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Libri. “Julius Evola. Un filosofo in guerra 1943-1945″ di Gianfranco de Turris

Pubblicato il 12 maggio 2017 da Giacomo Rossi
Categorie : Libri
Evola e Nietzsche

Evola e Nietzsche

All’inizio delle scorsa estate avevamo definito rilevante e presentato in termini elogiativi l’ultimo libro di Gianfranco de Turris, Julius Evola. Un filosofo in guerra 1943-1945, uscito per Mursia. Abbiamo colto nel segno! Il volume, oltre ad essere stato accolto positivamente dalla critica, ha avuto un considerevole successo. Dopo due ristampe conformi, è in libreria una seconda edizione aggiornata alla luce di nuovi documenti e testimonianze (euro 18,00). Libro importante, in quanto analizza un arco della vita di Evola che va dal 25 luglio del 1943 alla metà degli anni Cinquanta. Nell’introduzione, lo storico Giuseppe Parlato ricorda che “Merito di de Turris è stato quello di essere riuscito a ricostruire in buonissima misura tutti i punti oscuri, le versioni contrastanti, le forzature che riguardavano il complesso itinerario di Evola durante ed immediatamente dopo la Seconda guerra” (pp. 7-8). Il Segretario della Fondazione Evola discute la più significativa bibliografia prodotta in argomento, sottolineandone, a seconda dei casi, gli aspetti positivi, oppure smascherando le falsità, fatte circolare ad hoc, per sminuire il pensatore e la forza del suo pensiero.

Le rivelazioni nel volume

Tra le rivelazioni più significative della prima edizione, quella inerente il nome che Evola si era dato in Austria, Carlo de Bracornes. De Turris lo ha ricavato dall’epistolario intercorso tra il pensatore e Walter Heinrich. Altrettanto rilevante ci era sembrato il rapporto riassuntivo stilato dal dottor Dussik dell’ospedale di Bad Ischl, da cui si trae la data esatta del bombardamento durante il quale Evola rimase ferito a Vienna “In data 21/1/45 il paziente ha subito, a causa della caduta ravvicinata di una bomba, una contusio spinalis” (p. 113). La testimonianza smentisce le numerose illazioni create attorno alla paralisi delle gambe di Evola. Ora, nella seconda edizione, de Turris, in merito al soggiorno nella capitale austriaca del tradizionalista, si avvale di due lettere inedite da questi inviate al pittore Filippo de Pisis a Parigi, rintracciate da Giulia Toso e pubblicate in Studi Evoliani 2015, dalle quali si evince che Evola non ebbe una sola residenza a Vienna. In una delle lettere compare uno degli indirizzi dove Evola risiedette, “Wollzeile 25”: una stanza in affitto, non distante da “Neuer Markt 3”, dove egli ebbe un secondo punto d’appoggio. Entrambi gli indirizzi sono prossimi alla Schwarzenbergplatz, nella quale una scheggia di bomba lo colpì il 21/1/45, paralizzandolo agli arti inferiori. Perché Evola interrogò il Fato? Per comprendere se “sopravvivere, come e con quale compito, oppure essere inghiottito nella fornace di fuoco come tante miglia di viennesi” (p. 115).
La risposta del Fato fu chiara. Una nuova testimonianza, rilasciata all’autore dallo storico Marco Rossi, lo conferma. Si tratta di quanto, in prima persona, gli raccontò l’orientalista Pio Filippani Ronconi. Questi, con Scaligero e Colazza si era recato a far visita ad Evola nel 1952. Durante l’ incontro i tre cercarono di convincere il pensatore a metter in pratica un tentativo di auto- guarigione, attraverso esercizi mirati ad interagire sul “corpo sottile”. La nota idiosincrasia evoliana per l’antroposofia e la ferma convinzione che la menomazione fisica non gli avrebbe impedito lo svolgimento del compito prioritario che si era dato nel dopoguerra, lo distolsero dal mettere in pratica il consiglio. Al filosofo, in quel frangente, interessava esclusivamente l’esercizio del magistero spirituale nei confronti di chi non si era arreso. Tale compito fu, suggerisce de Turris, agevolato dalla paralisi. Estremamente importane, inoltre, la testimonianza rilasciata dallo scrittore calabrese Claudio Pirillo, che conobbe il medico di Evola, Procesi. Questi gli riferì che Evola chiese di essere ammesso alla Fratellanza di Myriam di Kremmerz, ma nel circolo più interno della sua organizzazione. Gli venne concesso solo il grado progressivo iniziale del circolo esterno. Evola rifiutò, non accettando un’ iniziazione “isiaca”, ritenendosi pronto per un’ iniziazione superiore, “osiridea”.

L’eredità culturale di Julius Evola

Va segnalato un altro volume di rilievo. Nel 2014, in occasione del quarantennale della morte del filosofo, la Fondazione Evola organizzò a Roma, assieme all’Accademia Nazionale dei Filateti, un Convegno intitolato “L’Eredità di Evola”. L’evento suscitò polemiche a non finire, a destra e a manca. E’ da poco in libreria, per le Edizioni Mediterranee, la raccolta degli Atti di quella giornata, L’eredità culturale di Julius Evola (per ordini: 06/3235433, ordinipv@edizionimediterranee.net). La silloge presenta le relazioni di dieci docenti, provenienti da diverse università italiane, esperti dei settori in cui si espresse la produzione evoliana. E’ arricchito dalla Nota del curatore, Gianfranco de Turris, dalla Presentazione di Giancarlo Seri, presidente dell’Accademia nazionale dei Filateti e dall’Introduzione di Pietro Mander. Anche il lettore più superficiale può constatare che, in quell’occasione, non ci fu alcuna “contaminazione” massonica della dottrina evoliana, ma solo la condivisa volontà di approfondire e contestualizzare l’opera del pensatore al fine di valutarne l’eredità. E’ paradossale che le reprimende contro l’evento giunsero dall’ “alto” dell’Accademia di sinistra e dal “basso” della Militanza di destra.
All’Università “Sapienza” di Roma si tenne per l’occasione un Convegno dal titolo significativo “Relazioni pericolose. La storia delle religioni italiana e il fascismo”, in cui noti docenti di tal disciplina, con molto ritardo, presero le distanze dai loro Maestri, tutti compromessi con il fascismo, da De Martino a Brelich, da Sabbatucci a Pettazzoni. La cosa è ricordata da Giovanni Casadio. Il suo testo, oltre ad occuparsi delle opere di Evola afferenti alla storia delle religioni, ricostruisce, in modo minuzioso i rapporti di alcuni docenti ed il regime, nonché le loro relazioni intellettuali con Evola. I contestatori militanti, al contrario, hanno di mira un Evola esclusivamente politico, ridotto ad “immaginetta” da sezione, un totem da venerare e da non discutere. Un Evola dimidiato. Le relazioni del Convegno, in alcuni casi critiche rispetto alle posizioni evoliane, presentano, al contrario, la centralità del filosofo nel dibattito intellettuale.
Vitaldo Conte analizza l’essenzialità di Evola nello sviluppo dell’arte contemporanea, discutendo il suo attraversamento delle avanguardie. Massimo Donà si occupa, in modo persuasivo, del tratto innovatore, anti eleatico, dell’idealismo magico. Davide Bigalli presenta la tradizione ermetica ed evidenzia come in essa emerga la distanza tra la concezione eroico-magica e le posizioni religiose. Fabbri indaga il rapporto tra Evola e la sociologia islamica, mentre Mario Conetti si interroga sul contributo evoliano alla storiografia. Lo storico Giuseppe Parlato analizza l’azione di interventismo culturale e politico del filosofo nel secondo dopoguerra. Infine, Romano Gasparotti si intrattiene su Evola e la filosofia dell’eros.

@barbadilloit

Di Giacomo Rossi

18 risposte a Libri. “Julius Evola. Un filosofo in guerra 1943-1945″ di Gianfranco de Turris

  1. grazie per il lavoro che portate avanti…
    è bene parlarne, non certo per proselitismo, ma perchè quella parola in “più” può essere la scintilla per qualcuno che brancola nel nostro buio.
    c’è qualcosa di inevitabilmente “magico”, nell’eredità lasciataci da questo Personaggio, che cattura e trasporta chi non sia inquinato dalle gabbie della disonestà intellettuale.

  2. La Fondazione Evola continua a far danni… SI prosegue a considerare solo alcune contingenze,prendendo casi ad hoc presenti nella vita del Barone, utilizzando un metodo analitico e de-contestualizzato da quella che è una visione matura che Evola sviluppò negli anni, attraverso vari ripensamenti ed auto-critiche… Ma l’avete letto “Maschera e volto…”? L’avete letti i carteggi di Evola con Guenon ed altri? A me pare che ci sia in atto un opera di revisionismo del pensiero evoliano volto alla relativizzazione delle idee del pensatore, da parte di ambienti a dir poco sospetti… Perchè si continuano a sottolineare i rapporti di Evola con personaggi esponenti della corrente antroposofica o teosofica quando si sa che Evola pur avendo avuto indubbiamente rapporti con loro(specialmente con Scaligero,con cui lo legava un rapporto di amicizia personale), soprattutto in anni giovanili, poi se ne distanziò in modo netto e coerente con le sue aspre critiche mosse a queste scuole pseudo-iniziatiche? Perchè si continua a parlare di questa ricerca di Evola di una pseudo-iniziazione nel circoletto di Kremmerz quando poi si sa che dopo Evola fu assolutamente critico nei confronti di quest’ultimo e delle sue “fratellanze”? Perchè non si dice che Evola chiese consiglio a Guenon su tali gruppetti neo-spiritualisti e che Guenon lo mise in guardia da queste influenze, che indubbiamente un Evola ancora non maturo aveva in certo modo avvicinato? Perchè in queste conferenze della Fondazione, sponsorizzate spesso dalla peggior massoneria, non si sottolineano le prese di distanze che in seguito agli anni qui presi in considerazione Evola formulò in modo chiaro e netto, rettificando sue poco chiare posizioni, per esempio quelle sui personaggi sopra citati, come Scaligero Kremmerz, ma anche Colazza o un Aleister Crowley che Evola in certo qual modo stimava? Rosen è vero, per molti versi il lavoro della Fondazione ha dato modo negli anni di far avvicinare molte persone al pensiero di Evola, ed anche di farlo accettare in alcuni ambienti accademici, ma siamo sicuri che fosse questo che il Barone avrebbe voluto, lui che aveva rifiutato una laurea per disprezzo dell’Accademia, lui che preferiva che il suo pensiero fosse elitario e non buttato come le famose perle ai porci a tutti, tra l’altro snaturandolo e sezionandolo come stanno facendo questi della Fondazione per motivi poco chiari,e seguendo una linea di avvicinamento delle posizioni tradizionali al pensiero del neo-spiritualismo steineriano. Certo molte più persone si avvicinano al pensiero di Evola, ma in che modo? Si avvicinano veramente al pensiero di Evola, o più che altro al suo pensiero filtrato da certi personaggi e correnti accademiche? La mia è una critica di chi si è formatomcon anni di “studio matto e disperatissimo” sulle opere del filosofo non basandomi sulla lettura che di esse ne davano le varie fazioni, ma solo adottando sempre il punto di vista strettamente tradizionale, quindi non filosofico,non politico, non accademico, non spiritualista, ma solo attraverso il punto di vista che lo stesso Evola dichiarò fosse l’unico punto di vista accettabile nella lettura delle sue opere, e analizzandole solo nella misura di quanto le stesse fossero conformi ai principi tradizionali o meno… Farebbe bene a molti rileggersi ogni tanto “Il Cammino del Cinabro” in cui il vero pensiero di Evola in merito a tutte queste questioni è ben chiarito, e non si può leggere questo autore senza tenere conto del suo stesso parere e consiglio in merito alla sua vita, alle sue opere, alla sua visione generale e matura rispetto gli argomenti di cui sopra… Allora adesso sono due le soluzioni, o la Fondazione ha ragione nella sua analisi della vita e dell’opera evoliana, ma in questo caso non siamo di fronte al pensatore della Tradizione, ma piuttosto ad una specie di occultista anti-tradizionale come ce ne erano tanti in quegli anni e che hanno sfruttato l’autorità della Tradizione e di Guenon per conformarla alla propria personale visione, oppure, e questa è la mia opinione, Evola è stato un grande pensatore e Uomo della Tradizione, che però venendo da studi filosofici e da ambienti contigui allo spiritualismo ha dovuto percorrere un percorso di rettificazione del suo pensiero, percorso che è durato degli anni e che lo ha visto qualche volta inciampare in qualche influenza poco chiara se non nettamente anti-tradizionale, ma che infine lo ha portato, grazie anche soprattutto al suo rapporto col Guenon, alla completa maturazione che viene a compiersi DOPO la II°GM, e dopo gli anni qui presi in considerazione, in particolare dopo gli anni 50, maturazione che comunque non significa appiattimento alle idee del francese, ma consapevolezza dei veri principi tradizionali pur se veicolati nella particolare ed unica “equazione personale” del Barone, nettamente diversa ma complementare a quella del Guenon…Potrei portare i passi, le citazioni, molte altre cose a sostegno di quello che affermo, ma non è il caso, chi avrà volontà di confutare e verificare tutto ciò basterà rivolgersi ad Evola ed alle sue opere, che secondo il principio dell’Impersonalità attiva sono le uniche cose da analizzare, non alcuni presunti incontri o avvicinamenti con personaggi ed organizzazioni ambigue e nulle dal punto di vista iniziatico come Antroposofia, Kremmerz e tutto il resto della marmaglia spiritualista, o magari con esponenti di massonerie come l’Ordine di Memphis e attigui, chi vuol capire capisca…

  3. A chi interessa la questione, e sentire anche l’altra “campana” e farsi un idea del dibattito in merito a ciò che ho scritto ed al perchè sono così duro con la Fondazione leggete questo articolo dell’associazione RAIDO e fatevi un idea vostra… http://www.azionetradizionale.com/2016/09/21/la-carovana-passa-i-cani-abbaiano/

  4. Ed anche quest’altro precedente… http://www.azionetradizionale.com/2014/12/24/evolomani-e-massoni-atto-secondo-ovvero-come-portare-il-cervello-allammasso/

  5. Stefano, nell’intervento si faceva riferimento al contributo nella diffusione e riedizione delle Opere di Evola, a cui tu stesso fai riferimento. Il discorso con Kremmers credo che lo stesso passaggio da UR a KRUR, con i suoi risvolti, parli da sé.
    Voglio solo ricordarti che nella Via “sinistra” è molto più facile che si entri in contatto con ambienti deviati.
    Questo perchè la Prima vede nel suo percorso un ritorno all'”alto” ,diciamo come una distruzione positiva; l’anti-tradizione invece percorre la distruzione ponendosi contro qualcosa e subordinandosi di fatto ad essa. Probabilmente molti riti identici con intenzioni nettamente contrarie…
    Evola non cercò mai iniziazioni da curriculum, questo sia chiaro a tutti. Era Colui che sosteneva l’inutilità , in questi tempi ultimi , di qualsiasi iniziazione, in quanto priva di quel valore che una Organizzazione lontana dal Principio potesse dare.
    Un confronto nei percorsi questo è possibile, ma mai una Sua richiesta di entrare in qualsiasi ordine, dato che sarebbe stato Lui a dar valore a quest’ultimo e non il contrario.

  6. Proverò ad essere sintetico, ormai veramente annoiato dalle solite, trite e banali critiche alla Fondazione Evola.
    Nel merito e nel fatto va detto sempre che nella sua pluridecennale attività la Fondazione Evola ha sempre operato per diffondere e far conoscere al meglio, secondo la stessa volontà di JE, il pensiero stesso di Evola di là da sterili appropriazioni e autoghettizazioni che invece tanto piacciono a tanti, troppi, evolomani. Questo convegno e il conseguente volume pertanto ha tutto il diritto di aver fatto parlare di Evola e su Evola anche persone – e non personaggi come avviene altrove – esenti dai soliti e ritriti circuiti politcoidi, quindi perché non avrebbero dovuto intervenire esponenti e detentori di cattedre universitarie? Soltanto per un malcompreso rifiuto di Evola della cosiddetta “accademia”? Ma se fu lo stesso filosofo a scrivere e dire – leggere gli atti per favore – di essere speranzoso che un giorno il suo operato sarebbe stato riconosciuto proprio dai cattedrattici e dunque dagli ambienti universitari? Ecco che siamo alle solite, si parla e si scrive senza leggere, ammantati del consueto “furor” tanto care a certi ambienti “tradizionalisti” sempre più realisti del re, o, in questo caso, più “baronali del Barone”, troppo spesso da chi è soltanto in cerca – non già del warholiano quarto d’ora di celebrità – ma di un breve e fugace istante, un brivido al proprio ipertrofico ego, datogli dalla momentanea esistenza sotto al riflettore – peraltro poco potente se non nella propria credenza – fornito dalla rete. Buon divertimento, continuino pure a perdere il loro tempo, evidentemente avendone a iosa.

  7. L’equivoco principale consiste nel dare ad Evola una valenza politica, nel farne un possibile aedo di una concezione politica, mentre egli merita di essere considerato un pensatore, un filosolo, non un’arma impropria da utilizzare in ambito politico. Neppure culturalmente è spendibile da una parte politica “sovranista” o come la si voglia definire.

  8. Senza Evola senza Nietzsche senza Spengler ed Heidegger non c’è alcuna soluzione politica perché la prima vera guerra è contro Il Nulla ; il tuo dio caro Felice e morto ed in putrefazione così come la fiducia fideistica nella tua ragione dei.lumi che è ne e’la diretta discendente. Siamo nel “non senso’ e se nesso ne ha coscienza non se ne esce. ..

  9. Rosen sono assolutamente daccordo con quello che dici,nulla da obiettare sulla pericolosità della “via della mano sinistra” e sulla visione di Evola dell’impossibilità di un iniziazione oggi… Ma la mia intenzione era solo quella di evitare che si continuasse a perpetrare una visiona “contaminata” e “spuria” del pensiero evoliano, lontano dalla dottrina tradizionale e con ambienti anti-tradizionali come i massoni dell’Ordine di Memphis e Misraim… Tutto qui. A Dalmazio Frau non rispondo proprio, evidentemente non riesce a comprendere la portata delle critiche mosse alla Fondazione e il perchè delle stesse, ed invece di rispondere sui temi e sul contenuto la butta sul presunto ego e sui quindici minuti di Warhol, dimostrando così tutta l’impreparazione e la non comprensione derivante dall’ignoranza o dalla falsa coscienza necessaria di qual’è il fulcro del problema… Poi usare quest’epiteto di “evolomani” è ormai come dire razzista o populista, quando non si hanno argomenti va sempre bene usarlo, a sproposito ovviamente visto la posizione da sempre “critico-costruttiva” che io ho su Evola e la posizione dei “militanti” di Raido che invece che fare convegni con gli spiritualisti pensano ad applicarlo nella vita di ogni giorno il pensiero di Evola.. Fra i pochi degni di portare avanti il pensiero del tradizionalista romano.

  10. Noto molte somiglianze, guarda caso, fra l’operato della Fondazione Evola e l’operato della Fondazione AN… Se non paragonabili per molte cose su una sono entrambe analoghe: la volontà di appropriarsi di qualcosa che non gli appartiene e che ovviamente non appartiene a nessun altro…

  11. Io non voto per un filosofo della storia o un suo seguace, ma per chi sa (o si suppone che sappia assumendo una carica) di politica, fa viaggiare autobus, metropolitane, treni in orario, mantiene pulite le città e decentemente sicure, paga le pensioni quando è ora, senza decurtazioni o “solidarietà” equivoche ecc. ecc. Cioè per chi ha il senso dello Stato, questo, per migliorarlo ove possibile,non uno del tutto ideale, figlio di letture o fantasie. Il resto è storia delle idee, rispettabilissima, ma nessuno vota ovviamente per le “illuminazioni” di un filosofo morto nel 1900, nel 1936 o più tardi. Sarebbe come chiedere un voto per Platone o Vico o Hegel. La politica è per sua natura pragmatica, deve affrontare problemi ed esigenze reali, dell’oggi, non discettare più meno dottamente su teoremi e tesi di defunti. Chi un tempo votava PCI non votava per Marx o Engels o Gramsci, ma per l’aumento di stipendio, meno ore di lavoro, diritti e benefici sociali vari, per sé e famiglia. Contro il “nulla” (che poi “nulla” non è, altrimenti sarebbe del tutto irrilevante) si deve impiegare qualcosa di assai concreto, non sbrodolate mitologiche o fantastoriche o parole in libertà…

  12. Mio non caro Stefano, la realtà è che le critiche mosse sono sempre stantie, noiose, inutili, faziose, dettate per lo più da invidia e rancore di coloro che “vorrebbero ma non possono”, di coloro che vorrebbero continuare a gestire Evola come una proprietà personale da contenere nel proprio angusto cassetto. Ribadisco che in genere, così facendo si è soltanto in cerca di un momento di notorietà, effimera anzi inesistente, cime inesistente è tutto il resto. Detto ciò parlare con chi la pensa così lo trovo soltanto uno spreco di tempo che preferisco dedicare ad altro. Vi lascio volentieri tutta la vostra realizzazione di Evola nella vita. Bravissimi!

  13. ovviamente nessuno può appropriarsi dell’eredità di nessuno, auto-eleggendosi scudiero delle idee.
    credo che la differenza tra le letture, derivi maggiormente dal proprio stato interiore, dallo stadio di coscienza con il quale avvengono
    l’eredità di Evola è scritta nelle sue Opere non in istituzioni ed appropriazioni indebite o arbitrarie del singolo individuo. La Stessa, non può neanche servire ad alimentare quel “demone” della dialettica, da cui Egli stesso ci raccomandò di prendere distanza. Questo per dire che il seme attecchisce dove trova il terreno pronto a riceverlo ed accudirlo, in qualunque modo venga seminato.

  14. Scusi Frau invidia e rancore di cosa? di fare amicizia con i massoni? Non credo proprio, e chi fino ad ora si è appropriato di Evola come fosse proprietà personale è proprio la Fondazione, che pretende avere l’esclusiva sul pensiero del Barone… Comunque ha ragione Rosen ed alla fine ogni albero si vedrà dai frutti che darà… Resta il fatto che in Italia a livello di conoscenza esoterica e dottrine tradizionali solo Claudio Mutti e pochi altri emergono e si distanziano dal Mare Magnum di tutti questi “tradizionalisti” italiani, per lo più antroposofisti, filo-kremmerziani, pseudo-ermetisti, neo-pagani e quant’altro… Tutta marmaglia neo-spiritualista e para-massonica deviata che nulla ha di tradizionale e che conosce le opere di Evola, Guenon, Coomaraswamy, Schuon, Burckhardt, Valsan, Corbin etc solo per sentito dire, o per conoscenza indiretta o per lettura superficiale e nessuna applicazione reale, se non vane speculazione pseudo-accademiche per cercare una qualche possibilità di venir riconosciuti, a dimostrazione della loro conoscenza di un principio come quello dell’Impersonalità Attiva… Il tempo come al solito sarà l’unico giudice e ognuno raccoglierà ciò che avrà seminato.

  15. Interessante questa battuta di ‘coloro che vorrebbero ma non possono ‘ come se bastasse avere una bibliografia di orientamento come avviene nelle riviste ufficiali del Grande Oriente con i maggiori testi di Evola e Guenon, per ‘volere e potere’….
    Vedi Frau in non so se i militanti di Raido o altri ‘vogliono e possono’ (almeno ci provamo a incarnare una Via ) ma quello che so con certezza, è che la mitomania di quell’aggregazione di Business che si chiama massoneria ( almeno in Italia),” vuole e può “al massimo fare solo affari…

    E per fare affari non serve alcun orientamento tradizionale, basta esserci portati…

    Ecco perché continuo a non capire perché questi miseri procacciatori di affari , si affAnnano a trovare tramite la loro Accademia e la loro Insinuazione culturale la legittimità , attraverso i riferimenti della cultura tradizionale. Almeno la Massoneria dEl 700 e dell’ 800 in Italia faCevano apertamente politica ed alcuni di loro la lotta armata e non il business…
    Erano ‘operativi ‘perché almeno rischiavano..

    Nel 900 i menbri onorati del cosidetto partito della Borghesia (Gramsci) aveva già ampiamente dimenticato l’Arte e hanno saputo solo cospirarare dietro le quinte con risultati piuttosto modesti ed inquietanti. Magari con gli affari è andata meglio.

    Evola non appartiene a nessuno e può e vuole appartenere a tutti , ma ordini controiniziatici come massoni e gesuiti possono e devono tranquillamente farne a meno.
    Saluti.

  16. Catilina ma lo sai poi che c’è di più divertente(si fa per dire) in tutto ciò, che non si sta nemmeno parlando di Massoneria “Regolare” o di alti gradi iniziatici, ma questi hanno sporcato il nome e l’opera di Evola con l’Ordine di Memphis e Misraim ovvero una pseudo-massoneria irregolare! Riporto queste note riprese dal sito Scienza Sacra a proposito di ciò e del giudizio che Guenon dava su quest’ordine: ” Alcuni lettori hanno chiesto di fornire qualche indicazione sul cosiddetto «Rito di Memphis e Misraim», mostrandosi particolarmente interessanti a conoscere eventuali giudizi espressi in proposito da René Guénon . A questo riguardo, pensiamo sia utile riferirsi a quanto egli scriveva in una lettera di cui riproduciamo un estratto.

    Come vi si può leggere, accennando ad un suo corrispondente che aveva considerato l’eventualità di entrare a far parte del «Rito di Memphis e Misraim», Guénon esprimeva la speranza che le spiegazioni date sarebbero state sufficienti a distoglierlo. Inoltre, alla domanda se si trattasse di «un’organizzazione massonica regolare», rispondeva che non si trattava affatto di un’organizzazione massonica, «nemmeno irregolare!», aggiungendo: «Bisogna assolutamente evitare qualsiasi contatto con raggruppamenti di questo genere, diretti da individui come Crowl. (=Crowley) e Bric. (=Bricaud); comprenderete bene che non soltanto non c’è nessun vantaggio da riceverne, ma che per di più ciò non può che essere pericoloso da diversi punti di vista»

    Si comprende dunque che, secondo René Guénon, si tratta di un’organizzazione pseudo-iniziatica che (come del resto può accadere ad altre forme di pseudo-iniziazione quali ad esempio gli attuali pretesi martinismi, martinesismi, gruppi rosacrociani e kremmerziani) è suscettibile di servire di copertura anche ad agenti della contro-iniziazione nettamente qualificabili come tali.” https://scienzasacra.blogspot.it/2014/11/giorgio-manara-proposito-del-cosiddetto.html
    Questo l’articolo con un estratto originale della lettera… E questo giusto per chiarire che nemmeno quindi si sta parando di Massoneria “Regolare” che comunque sarebbe già un affronto al pensiero di Evola, ma di Massoneria come dice Guenon peggio che “irregolare”, semplicemente un ordine pseudo-iniziatico e in definitiva anti-tradizionale… Allora io non so caro CAtilina cosa ci sia dietro tutto ciò e perchè sia la Fondazione che il suddetto “ordine” siano interessati ad operazioni del genere, ma son sicuro che ciò non sia in alcun modo qualificabile come espressione di un pensiero e di una volontà che abbia a cuore la Tradizione ed Evola come punto di riferimento per orientarsi nella melma moderna… Come sempre Catilina con stima ti saluto.

  17. Risum teneatis oh, voi sì, voi unici detentori assoluti della Tradizione vivente!

  18. Il problema è che non c’è più almeno qui da noi in Occidente alcuna Tradizione vivente.
    Ma c’è come al solito qualcuno che vorrebbe sfruttarne le potenzialità per i propri progetti tutt’altro che tradizionali…
    Come in politica c’è gente che ha la pretesa di ‘risvegliare il popolo’ senza prima aver ‘risvegliato’ se stesso.

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