrapreso nel 1969 con lo
    “strano” rientro nel partito ed una classe dirigente lasciata in mezzo al guado e infiltrata dalle provocazioni atlantiste dell’anticomunismo di servizio, chiediti se sia servito alla fine a qualcosa ….
    Non è un giudizio alle “Idee che Mossero il Mondo” ma la critica all’Uomo che probabilmente non seppe autorevolmente svolgere il Ruolo che quelle Idee richiedevano…
    Che la Terra Ti sia lieve, e un saluto da chi già a tredici anni faceva a schiaffi dentro le sezioni per sponsorizzare il tuo progetto di Andare Oltre …
    Figlio della suprema Eresia

  3. Le critiche alla Destra storica sono assolutamente condivisibili, anche perché era iperliberista. Ma non per questo va demonizzato il conservatorismo, specie quello etico-sociale.

  4. Mi ricordo il disprezzo dei convertiti di Fiuggi , verso (i pochi) che diedero vita alla Fiamma tricolore. Molti di quelli erano presenti ai funerali di Rauti per insultare Gianfranco fini, grazie al quale avevano gozzovigliato fin oa qualche anno prima. La classe dirigente missina era composta al 99% da miserabili e anche i migliori (Staiti, Pisanò, Rauti, Niccolai) avevano gli armadi pieni di scheletri.

  5. Un grande visionario “metapolitico” che ha inevitabilmente cozzato con strategie, umoralità ( comprese le sue) , vizi ( tanti) virtù ( poche)della quotidianità politica. Anche lui , infine, si adeguò all’imbuto ideologico a cui, a Fiuggi non volle sottostare con altri pochi.

  6. PINO RAUTI (con ALMIRANTE) e’stato un grande politico,considerando i mezzi in suo supporto e la realta’della sua ideologia politica in quel momento storico ITALIANA..Il suo discorso di FIUGGI dimostra senza nessunissima ombra di dubbio il suo spessore politico.Riconosciuto anche da avversari di stazza come FANFANI COSSIGA e perfino da DALEMA.Altro che Staiti che a parte le sue tardive critiche e’ sempre stato famoso nella destra per le sue conquiste galanti e la sua eleganza nal vestire..non era certamente ben visto sia da ALMIRANTE CHE DA RAUTI.Se le opinioni dei DESTRI d’oggi sono queste..si capisce quale sia tale realta’politica ..

  7. La ricostruzione agiografica e celebrativa del neofascismo e delle sue tante famiglie e figure non aiuta nel capire perché c’è stato un fallimento, soprattutto di quelle istanze che avevano una tentazione ‘visionaria’…
    Spesso le persone non erano all’altezza, spesso erano ‘ricattate dal potere’, spesso ragionavano con schemi preistorici.
    La ricostruzione critica del neofascismo serve a non “gettare il bambino con l’acqua sporca ‘ ma aiuta anche a capire come non riproporre i medesimi errori in scenari ancora più decomposti e post ideologici.
    Attraversare la palude senza farsi risucchiare dalla sua liquidità.

  8. Catilina. La questione è che la tua proposta è sostanzialmente la stessa di 70 anni fa di “La Sfida”, cioè un invito a professare purezza ed isolamento politico. Per il gruppo de “La Sfida”, Erra, Sterpa, Rauti, come tu sai benissimo, si postulava l’isolamento del partito (MSI) rispetto a tutte le altre forze politiche: non cedere a patti con il sistema democratico, considerato inguaribilmente corrotto, e mantenere inalterata la propria identità politica ‘fascista’, che non era di destra o sinistra, ma aristocraticamente spiritualista, seppure sociale sul piano concreto e propagandistico. Nulla di male, certo, ma se quelle idee non sono avanzate di un millimetro in 70 anni, anzi, non vuol dire che poteri poderosi transnazionali hanno sempre vittoriosamente complottato contro di esse, ma piuttosto che le stesse erano intrinsecamente deboli sul terreno polico, contraddittorie (come già il rapporto sindacalismo: corporativismo), evanescenti, oltre gli slogan ed i richiami retorici all’inevitabilità di un loro trionfo sempre rimandato… o, peggio, incarnato provvisoriamente in movimenti e personaggi come minimo anacronistici o perdenti… Non si possono riproporre sempre le stesse idee, con una risciacquatura in Evola e De Benoist, in un contesto italiano e mondiale, culturale e politico, che oltretutto è profondamente mutato.

  9. Non ci sono “scialuppe populiste” per le destre liberali. Il “populismo” è una mediocre, essenzialmente falsa e denigratoria, formula giornalistica per squalificare la destra, tutta…

  10. Felice è qui che ti sbagli è proprio la destra liberaldemicratica ad essere oggi ‘terminale’ fallIta, superarata….
    Mentre la critica totale all” Occidente ed al suo pensiero monopolare e ai suoi postulati oggi stanno facendo breccia ovunque.
    Perfino dalla sinistra marxista si parla di Sovranità ed identità ( Diego Fusaro ).
    Per me la storia non è rimasta ferma a 70 anni fa e per questo che è ora di emanciparci ad es. dale basi nato che ancora ci occupano, dalle banche usutaie che ancora ci strangolano, dai cascami culturali che ancora ci infettato e dai politici asserviti che ancora ‘ci illudono’ derive populiste comprese.
    Il modello unico occidentale sta saltando è in crisi irreversibile in tutto il mondo , dobbiamo solo accelerare tale crisi e portarla alle estreme conseguenze.
    Il modello dell”Aristocrazia Sociale e tutt’altro che superato deve ancora dare all”Italia il suo maggiore contributo.
    Per l’intanto si deve abbattere l”Oligarchia demoplutocratica che non è occulta ma palese come la luce del giorno.

  11. Catilina. Sovranità e populismo son formule-trappola dei tuoi ‘amici’. Di sovranismo non si parlava manco più a Berlino nella primavera del ’45, ma solo e sempre di Europa, ed il populismo è una forma spregiativa applicata generalmente al caudillismo latinoamericano, dai Fusaro, dal Dugin e compagnia cantante. L’aristocraria sociale poteva essere applicata rima del 1914, con nazioni più o meno oogenee. Oggi non significa nulla. Tutte le nostre imprese chiudono o passano di mano e non ci possiamo far nulla…Stiamo lontano dai pastrocchi marx-sovranisti. Mi ricordano le vie nazionali al socialismo, da noi spacciate per originali dal Togliatti che aveva abbracciato il tricolore, ma suggerite dalla Mosca staliniana… Trappole e basta. L’oligarchia demoplutocratica (anzi solo plutocratica) domina il mondo intero. Se non vuoi fare il Don Chisciotte…è come opporsi alla corrente elettrica con parole alate…Lascia stare le basi NATO. Non le contesta nessuno e senza basi militari saremmo ancor più esposti ad ogni ricatto…La sinistra sempre sarà sinistra anti-identitaria, non farti ingannare da 4 parole in chiave elettoralistica…Saluti!

  12. Scusate gli errori:
    Catilina. Sovranità e populismo son formule-trappola dei tuoi ‘amici’. Di sovranismo non si parlava manco più a Berlino nella primavera del ’45, ma solo e sempre di Europa, ed il populismo è una forma in fondo spregiativa – prima applicata generalmente al caudillismo latinoamericano – usata dai Fusaro, dai Dugin e compagnia cantante. L’aristocrazia sociale poteva essere applicata forse prima del 1914, con nazioni più o meno omogenee. Oggi non significa nulla. Tutte le nostre imprese chiudono o passano di mano e non ci possiamo far nulla…Stiamo lontano dai pastrocchi marx-sovranisti. Mi ricordano le vie nazionali al socialismo, da noi spacciate per originali dal Togliatti che aveva abbracciato il tricolore, ma suggerite dalla Mosca staliniana… Trappole e basta. L’oligarchia demoplutocratica (anzi solo plutocratica) domina il mondo intero. Se non vuoi fare il Don Chisciotte…è come opporsi alla corrente elettrica con parole alate…Lascia stare le basi NATO. Non le contesta nessuno e senza basi militari saremmo ancor più esposti ad ogni ricatto… La sinistra sempre sarà sinistra anti-identitaria, non farti ingannare da 4 parole in chiave elettoralistica…Saluti!

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