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58 giorni. Falcone alla Superprocura o al Ministero dell’Interno? Aveva tanti nemici

Pubblicato il 27 maggio 2013 da
Categorie : Scritti

falcone borsellino27 maggio 1992. «Volevo dire loro che erano loro i colpevoli ma ho taciuto per la mia disgraziata educazione e per il giudice Borsellino che mi ha sussurrato di non dargli soddisfazione, di ignorarli, perché alla vendetta di Vito ci penserà lui». Rosaria Costa, la vedova dell’agente Schifani affida queste parole a Felice Cavallaro. Lei, con le sue parole in chiesa, è diventata il simbolo del dolore di Palermo, del sospetto nei confronti di uno Stato che sembra aver tradito i propri figli siciliani, che trama alle sue spalle: «Quelli non soffrivano, si vedeva dagli occhi. Non erano limpidi. Spadolini dormiva. Martelli non s’è avvicinato alla bara di Falcone. Se scendevano in piazza li ammazzavano. Sono contenta che Orlando e Nando Dalla Chiesa non siano entrati, che non si siano mischiati a quelli che dicono con facilità “condoglianze”. A loro cosa costa? Debbono dirmi altro. Voglio sapere chi sapeva del ritorno di Falcone a Palermo. Nemmeno mio marito ne era a conoscenza. Fino a venerdì sera era certo di essere libero il sabato. Poi gli hanno improvvisamente affibbiato il terzo turno pomeridiano consecutivo rinviando il giorno di riposo. Perché? (…) Buscetta sa tante cose. Fatemi parlare con lui».

Anche Borsellino parla, e con il dolore nel cuore: «Io so che nel 1988 doveva prendere il posto di Caponnetto come consigliere istruttore e gli preferirono Meli. Poi tentò d’andare al Csm e non ce la fece. Non voglio parlare di nemici, però le cose sono andate in questo modo. Tragga lei le conseguenze».

Alla domanda di Andrea Purgatori “Giovanni Falcone è stato ammazzato per quello che aveva fatto o per quello che avrebbe potuto fare? Per le sue indagini o per la Superprocura?”, Borsellino risponde: «Per quello che aveva fatto, sicuro. Per la sua capacità, la sua volontà. Sarà pure un’osservazione elementare ma per il momento io proprio non riesco a fare che osservazioni elementari. Certo per le organizzazioni mafiose c’era anche qualcos’altro e di estremamente pericoloso che Falcone poteva fare. Lei sa benissimo che si era parlato di lui come candidato alla Superprocura ma era circolata intensamente anche una voce che lo dava candidato in una soluzione tecnica come ministro dell’Interno».

Falcone ministro dell’Interno, dunque. Riuscite a immaginare che effetto avrebbe fatto in certi ambienti? La Superprocura, poi. Martelli, ospite della trasmissione di Giuliano Ferrara “L’istruttoria”, della Superprocura nascente dice: «Bisogna riaprire i termini del concorso alla carica di superprocuratore. Ci sono decine di magistrati validi e capaci che non avevano presentato domanda per concorrere alla carica. Non lo avevano fatto perché davano per scontato che nessuno meglio di Falcone fosse adatto per quel ruolo».

Troppi intrecci, troppi interessi, troppe paure: ridurre Falcone a semplice omicidio di mafia diventa ogni giorno di più irreale.

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