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Politica. Ventennale di An: l’occasione mancata per la rivoluzione italiana

Pubblicato il 26 gennaio 2015 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Politica

alleanza nazionaleVent’anni fa, dal 25 al 29 gennaio 1995, nasceva, a Fiuggi,  Alleanza Nazionale. Non una data ed un avvenimento “qualunque”, per  chi c’era, per chi partecipò, da lontano, a quell’evento, per tutta l’Italia. Con quell’appuntamento congressuale si compiva una piccola rivoluzione, una “rivoluzione all’italiana”, senza spargimenti di sangue, senza lacerazioni, né traumi civili, ma pur sempre una “rivoluzione”, partita dal voto del 27-28 marzo 1994, con la fine, almeno formale,   del sistema dei partiti che aveva  segnato le vicende nazionali del  cinquantennio precedente , il cinquantennio della “Prima Repubblica”.

Per la destra politica, ma non solo per essa, si voltava pagina

Sulle ragioni di quella “rivoluzione” vale la pena riportare quanto affermava allora, con sintesi efficace, Ernesto Galli della Loggia (in Intervista sulla destra, Laterza, Bari 1994): “Uno Stato efficiente, attento all’economicità ed alla qualità dei servizi, non più cieco e costosissimo erogatore di tutto a tutti, non più burocratico regolatore di ogni cosa, una prospettiva ideologico-politica da società dei due terzi, un’inversione di massa alle culture politiche della Prima Repubblica ed ai loro apparati di partito: ecco le linee lungo le quali avviene la vittoria della destra alle elezioni del 1994. E’ una vittoria di sapore e di significato tutt’altro che  conservatore. E’ la sinistra, semmai, come osserva Vattimo, che ‘ha difeso l’ordine costituito’, mentre la destra si presenta come rivoluzionaria’”.

Con il “Congresso di Fiuggi”, dopo  la vittoria elettorale del “Polo delle libertà”, di cui An era componente essenziale, insieme a Forza Italia e alla Lega Nord, si sanciva  l’idea di dare finalmente concreta realizzazione ad idee e valori per anni marginalizzati e considerati “impresentabili”, insieme ad una classe politica tenuta ai margini della vita nazionale, nonostante l’investitura democratica.

Ordine, legalità, rigore, merito, senso dello Stato, giustizia sociale, partecipazione, identità nazionale, destini comuni, coesione, ruolo della famiglia: le tesi congressuali furono una declinazione “alta” di queste idee, segno di un ambiente che aveva ben colto il mutare dei tempi e per questo si era messo in gioco, guardando alle nuove sfide epocali (“Pensiamo l’Italia – Il domani c’è già” era il titolo del documento congressuale) piuttosto che attardarsi sulla difesa identitaria e sul passato (rappresentati dalla gloriosa  esperienza del Msi e dalla stagione neofascista).

A vent’anni dal Congresso di Fiuggi che cosa rimane di quella esaltante e controversa stagione?

Soprattutto tanta delusione e una ancora non  chiara consapevolezza per gli errori compiuti. Chi c’era, chi ha condiviso quel progetto, non può nascondersi quanto poi accadde,  con il  costante sfarinarsi dei riferimenti “fondativi” e con il venire meno degli impegni programmatici. Da allora, anno dopo anno, ci si è lentamente “assuefatti”: alla logica delle alleanze e dei compromessi, alla politica-del-giorno-per-giorno,  priva di slanci e visioni epocali, alla perdita di contatto con il “Paese reale”, in nome della “ragione politica”, al “pensiero debole”, segno di un’identità sbiadita, alle piccole logiche spartitorie, se non – in taluni casi – alla vera e propria corruzione. La “comunità di destino” ha lasciato il campo agli interessi di gruppo. La militanza ha abdicato al tornaconto. Il partito “pensante e pesante” è stato via via sostituito dai comitati elettorali. Ed allora addio al domani, che “c’è già” – per dirla con le tesi di quel lontano 1995 –  o che “appartiene a noi”, come cantava l’ inno alla gioia e alla speranza della gioventù “alternativa”.

Lo “spirito di Fiuggi”, malgrado vari tentativi per resuscitarlo, è bello che morto. A ucciderlo è stata soprattutto l’inadeguatezza di quella destra, della sua classe dirigente, ma non solo, a trasformare veramente le idee in azioni (di governo), con il conseguente disamoramento d’ambiente e la perdita di fiducia da parte degli elettori.

Ricordare quel congresso del 1995 non è però un’operazione “nostalgia”. Vent’anni dopo, da Fiuggi la destra politica deve comunque ripartire, non certo per ripercorrere esperienze già fatte e per cercare di recuperare un ambiente ancora segnato dalla diaspora, ma per capire gli errori fatti, per interrogarsi realmente sulle proprie inadeguatezze (evitando di “scaricare” su Gianfranco Fini, che pure ci ha messo molto del suo, tutte le responsabilità), per uscire fuori dal tunnel dell’inedia in cui si è cacciata.

In fondo, a questo, in politica, devono servire gli anniversari. Non per fare del facile reducismo, ma per guardare al domani, nella consapevolezza degli errori compiuti e con la speranza che qualcuno, tolte quelle macerie politiche, torni a costruire.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

12 risposte a Politica. Ventennale di An: l’occasione mancata per la rivoluzione italiana

  1. Rivoluzione? Possibile che Bozzi Sentieri abbia perso la ragione?
    Tradimento all’italiana, altro che rivoluzione.
    AN è un marchio di infamia e chi lo abbina alla fiamma è appunto un infame.

  2. Caro Luciano,
    quello di … ragionare è uno dei miei vizi (non l’unico – per fortuna !). Ergo è proprio per invitare a ragionare che ho scritto sui vent’anni dalla nascita di An. Con dolore, certamente, ma cercando di uscire fuori dalla stucchevole “logica” delle invettive d’ambiente e di non smarrire la memoria. Allora, nel 1994-1995, quello che avvenne in Italia fu percepito, soprattutto a destra, come una piccola “rivoluzione”, in piena continuità con quanto i “padri fondatori” del Msi avevano immaginato e teorizzato. Dimenticarlo significa “infamare” la verità. Altro discorso evidentemente è quanto avvenne dopo.

  3. Caro Mario,
    si è davvero trattato di un’occasione mancata o di una sbandata collettiva? di una mutrazione genetica di uomini e cose come i fatti hanno dimostrato largamente in seguito? All’epoca non accettai la svolta di Fiuggi e aderii alla Fiamma Tricolore di Pino Rauti. Mi ricordo che il vecchio e indignato Rauti non si capacitava del perchè avendo ottenuto il massimo dei consensi avremmo dovuto rinunciare alla ns. storia e alle ns. bandiere facendo il massimo dei sacrifici.

  4. Dove sia visibile la “piena continuità con i padri fondatori”, nel momento in cui Fini definì la RSI una vergogna,resta un mistero.
    Se, poi, la “piccola rivoluzione” sono quattro poltrone (con relativo stipendio) e, forse, un giretto con Ruby, allora potete tranquillamente tenervela.

  5. Amaramente constato che lo stesso Bozzi Sentieri, che io stimavo 40 anni fa, conferma la mia analisi.
    Quella triste, orribile frase sui padri fondatori è rivelatrice di quanto si possa tradire il pensiero di un padre solo perché è scomparso.
    È quello che ha fatto Fini con Almirante, è quello che non fece Almirante con Mussolini.

  6. Il congresso di Fiuggi è stato l’inizio della fine.
    In quell’occasione non si dette corpo alle Idee che ci avevano consentito di resistere per 50 anni agli attacchi del sistema e conseguire un risultato elettorale eccezionale con il simbolo della Fiamma Tricolore. Non si trattò che di una mera rinuncia ai nostri Valori ed alla nostra Identità – che ha radici profonde e purtroppo insanguinate – con conseguente “democristianizzazione”, in cambio di un po’ di potere per i soliti noti. Non ricordo una sola proposta dei ministri/parlamentari di a.n. che si richiamasse anche lontanamente ai cosidetti principi di fiuggi. Il primo impegno di costoro, anzi, fu di distruggere il Partito per evitare che gli iscritti potessero esercitare un controllo sui loro atti e li buttassero, conseguentemente, dalla finestra. Caro Bozzi Sentieri, ricordiamo la nostra Storia, quella della Giovane Italia, del FdG, dei Campi Hobbit, della Voce della Fogna, ecc. e caliamo nell’oblio il congresso di fiuggi da cui è nata quell’associazione nefanda denominata alleanza nazionale che ha incarnato il periodo più buio della Destra italiana. Fortunatamente è morta e non riesce più risorgere: ci ha fatto vergognare abbastanza.

  7. Caro Luciano,
    non so quali siano i “Padri fondatori” a cui tu fai riferimento. Io ricordo Pino Romualdi (non uno qualunque,già vicesegretario del Pfr) che invitava a superare il nostalgismo; Pino Rauti, che guardava al di là della destra e della sinistra; Enrico Massi che invitava al dialogo con … la sinistra cattolica. Vai a leggerti il dibattito “Fascismo addio ?”, sviluppato, a metà degli Anni Sessanta, sulla rivista “L’Orologio” di Luciano Lucci Chiarissi, non proprio un “moderato” che però sapeva guardare avanti … Grazie per la quarantennale attenzione !

  8. Appunto : cita giganti contro nani (e sono ancora gentile nella definizione).
    Come canta Guccini : tenetevi le ghiande, lasciateci le ali.

  9. Parlare di corda in casa dell’impiccato è sempre divertente. Non ho MAI

  10. Parlare di corda in casa dell’impiccato è sempre divertente. Non ho MAI conosciuto una sola persona che avesse avuto il coraggio di ammettere in pubblico: sì, ho votato per fini, per an e per andare al governo. Nessuno che abbia mai ammesso che, continuare a far l’opposizione e a stare nel ghetto non gli ingozzava proprio. Tutti rautiani, tutti ordinovisti, tutti puri. Vuoi vedere che l’ho votata io, a 10-11 anni la mozione di Fini???

  11. http://www.mirorenzaglia.org/2009/09/la-lunga-marcia-della-destra-destra/

    …. Diciamolo chiaramente; An e la Pdl , sono state anche il risultato (forse “non ricercato, e forse non voluto “ …??) del percorso logico-metapolitico della Nuova Destra (… e della sua tipologia umana ?) , che a forza di de-fascistizzare, di de-strutturare, di trasgredire, di aprirsi ( … … perdendosi) , di farsi necessariamente accettare “per quello che non si sarebbe mai voluti essere” , di in-volvere e ridisegnare linguaggi, immaginari, scenari, e collocazioni assolutamente conformiste, è arrivata a creare una classe dirigente ed una linea di azione di marca schiettamente neo-liberal , politicamente corretta, legata spesso al pragmatismo più bieco, all’entrismo più levantino, al trasformismo ideologico più neutro possibile, ad allo sradicamento ideologico totale….
    Punto

  12. Sono stato negli anni ’60 Presidente della Giovane Italia a Trieste .Dopo il congresso di Fiuggi ho partecipato alla fondazione della Fiamma Tricolore a Trieste.Ancora oggi a 70 anni mi sento orgoglioso di dichiararmi neofascista.Non abbiamo bisogno di rivoluzioni tipo A.N. la nostra è ancora attuale è quella della “terza via” indicataci da Mussolini.Sto leggendo in questi giorni la biografia di Almirante (che ho conosciuto personalmente)scritta da Aldo Grandi e mi sono ricomparse le angustie quotidiane esistenziali in cui eravamo costretti noi giovani nati nell’immediato dopoguerra ,senza retorica alcuna si viveva solo per la nostra Fede.Eravamo una Comunità ,fieri della nostra povertà economica ma soprattutto orgogliosi di non accettare alcun compromesso con il “sistema democratico della partitocrazia” Dopo Fiuggi abbiamo svenduto i nostri ideali e la nostra onestà primigenia .Perciò oggi con amarezza posso soltanto commuovermi leggendo il libro di A.Grandi quando riporta brani di articoli o discorsi di Almirante il cui unico torto fu di lasciare in eredità il patrimonio delle nostre lotte e sofferenze ad un rinnegato opportunista come Fini e la sua banda di corrotti avventurieri .

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