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Cultura. Salviamo Evola dalle letture degli integralisti

Pubblicato il 11 marzo 2015 da Vitaldo Conte
Categorie : Cultura
Julius Evola

Julius Evola

L’attuale presente è gravido di rigurgiti integralisti, religiosi e di pensiero. Umberto Eco (L’Espresso 9 ott. 2014) parla del “progetto fondamentalista che si propone di islamizzare tutto il mondo conosciuto, arrivando sino a Roma”, che induce a pensare che “le grandi minacce transculturali vengano sempre da religioni monoteiste”. Le espansioni dei Greci e Romani non erano ricercate per imporre i propri dei, ma per preoccupazioni territoriali ed economiche. Quando incontravano nuovi dei, li integravano con i loro: “I primi Cristiani sono stati martirizzati non perché riconoscevano il dio di Israele (…), ma perché negavano legittimità agli altri dei”. Nessun politeismo hai mai espresso una guerra di dimensione ampia per imporre le proprie divinità. I monoteismi, che hanno scatenato guerre sante per affermare un unico dio e sradicare un culto, sono prevalentemente quello islamico e cristiano. Questi credi totalizzanti, in un qualche modo, hanno avuto come preoccupazione la repressione dell’alchimia vitalistico-rituale dell’eros e della donna. Basta ricordare la paranoica, morbosa individuazione della presenza diabolica, che ha giustificato inquisizioni, roghi di ogni tipo, la caccia alle streghe. Un’equivalente di questi monoteismi sono state le grandi ideologie laiche del ‘900.

Gli integralismi verso le aperture dell’eros e le ricerche del dio in noi, ritornano oggi sotto varie spoglie. Come rintraccio su un testo uscito sul sito dell’edizione Effedieffe (tra collaboratori spicca Piero Vassallo), espressione del tradizionalismo cattolico, che si propone di “combattere la battaglia”, sia formativa che informativa, per la difesa del Cattolicesimo e della Chiesa. Lo scritto a cui mi riferisco è Il Virus Evola (parte 2, 3 gen. 2015): è “costruito” mixando realtà romanzate, chiacchiericci, ipotesi non documentabili o approssimativi (vedi Maria de Naglowska), elementi oggettivi talvolta però indirizzati. L’estensore è Roberto Dal Bosco, autore anche del libro-crociata Contro il Buddismo. Il volto oscuro di una dottrina arcana, il cui titolo riassume il contenuto. Ho letto il sopraindicato scritto, non per il valore scientifico, ma come indicazione del suo contesto integralista. Un esempio di decontestualizzazione è nella presunta ammirazione di Evola verso Crowley come collegamento satanico: in Metafisica del Sesso ne parla sì come di un uomo possedente una forza reale che chi entrava in rapporto con lui avvertiva. Ma risulta assente un’indicazione successiva: che proprio “tale circostanza crea una pregiudiziale nei riguardi dei suoi insegnamenti, nel senso che è difficile stabilire in che misura certi eventuali risultati erano dovuti a procedimenti oggettivi e fino a che punto avevano invece per condizione” il suo particolare magnetismo.

Un’ulteriore assonanza lussuriosa-luceferina, tra i due, è intravista nella comparazione di due quadri: La genitrice dell’universo (1968-70) di Evola con un’immagine del pittore Lorenzo Alessandri, definito para-satanista, che è stata scelta per la copertina de La figlia della Luna, romanzo di Crowley (‘29), per l’edizione italiana (Arktos, 1983). Il rapporto, contenutistico e simbolico, evidenzia viceversa le diverse visioni della magia sexualis. La donna evoliana è un manifesto visivo delle peculiarità dell’eros femminile: ha le gambe immerse fino alle ginocchia, dentro l’ondulazione orizzontale dell’acqua, simbolo dell’archetipo femminile, opposto a quello verticale del maschile. Gli occhi sono circondati da due globi cerulei. L’azzurro acqueo trascende schiarendosi verso il cielo: all’interno di un grande sconfinato triangolo rivoltato in giù, che si amplifica gradualmente verso l’alto, partendo dal triangolo ricavato dalle linee del pube femminile, il cui segno arcaico è lo stesso della Donna e Dea o Grande Madre. I triangoli rappresentano la luminosità della forza ascetica. Il nudo della ragazza dipinta da Alessandri, con i suoi simboli oscuri e lunari, è l’espressione di un artista fantastico e surrealista, anche se attraversante il macabro e l’occulto. Questi giocava spesso con il satanico, talvolta per far lievitare il prezzo dei suoi quadri. La cronaca racconta che fosse fedele di Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta e che donasse in beneficenza parti della vendita dei suoi lavori.

Ciò che risulta significativo, nel citato testo, è la relazione tra la sua chiusura – “Per questo c’è un lavoro da fare, è quello di liquidare per sempre questa triste e indecifrabile pagina del pensiero europeo, e ricominciare dal fondamento: Cristo e la Sua Verità” – e il suo attraversare Evola. Diverse sue espressioni risultano infatti carenti di sensibilità cristiana: “oscuro esoterista paraplegico”, “barone handicappato”, “un uomo che stava in carrozzella forse per gli effetti a lungo termine di un’infezione luetica”. Un percorso di scrittura che connota eloquentemente il proprio stile. Svilire Evola è diventato però oggi un virus di moda, contagiante anche qualche presenza in passato vicina al suo pericoloso pensiero.

Nello stesso scritto si cita l’articolo ¬– Il barone Evola e Moana Pozzi, la pornostar che sdoganò il filosofo nero – di Renato Berio (Secolo d’Italia 15 sett. 2014), che scrive: “Da ideologo nero ad autore prediletto da Moana Pozzi (…) Moana lo citava con una frase che in realtà era stata a sua volta resa celebre da Giorgio Almirante: “Vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai”. L’associazione Moana Pozzi, attraverso Mauro Biuzzi, ne ha preso umoristica distanza, segnalando l’articolo con una menzione speciale al PremioMoanaPozzi, in quanto il rapporto descritto è quello di “una coppia italiana davvero impresentabile e futurista, meglio di Mori/Celentano e anche degli Addams. Imbattibile!”. Il motto, come spiegato nell’introduzione a La filosofia di Moana (’91), è di Seneca che lei aveva tratto da un articolo di Evola. L’Eros-Virus-Evola ha il potere di liberare dunque anche le morbosità immaginali degli integralisti. (IL BORGHESE Marzo 2015)

@barbadilloit

Di Vitaldo Conte

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