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La lettera. Con Mattarella sul ponte sventola Balena Bianca

Pubblicato il 2 febbraio 2015 da Andrea Tremaglia
Categorie : Politica

mattarellaCon il colpo di scena meno sorprendente di sempre (Mattarella), Renzi uno e trino ha compiuto un doppio capolavoro politico carpiato: ribadita la sua incontrastabile supremazia sul parlamento, ha (ri)certificato la fine del centrodestra.

Per cominciare, ha battezzato la sua terza maggioranza: dopo la maggioranza di governo (PD+Area Popolare) e la maggioranza delle riforme (Governo+Forza Italia) c’è la maggioranza del Presidente (Governo+SEL). Tre maggioranze che il Fiorentino riesce peraltro a far litigare tra di loro, aizzandole le une verso le altre e comportandosi come se lui non c’entrasse nulla. Resta da capire se sia più furbo lui o più fessi gli altri che, a turno, si rendono disponibili per realizzare i progetti di Matteo, salvo poi accorgersi di essere stati “usati”.

Nonostante questo, i figli della diaspora del centrodestra parlano più con Renzi che tra di loro e questo per una ragione molto semplice: che a destra non si è ancora compiuto quel tragitto estetico-valoriale e programmatico che (almeno per finta) Renzi ha compiuto con rottamazione e Leopolde.

Parole d’ordine chiare e una missione spirituale/nazionale, provvidenziale per chi ci crede, facile da declinare. Un pret-à-porter alla quale avrebbe in realtà gioco facile a rispondere la macchina culturale della destra – se esistesse.

Quel che resta della destra italiana è invece da un lato (Lega, FdI-AN, ogni tanto Forza Italia) ripiegato sulla tattica, sulla guerriglia quotidiana, a volte incisiva e a volte meno; dall’altro (Ncd-Udc, ogni tanto Forza Italia) perso nel vuoto strategico e politico, sciolto nell’assenza di quella condivisione estetico-valoriale che possiamo definire identità, finisce per vendersi al miglior offerente, al potere, al governo. Da un lato il centrodestra che non sa dire di sì, dall’altro quello che non sa dire di no: ma comunque, tutti sottomessi.

Sottomesso è Angelino, che prima è stato escluso e poi ha ripiegato perché “la persona vale più del metodo” ed entrambi meno delle sue poltrone; sottomesso è Silvio, sedotto e abbandonato (per contrappasso) e poi di fatto incapace di reagire a Renzi e a Fitto; sottomessi (anche se un po’ meno) anche Matteo e Giorgia, che hanno rinunciato a divenire da subito le guide della destra che sarà sostenendo un candidato (Feltri) “di provocazione” con nessuna possibilità di aggregare consenso attorno a sé o di mettere in difficoltà il centrodestra meno renziano.

Così sul ponte sventola balena bianca e stavolta la destra non può brandire un blando armamentario antisistema; perché ci sono i 5 stelle e perché quel sistema l’ha guidato per buona parte degli ultimi vent’anni con Berlusconi, che alla fin fine alla storia lascerà un solo progetto davvero compiuto: Matteo Renzi.

 @barbadilloit

Di Andrea Tremaglia

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