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Il caso. Perché l’irregolare Dante Virgili merita una degna sepoltura

Pubblicato il 12 marzo 2015 da Gerardo de Stefano
Categorie : Cultura

copertina-virgiliLa scarna biografia di Dante Virgili, nome che potrebbe sembrare uno pseudonimo, si ferma alle poche notizie inerenti alla sua nascita, avvenuta a Bologna il 21 marzo del 1928 e alla sua morte, a Milano, nell’agosto del 1992. Poco conosciuto ai più già in vita – se non nell’ambiente editoriale come autore di libri per ragazzi e western pubblicati con altri nomi (meno surreali di quello vero) – in morte è praticamente caduto nel disinteresse più totale. L’unica scintilla d’attenzione si accese intorno al clamore che suscitarono, nel decennio scorso, le ripubblicazioni dei suoi romanzi.

Nel 1970, infatti, Virgili pubblicò il suo primo romanzo senza ricorrere all’uso di pseudonimi, La Distruzione. Scritto come una sorta di autobiografia onirica, con una scrittura decisamente sperimentale, il romanzo è un flusso di coscienza senza punteggiatura, composto da tagli bruschi, infarcito di plurilinguismo, citazioni varie e autentici articoli di giornale, rimanda alle tecniche stilistiche di William Burroughs, come il cut-up, e a tematiche legate alla critica sulla condizione dell’uomo contemporaneo, ricordando J. G. Ballard. Ambientato nell’Italia del 1956 durante la crisi di Suez, è costruito come una sequela di farneticazioni d’un modesto correttore di bozze, ex interprete delle SS in Italia durante la Guerra Civile, che lavora per un giornale governativo, mescolando le proprie ossessioni di erotismo sado-maso a nostalgie per il Führer e a speranze d’una catastrofe atomica come unica “igiene del mondo” di marinettiana memoria, riesce ad anticipare profeticamente di oltre 30 anni l’attacco terroristico alle Twin Towers:

“Colonne di fuoco alte come i grattacieli torri crollanti in un orizzonte sconvolto il cielo brucia sopra New York. Tant’è, non si può andare contro il proprio tempo. Come se fossero vittime solo i morti gassati non quelli arsi con le bombe al fosforo. E gli atomizzati in Giappone. Già, non fu un crimine. Ma quei lanci si ritorceranno presto su di loro, eh eh altre Enola Gay. Mi lecco le labbra pensando all’ammasso di pietre cui si ridurranno le loro città. Colonne di fuoco alte come i grattacieli torri crollanti in un orizzonte sconvolto il cielo brucia sopra New York”.

Edito da Mondadori, dopo varie vicissitudine editoriali, “passò inosservato e cadde nell’oblio” – come scrive Franchini – finché nel 2003 non fu ripubblicato da Pequod, scatenando un caso editoriale. Non potendo trovare foto dell’autore, all’epoca fu messa in dubbio perfino la sua stessa esistenza.

Nel 2008 la Pequod pubblicò anche il suo secondo romanzo inedito, Metodo della Sopravvivenza, 200 pagine di pensieri, annotazioni, incontri sessuali in bilico tra la realtà e la fantasia. Questa volta il protagonista è un anziano professore di tedesco in pensione, è una calda estate milanese del 1990, a pochi mesi dal crollo del muro di Berlino, l’anno del mondiale di calcio giocato in Italia: – “Il gioco più idiota che l’umanità abbia inventato”- suggerisce la voce narrante, sia pure senza potere fare a meno di tifare per la Germania. Si compiace nel vedere sventolare la bandiera tedesca sotto il Duomo, anche se si tratta della solitaria bancarella di un ambulante. L’Italia perde e lui deride:

“Se gli azzurri avessero vinto, un’esaltazione ulteriore del calcio avrebbe allontanato ancor più l’italiano dai problemi. I mass media alimentano un fanatismo dissennato per distogliere il popolo dalla realtà”.

L’uscita di questo secondo romanzo fu accompagnata dalla diffusione del film biografico Appunti per la Distruzione, prodotto dalla Provincia di Milano, nel quale si narra la vicenda umana e artistica dell’autore attraverso una serie di interviste a personalità del mondo editoriale, letterario, politico e religioso. Ricostruzioni della sua biografia si possono trovare ne I demoni (Pequod, 2003), e nel saggio La grande sera del Mondo (Aragno, 2004).

Poco conosciuto in vita, quindi, come dicevamo. Ma dopo? La passione per i cimiteri e i feticci letterari – e Dante Virgili è uno dei pochi inclassificabili dello stantio mondo letterario italiano del dopoguerra – e l’essere editori “irregolari” ci condussero così un sabato mattina dell’ottobre scorso al cimitero di Musocco, citato nello splendido libro Cronaca della fine (Marsilio, 2003) di Antonio Franchini, come luogo della tomba di Virgili. Dove scoprimmo inaspettatamente che la sua salma era in attesa di essere collocata nell’ossario comune, dissotterrata due anni prima, ora è abbandonata nel deposito del cimitero, vittima di quella triste sorte alla quale va incontro chi non ha più parenti o amici che ne mantengano vivo il ricordo e provvedano al mantenimento della tomba.

Amareggiati dal destino che sarebbe toccato alle spoglie di questo grande scrittore, sono state contattate alcune delle persone a lui vicine in vita, per capire se fosse possibile rimediare a questo stato di cose. La risposta è stata univoca: -“Dante Virgili, era un misantropo e un asociale, avrebbe preferito così”-

Noi pensiamo però il contrario.

Intanto si è riusciti temporaneamente a fermare la macchina burocratica e a mantenere ferme le spoglie nel deposito del cimitero, fino al 31 marzo prossimo, in attesa di una risoluzione. Sarebbe auspicabile che il comune di Milano, una volta riconosciuta la valenza artistica e l’importanza di questo autore, si prenda carico della cura delle spoglie, magari spostandole dal cimitero di Musocco al Cimitero Monumentale, come è già avvenuto in passato per simili casi.

Potrebbe essere questa una valida alternativa per dare una degna sepoltura a Virgili, il letterato Dante Virgili: “un profeta dell’Apocalisse nel solco dell’altro inclassificabile L.-F. Céline”, come ci ricorda Andrea Lombardi, e “che non vada incontro allo stesso tragico destino dell’autore francese, che morì credendo di venire sepolto nella cappella di famiglia al Père Lachaise e fu invece sotterrato nel piccolo cimitero di periferia di Meudon, per paura delle reazioni dell’intellighenzia francese e della sua claque conformista”.

La sottoscrizione per evitare che i resti dello scrittore vengano gettati nell’ossario comune:

http://www.gofundme.com/nxnsf8

Oppure Paypal: frundsberg@libero.it causale LA DISTRUZIONE

@barbadilloit

Di Gerardo de Stefano

2 risposte a Il caso. Perché l’irregolare Dante Virgili merita una degna sepoltura

  1. Pingback: Il caso. La ciclicità di Saviano (che introduce “La distruzione” con un articolo del 2004) | Barbadillo

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