7

Il caso. L’eroismo del patriota Paride Mori e l’ignavia delle istituzioni

Pubblicato il 15 marzo 2015 da Antonio Fiore
Categorie : Cronache Cultura

paride moriL’eroismo di Paride Mori, ufficiale parmense del Battaglione bersaglieri volontari «Benito Mussolini», e poi inquadrato nell’esercito della Repubblica Sociale italiana, non ha bisogno certo né del riconoscimento del presidente della Camera Laura Boldrini né di polemiche delle solite consorterie dell’odio. Difese con coraggio la patria e il confine orientale dalla furia dei partigiani comunisti di Tito: tanto basta per segnalarlo tra gli italiani illustri per tutti i cittadini in buona fede.

Il riconoscimento del governo al martire sul fronte orientale

Lo scorso febbraio, nell’ambito delle manifestazione del Giorno del Ricordo, i famigliari di Mori, i fligli Renato e Bruno, hanno ricevuto dal governo una medaglia commemorativa ed un diploma in ricordo della difesa della patria sul fronte orientale nella quale si è distinto il capitano dei bersaglieri Paride Mori: l’ufficiale, distintosi per aver frenato la furia dei partigiani slavi nella provincia di Gorizia con un reggimento di volontari bersaglieri, fu ucciso in una imboscata mentre tornava nella sua caserma con un sidecar insieme al suo attendente.

Dal 1964 le spoglie dell’ufficiale della repubblica Sociale riposano nel Sacrario Militare d’Oltremare di Bari.

Perché la medaglia

Il riconoscimento, “una apposita insegna metallica con relativo diploma”, è previsto nell’articolo 3 della legge 92/2004 istitutiva del Giorno del Ricordo, e non indica alcuna esclusione per i patrioti della Repubblica Sociale Italiana.

Ecco il testo del provvedimento legislativo.

Articolo 3

1. Al coniuge superstite, ai figli, ai nipoti e, in loro mancanza, ai congiunti fino al sesto grado di coloro che, dall’8 settembre 1943 al 10 febbraio 1947 in Istria, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale, sono stati soppressi e infoibati, nonché ai soggetti di cui al comma 2, è concessa, a domanda e a titolo onorifico senza assegni, una apposita insegna metallica con relativo diploma nei limiti dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7, comma 1.

    2. Agli infoibati sono assimilati, a tutti gli effetti, gli scomparsi e quanti, nello stesso periodo e nelle stesse zone, sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati. Il riconoscimento può essere concesso anche ai congiunti dei cittadini italiani che persero la vita dopo il 10 febbraio 1947, ed entro l’anno 1950, qualora la morte sia sopravvenuta in conseguenza di torture, deportazione e prigionia, escludendo quelli che sono morti in combattimento.

La querelle politica

La medaglia “Giorno del Ricordo del Governo” e il riconoscimento ricevuto dal capitano Mori hanno scatenato le ideologiche proteste della sinistra antifascista e delle associazioni partigiane. “Se la commissione che ha vagliato centinaia di domande ha valutato erroneamente, il riconoscimento dovrà essere revocato”, assicura zelante il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Laura Boldrini si accoda: “La Presidente della Camera non ha dato alcun premio alla memoria del repubblichino Paride Mori, né ha in alcun modo concorso ad individuare il suo nome tra quelli meritevoli di onorificenza. L’individuazione dei soggetti cui attribuire le medaglie spetta infatti ad una commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio”.

La reazione del figlio Renato Mori

“Hanno ucciso per la terza volta mio padre – spiega Renato -. La prima trucidandolo in una imboscata firmata dai partigiani titini, la seconda quando gli anno intiolato una strada nel paese natale, intitolazione poi revocata; la terza volta con queste polemiche per una medaglia che ricorda un patriota. Mio padre era un fascista, ma non un delinquente”.

Chi è l’eroe Paride Mori nella lettera dei figli Bruno e Renato

Quali figli del Capitano Paride Mori, è nostro desiderio offrire una pubblica testimonianza di gratitudine al Sindaco di Trieste Roberto Cosolini, al Consiglio comunale ed alla popolazione tutta, per avere onorato la memoria dell’Ottavo Reggimento Bersaglieri con il conferimento della cittadinanza onoraria, in occasione delle celebrazioni per il LX Anniversario dell’ ultima redenzione (26 ottobre 1954).

Il 18 febbraio 1944 la guerra infuriava in tutta Europa, e sul nostro confine orientale non era da meno. Con il dissolvimento dell’esercito italiano conseguente all’armistizio dell’estate precedente, le forze avversarie avevano acquisito una forte supremazia numerica su quelle dell’Asse, in cui i Bersaglieri Volontari ebbero un ruolo fondamentale, distinguendosi per indomito valore e per la capacità di fronteggiare il nemico, costringendolo a segnare il passo fino al termine delle operazioni militari nell’aprile del 1945, quando lo sfascio degli altri fronti rese vana ogni ulteriore eroica resistenza, ben simboleggiata nei graffiti in cui quei gloriosi combattenti affermarono di “non volere il cambio”.

Nostro Padre, il Capitano Paride Mori, comandava una Compagnia del leggendario Ottavo Reggimento, impegnata nell’impervio comprensorio dell’Alto Isonzo, a monte di Tolmino. Già dal 9 settembre, all’indomani della resa di Pietro Badoglio, aveva compreso che il suo dovere era quello di accorrere in difesa della Venezia Giulia, terra sacra d’Italia, se non altro per il tanto sangue versato durante la prima Guerra Mondiale, ed aveva organizzato l’immediata partenza dei Volontari: giova notare che l’avvento del nuovo Stato repubblicano avrebbe avuto luogo soltanto due settimane dopo. Nondimeno, il cuore e la testa indicarono subito quale fosse la scelta che dovevano fare.

I Bersaglieri si comportarono con straordinario valore, dimostrato dalle tante decorazioni, fra cui la Medaglia d’Argento di nostro Padre, ma prima ancora, dalla tenuta del fronte in condizioni di enorme difficoltà e di inferiorità anche dal punto di vista degli approvvigionamenti, mentre sul fronte opposto si poteva fruire di costanti e crescenti aiuti degli Alleati. La storiografia ha reso giustizia a questi Eroi, cui “mancò la fortuna ma non il coraggio”, come attestano le opere di Arturo Salvatore Campoccia, di Teodoro Francesconi e di Alberto Zanettini. E come emerge dall’altissima incidenza dei Caduti sul totale delle forze combattenti, di gran lunga superiore alla media.

Quel 18 febbraio, nostro Padre scendeva, assieme al suo motociclista Costantino Di Marino, dai presidi della Val Baccia al Comando di Santa Lucia, quando cadde in un attentato ad opera di chi non volle accontentarsi di uccidere, ma infierì sulle Vittime in modo tanto vile quanto inumano. Paride aveva già visto la morte in faccia in tante azioni, guadagnandosi l’ammirazione dei suoi uomini, ma il destino volle diversamente; al pari di una troppo tardiva traslazione dal Cimitero di Santa Lucia al Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari, avvenuta dopo parecchi anni, dandoci finalmente il conforto di sapere che nostro Padre riposa in Patria, con la possibilità di portargli un fiore e di recitare una preghiera sul Suo sepolcro all’ombra del Tricolore.

Nostro Padre era consapevole dei rischi estremi imposti dal suo nobile sentire e dal suo costante impegno in prima linea: lo dimostrano le struggenti lettere dalla zona di guerra, come quelle che scrisse alla nostra mamma ed a noi figli, sebbene ancora piccoli, esortandoci alla disciplina, allo studio ed all’amore per la “grande Madre Italia”. E continuando ad affermare, appena due mesi prima di cadere sotto il piombo nemico, una fede cristallina nei destini della Patria, che riteneva, con esemplare coerenza, assolutamente inscindibili da quelli della famiglia.

Crediamo di poter affermare senza tema di smentita che quegli uomini erano davvero di un’altra tempra, oggi non facilmente comprensibile, in una stagione che ha fatto strame dei valori spirituali sostituendoli con il materialismo dilagante. E’ un buon motivo in più per onorarli e per additare il loro esempio, soprattutto ai giovani, nel quadro di un ricordo che risponde ad un’esigenza di fondo, perché, come è stato detto, un popolo senza memoria, e quindi senza coscienza, sarebbe un popolo senza futuro.

Nostro Padre ha conosciuto il surreale destino di essere ucciso due volte, perché anni or sono la città natale di Traversetolo (Parma) volle revocare la decisione di onorarne la memoria in una targa toponomastica, già posizionata in una via del centro, con la speciosa motivazione che aveva combattuto dalla “parte sbagliata”. Decisione amara ed a nostro giudizio sommamente ingiusta, soprattutto nell’ottica di quell’abbraccio riconciliatore che tanto spesso viene invocato ma che viene altrettanto spesso disatteso.

Come fu detto, “non omnis moriar” : non morirò del tutto! Vogliamo presumere che ciò valga anche per il nostro carissimo Paride e per tutti coloro che si immolarono in ossequio agli stessi ideali “non negoziabili” di fede, di amore patrio e di affetti familiari, esprimendo un’altissima perseveranza nella volontà e nella matura consapevolezza di doversi impegnare con coerente coraggio per la Giustizia e la Verità, a costo della Vita terrena, ma non della Gloria.

Renato e Bruno Mori, figli della Medaglia d’Argento Paride Mori

Le lettere patriottiche ai familiari

Da una lettera al figlio decenne Renato. 

“come vedi io faccio il bravo soldato e servo la Patria con le armi ben salde nel pugno e tu devi fare il bravo ragazzo amando l’Italia, perlomeno quanto l’ama il tuo Papà e prepararti a servirla quando sarai grande … studiando imparerai che il donare per Essa la vita è il più grande onore che possa sperare ogni Italiano che sia degno di portare questo nome … abbracciamo e grida con me Viva l’Italia”.

Da una lettera alla moglie Rosi del 9 novembre 1943.

“… se Dio ha segnato sul quadrante della mia vita l’ora suprema vuol dire che, in pace o in guerra, io me ne debbo andare e lasciarti il peso dei miei figli. Ma se quest’ora dovesse essere prossima , ti ho già detto tante volte che preferirei morire con l’arma in pugno, di fronte al nemico, per la salvezza della mia patria, che tu sai quanto io ami … e se proprio dovessi cadere tu sarai tanto forte da sopportare fieramente il tuo dolore benedicendo Dio d’avermi fatto morire della morte più bella …”.

@barbadilloit

Di Antonio Fiore

7 risposte a Il caso. L’eroismo del patriota Paride Mori e l’ignavia delle istituzioni

  1. LEGGE 30 MARZO 2004 N. 92: TUTTO DA RIFARE
    Il veterocomunismo è sempre in agguato
    Gli Italiani che dopo l’otto settembre 1943 difesero il fronte orientale (Esercito, Marina, Aviazione, Carabinieri, Finanzieri, Polizia di Stato ed altri Corpi autonomi) furono tutti inquadrati nella RSI, e quindi Alleati delle Forze Armate tedesche. Si tratta di una verità storica di tutta evidenza: la sola alternativa sarebbe stata quella di schierarsi con i partigiani, ma nel contesto geopolitico della Venezia Giulia ciò avrebbe significato battersi contro l’Italia ed a favore della Jugoslavia.
    Questo dato di fatto è stato ben presente nella volontà politica del legislatore quando diede vita alla Legge 30 marzo 2004 n. 92, istitutiva del Ricordo di tutti gli Italiani infoibati od altrimenti massacrati dai partigiani comunisti di Tito. C’è di più: la Legge in parola non ha statuito alcuna discriminazione fra Vittime militari e civili, ponendo quale unica condizione, per il riconoscimento della Medaglia d’Onore, il non essere Caduti in combattimento nelle zone del confine orientale.
    Ne consegue che i conferimenti di un intero decennio – nella misura di un migliaio – previa attenta istruttoria da parte dell’apposita Commissione governativa istituita presso la Presidenza del Consiglio, per quanto riguarda i militari, si riferiscono nella totalità dei casi a chi era inquadrato, a vario titolo, sotto le insegne della RSI.
    Questa, piaccia o meno, fu la volontà politica del 2004: quindi, è illegittimo chiedere la revoca dei riconoscimenti, singola o collettiva che sia. Caso mai, se la volontà politica è cambiata, si abbia il coraggio etico e politico di modificare la Legge – beninteso con effetto “ex nunc” e non certo “ex tunc” per il principio di irretroattività – e si escludano tutti i militari dalla sua possibile fruizione, in quanto appartenenti alle forze repubblicane, e quindi, ora e sempre “infami” (secondo i comunisti).

  2. NON OMNIS MORIAR!
    Onore al Capitano Mori il cui ricordo ed il cui esempio vivranno in eterno.
    (con Medaglie o senza)

  3. Medaglia d’Oro ?????????al repubblichino ?????????????????? Paride Mori

    MARISA NICCHI – DEPUTATA CEL
    Interrogazione a risposta scritta

    Al Presidente del consiglio
    Per sapere, premesso che:

    il 10 febbraio 2014, in occasione della giornata del ricordo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano del Rio ha insignito della medaglia ricordo delle vittime delle foibe Paride Mori;

    Paride Mori non fu vittima delle foibe. Fu invece volontario nel battaglione Mussolini, inquadrato nelle Waffen SS naziste, e poi al servizio della RSI, e come tale ucciso in combattimento da partigiani italiani nel febbraio 1944;

    appare quindi del tutto incomprensibile sotto ogni immaginabile profilo la scelta di conferire un’onorificenza alla memoria di un uomo schieratosi coi nemici della patria e dell’umanità:-

    da chi sia costituita la Commissione incaricata presso la Presidenza del Consiglio di valutare le richieste di onorificenza, con in dettaglio i curriculum dei dieci componenti;

    se il Governo non ritenga di dover porgere pubbliche scuse alla memoria offesa del nostro paese;

    se il Governo non ritenga di dover provvedere immediatamente alla revoca della medaglia al ricordo;

    se il Governo non ritenga di liberare dall’incarico tutti i membri della Commissione che abbiano partecipato alla scelta in oggetto, data l’evidente incapacità di assolvere ad un compito così delicato.

    On. Paglia, Costantino, Nicchi

    RISPOSTA

    23 marzo 2015 alle 9:42
    Per la deputata
    Marisa Nicchi,

    Voglia documentarsi meglio sulla vicenda del Capitano Paride Mori.
    1) Alla Memoria del Capitano Mori non è stata concessa alcuna Medaglia d’Oro, ma una semplice Medaglia in “metallo vile” (come recita il preambolo della Legge del 30 marzo 2004, n. 92) ;
    2) Tale conferimento non ha avuto luogo a titolo individuale, ma nei dieci anni di vigenza della Legge ha interessato oltre 1000 percipienti;
    3) Il Capitano Mori non fu affatto inquadrato nelle SS naziste, bensì nell’Ottavo Reggimento Bersaglieri “Luciano Manara”, che oltretutto è stato recentemente insignito della Cittadinanza Onoraria di Trieste;
    4) Il Capitano Mori non fu ucciso in combattimento, ma in una vile imboscata tesagli dai partigiani di Tito, e quindi rientra nelle fattispecie previste dalla Legge 30 marzo 2004, n. 92, per la concessione dei relativi riconoscimenti;
    5) Il Capitano Mori non si era schierato con i nemici della Patria, ma contro di loro per difendere l’italianità delle nostre terre;
    6) La Commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio per le valutazioni del caso non esiste più, perché la Legge è scaduta ed in attesa di proroga (come da progetto dell’Onorevole Ettore Rosato);
    7) La memoria del Paese sarebbe veramente offesa soltanto qualora il Governo provveda alla revoca con un decreto che oltretutto sarebbe illegittimo per eccesso di potere e violazione di Legge.
    Distintamente
    L. Govoni.

  4. La nuova interrogazione del cosiddetto On. Romanini sul caso di Paride Mori (presentata anche in nome di parecchi altri deputati del PD) consente di formulare diverse considerazioni, in aggiunta a quelle già proposte.

    1. Il Governo, a distanza di un mese e mezzo, non ha saputo rispondere alla prima interrogazione a risposta scritta, con cui si invocava la revoca della Medaglia Ricordo (in metallo vile) concessa in onore del Cap. Mori E’ un segno dell’imbarazzo istituzionale a fronte di una polemica oggettivamente illegittima e pretestuosa.

    2. Non è vero, come ha sostenuto l’interrogante, che Mori fosse stato ucciso dai partigiani nel corso di un combattimento. Al contrario, venne catturato assieme al suo attendente, e massacrato sul posto in deroga, questa sì criminale, alle norme del diritto internazionale bellico, che tutti dovrebbero rispettare anche in assenza di divisa (come i partigiani).

    3. Romanini e Soci, invece di prendere ordini dai comunisti di Parma e dintorni, in ossequio ad una logica quanto meno anacronistica, avrebbero fatto meglio a preoccuparsi dei veri problemi del Paese. La Medaglia a Mori fu conferita alla luce di una legge dello Stato che non ha lo scopo di onorare i fascisti, ma più semplicemente, coloro che difesero la Patria dai “liberatori” slavi: brava gente, questi partigiani, che invece della democrazia e della libertà fece dono di una lunga serie di delitti, tramite foibe e quant’altro.

    4. A 70 anni dai fatti, questa non è certamente la prassi più idonea a perseguire la tanto conclamata conciliazione nazionale. Peccato che non ci sia più l’ottima penna di Giovannino Guareschi per trattare come si deve gli squallidi eredi dei vecchi “trinariciuti” dall’obbedienza cieca, pronta e assoluta.

    5. Queste squallide sceneggiate sono un buon motivo in più per prendere le distanze dai traditori della Patria, e di un beninteso spirito dello stesso 25 aprile. Onore eterno al Cap. Paride Mori ed a tutti coloro che sacrificarono esemplarmente la vita in onore di alti Ideali!

  5. Redazione

    caro Roberti, abbiamo inserito il suo commento nella nostra rubrica “La parola ai lettori”. Grazie Barbadillo.it

  6. A settant’anni da fine guerra, che potere hanno i partigiani!

    Comandano alla Commissione che da dieci anni valuta le domande di cui alla Legge 30 marzo 2004 n. 92, senza che mai fosse intervenuta alcuna richiesta di revoca

    Comandano al Presidente del Consiglio il ritiro di una Medaglia come quella concessa al Cap. Paride Mori, non perché l’istruttoria fosse sbagliata ma solo per questioni elettorali.

    Comandano alla Presidente della Camera ed all’ex Sottosegretario alla Presidenza di agire in tal senso.

    Impongono la revoca della Medaglia agli Eredi Mori senza tenere conto di tutte le testimonianze, e fissando il termine illegittimo di 10 giorni per promuovere ricorso.

    Ecco la libertà e la giustizia nate dalla “Resistenza” : la sovranità appartiene ai partigiani. Povera Italia!

    In effetti, costoro non meritano risposte: meriterebbero altro.

    Una domanda è comunque lecita: chi ha difeso Mori nella seduta di Commissione che ha deliberato la revoca?

    Ciò sebbene la Legge 92 sia in attesa di proroga come da iniziativa dell’On. Rosato (PD), finalizzata a consentire il conferimento delle onorificenze a tutti gli Eredi delle Vittime massacrate dai partigiani di Tito.

  7. Paride Mori, notre père, héros fasciste encombrant
    Le Monde.fr | 07.04.2015 à 13h01 • Mis à jour le 07.04.2015 à 13h08 | Par Philippe Ridet (Rome, correspondant)

    …………………….
    A quelques jours du 70e anniversaire de la Libération, le 25 avril, le « cas » Mori n’est pas isolé. Le temps passant, beaucoup d’ex-fascistes, morts au combat ou jetés dans les foibe (les failles) qui parsèment la province de Trieste, ont bénéficié de la reconnaissance de l’Etat.
    Peu à peu, les deux Italie se réconcilient.
    Mais Paride Mori devra attendre encore un peu pour mériter sa médaille

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>