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Architrave. Michel Houellebecq, la Francia l’islam e il lento declino dell’Europa

Pubblicato il 21 gennaio 2015 da Manlio Triggiani
Categorie : Cultura

houellebecqQuando nel 1973 lo scrittore francese Jean Raspail dette alle stampe il libro Le camp des Saints (Laffont ed.), romanzo fantascientifico sull’invasione del Sud della Francia da parte dei milioni di asiatici che arrivarono dapprima nei porti francesi, poi sulle spiagge fino a giungere nel cuore delle città, il volume fu molto criticato, tacciato di razzismo e l’autore accusato di voler diffondere ansia e preoccupazione nella società francese. Qualcuno, apertamente a destra ma anche a sinistra, senza ammetterlo, pensò che lo scenario fantascientifico potesse invece tradursi in realtà. Il livello di immigrazione afroasiatica in Francia non era ai livelli di oggi ma di certo già iniziavano a sorgere sul territorio metropolitano conflitti interetnici e certi territori e banlieu si trasformavano rapidamente in zone extraterritoriali per i francesi stessi.

Porzioni di suolo francese divenivano, pian piano, attraverso una “colonizzazione da popolamento” come la definisce il politologo francese Guillaume Faye, territori magrebini, asiatici, dove sorgevano tante casbah e tante chinatown. Estranei in casa propria…

Fantascienza!, così fu bollato quel libro di Raspail ma gli anni che si sono susseguiti hanno mostrato come talvolta la fantascienza anticipi la realtà. E talvolta si materializza. Un esempio? L’8 agosto del 1991, da giovane cronista ero nel porto di Bari, insieme con il collega Liborio Lojacono, in assoluto i primi giornalisti a giungere sul posto. Si parlava dell’arrivo di una carretta del mare con 400 forse 500 immigrati provenienti dalle coste dell’Albania. La nave Vlora era lì, davanti ai nostri occhi, avanzava lentamente, una carretta del mare di dimensioni notevoli. Gli occupanti furono stimati all’incirca in 15mila, qualcuno parlò di 18mila. La cifra vera non si è mai saputa, perché quando sbarcarono, spesso raggiungendo le banchine del porto lanciandosi in acqua e nuotando per le ultime decine di metri, molti svanirono nel nulla. Fuggirono, cercarono di raggiungere subito la stazione, la statale. La polizia non era preparata ad affrontare un numero di migranti così ingente, la Capitaneria di porto faceva quello che poteva di fronte a questa emergenza.

Nel vedere migliaia di persone che si assipepavano sulle banchine nel porto, centinaia e centinaia di giovani che nuotando arrivavano a terra, pensai proprio al romanzo di Raspail, all’invasione progressiva, alla gente che arrivava e chiedeva ricovero, lavoro, soldi, cibo, acqua… Altri, semplicemente, fuggivano…

Raspail come un profeta. Adesso, però, la fantascienza o semplice fantasia romanzesca ha superato la realtà: il 7 gennaio scorso Flammarion ha mandato l’ultimo libro di Michel Houellebecq, Soumission, nelle librerie francesi e proprio quel giorno un commando di fondamentalisti islamici ha fatto irruzione nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo sparando contro i redattori e vignettisti, uccidendone 12.

Il romanzo parla della conquista della Francia da parte di un partito musulmano. Viene affrontato quindi il discorso del “suicidio della Francia” Paese che da decenni continua a favorire l’immigrazione di allogeni che in gran parte non si integrano nella società francese spesso per convinzioni religiose. Proprio in queste settimane il dibattito in Francia è stato aperto da una pattuglia di giornalisti e saggisti fra cui Eric Zemmour, giornalista del Figaro, autore de libro Le suicide français (Albin Michel ed.) che affronta il declino della nazione che, a partire dal 1968, lascia spazio agli immigrati da tutto il mondo lasciando che la propria identità, la propria storia e le proprie tradizioni si scolorino nell’affermazione di altre culture, in particolare dell’Islam. Molto lentamente, nel nome dei diritti dell’uomo, con la procreazione incontrollata, con l’apertura di moschee (che talvolta diventano luoghi di reclutamento per jhadisti, come la cronaca ha mostrato) con un flusso di arrivi sempre maggiore, arrivano dal Sud del mondo immigrati in Francia e in Europa.

Talvolta la scrittura di certi autori è lungimirante, spiega meglio di tanti saggi di politologia e di sociologia l’evoluzione delle società, le loro trasformazioni e i pericoli sottesi. In Soumission Michel Houellebecq ripercorre, in un racconto dal ritmo serrato e avvincente della (ipotetica) sottomissione della Francia all’Islam. La parola araba Islam significa “sottomissione”, titolo che Houellebecq forse ha ripreso dal film sulla concezione della donna nella società islamica che fu girato dal regista Theo van Gogh e per il quale fu ucciso ad Amsterdam nel 2004 da un islamista arabo). Houellebecq narra che in Francia Hollande termina nel 2022 il suo secondo mandato, si ripresenta alle elezioni presidenziali ma ormai non è appoggiato dal popolo francese e ha poche chance di essere riconfermato. Vede, invece, il partito della Fratellanza musulmana, diretto dall’intelligente Mohamed Ben Abbes, ottenere molti suffragi. Il partito di Marine Le Pen è notevolmente rafforzato e al ballottaggio si trovano faccia a faccia, per la carica di presidnete, Le Pen e Abbes. I partiti tradizionali di destra, sinistra e centro (Ump, Udi, Ps) per paura del Front national si coalizzano e appoggiano il partito islamista che così vince le elezioni e la Francia ottiene un presidente musulmano di origine magrebina. Tutto questo facendo leva anche su una presenza massiccia musulmana in Francia. Via via, lentamente, vengono varate leggi che impongono la religione musulmana come l’uso del velo, il divieto di portare la gonna in luoghi pubblici, la obbligata conversione all’Islam dei docenti universitari dopo un veloce processo, ecc.

Nel romanzo Houellebecq sottolinea soprattutto la debolezza e la passività con la quale i media e gli intellettuali di centrosinistra accettano tutto ciò: si scopre anche che gli scritti giovanili di Ben Abbes erano molto meno concilianti verso la Francia dei suoi recenti discorsi elettorali.

Ma è possibile una conquista dell’Europa secondo queste modalità? 

“Considerando come Fratelli musulmani hanno proceduto – spiega Houellebecq in un’intervista rilasciata a Mediapart -, vediamo una rete, in Francia, fatta da enti di beneficenza, luoghi di cultura, luoghi di culto, centri vacanze, centri di cura, l’equivalente di quanto aveva fatto il Partito comunista. Penso che in un paese dove la povertà continuerà a espandersi, può convincere ben oltre i musulmani “normali”, se così si può dire, perché ci sono più musulmani, oltre ai “normali”, date le conversioni di persone che non sono affatto d’origine magrebina”. Ma sono proprio i valori giacobini della Francia che stanno saltando: “Sulla filosofia dei Lumi – dice ancora Houellebecq – si può fare una croce: morta. Un esempio singolare? La candidata con il velo nella lista Besancenot (quest’ultimo capofila del Nuovo partito anticapitalista, di estrema sinistra, ndr) ecco un esempio di contraddizione. Ma non ci sono che i musulmani in una situazione schizofrenica. A livello di ciò che si chiamano classicamente i valori, la gente di estrema destra ha più cose in comune con i musulmani che con la sinistra. C’è più opposizione fra un musulmano e un ateo laico che tra un musulmano e un cattolico. Questo mi pare evidente”.

Houellebecq in un certo senso lancia l’allarme alla società francese rimarcando i rischi di una democrazia sfinita – è questa la vera provocazione del libro – che ha indebolito una società divenuta molle per il comfort, immersa nei benefici dello Stato-Provvidenza che in silenzio, lentamente, quasi senza accorgersene, slitta verso una Shari’a dolce con l’appoggio dei partiti di destra, di sinistra e i media. Amen.

E’ il racconto, ben scritto, del “suicidio francese” che prelude al “suicidio dell’Europa”. Ma anche un monito contro la decadenza, un appello alla coscienza europea nel nome dell’identità e della tradizione contro i mali maggiori che attanagliano l’Europa: la debolezza, la passività, l’indifferenza, il laicismo che sconfina nel suicidio, la democrazia moderna che spinge verso il torpore e la supina accettazione. Houellebecq è chiaro su questi punti.

Il romanzo, Sottomissione, tradotto in italiano, è uscito per Bompiani (pagg. 255, euro 17). Purtroppo non è stato ben curato: brutta copertina che non c’entra nulla con l’argomento del libro, brutta rilegatura “all’americana”, niente introduzione che inquadri il romanzo e l’autore, nonostante le polemiche e i dibattiti delle ultime settimane, sintesi di presentazione nella prima bandella imprecisa: si parla di un romanzo che riguarda “un indeterminato ma prossimo futuro” invece nel romanzo Houellebecq parla chiaramente del 2022 e in un’intervista rilasciata al sito francese Fdesouche dice che la storia potrebbe già avvenire nel 2017. Altro che futuro indeterminato!).

@barbadilloit

Di Manlio Triggiani

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