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Politica. Per Bertinotti la piazza della Cgil prelude a un nuovo partito a sinistra (del Pd)

Pubblicato il 28 ottobre 2014 da Fausto Bertinotti
Categorie : Politica

cgilUn popolo senza partito, senza una casa a sinistra. Da qui l’analisi di Fausto Bertinotti per il quotidiano Il Garantista

Vista dall’alto, piazza San Giovanni sembrava uguale a se stessa. Invece la sua natura era assai diversa dalle altre occasioni in cui si era riempita. Quelle di ieri erano un fatto propriamente e direttamente sindacale e politico. Sindacale: erano piazze che avevano un obiettivo dichiarato, su cui mobilitare i lavoratori per conquistarlo. Avevano un prima e un dopo, stavano tra il conflitto e la trattativa. Il loro popolo reclamava a gran voce la sconfitta del governo e la sua vittoria.

La vittoria era così alla sua portata che a volte aveva vinto. Essa occupava il presente. La politica della sinistra, ieri quella del centrosinistra, veniva interrogata a fondo da quella mobilitazione che quasi sempre le chiedeva di cambiare registro per mettersi dalla parte dei lavoratori.

La manifestazione era la politica in atto.

Ebbene, tutto ciò sembrava nel tempo recente soppresso. Confinato in un’altra epoca politica. Cancellato dall’attualità. Fino a questa piazza San Giovanni. Questa piazza San Giovanni dice: aspetta un momento a tirare una conclusione definitiva. Ma cosa è vero e cosa è falso in ciò che ci sembra emergere dalla manifestazione di sabato scorso?

E’ vero che questa San Giovanni è altro dal suo passato. Non meno importante ma irriducibilmente altro. E’ l’irrompere della tradizione nella realtà del nostro tempo. La tradizione è quella del movimento operaio e della sinistra storica italiana. Sembrava anch’essa cancellata. Con la sua sconfitta e con la mutazione che l’aveva investita. Il nuovo emergente gli è estraneo. Una mutazione genetica in un lungo processo ha investito le sue istituzioni. Il renzismo ne ha sancito la conclusione e ha segnato l’inizio di una storia politica che ad essa è straniera. Fuori e contro la tradizione essa pretende il monopolio dell’innovazione.

Innovazione è l’alfa e l’omega della nuova politica. La Leopolda è la costruzione della sua cattedrale. I sindacati, i vecchi partiti, non sono ammessi nella cattedrale. Cancellato il conflitto di classe, negata l’esistenza di operai e padroni, questi ultimi diventano imprenditori ed entrano a vele spiegate nella cattedrale. Portatori anch’essi solo di innovazione.

La povertà, la disuguaglianza, la precarietà, l’incertezza del futuro, il disagio, fanno parte del panorama ma vengono ridotti a fenomeni naturali. Ad essi ci penserà l’innovazione. Ma la tradizione, cacciata dalla porta, rientra persino un po’ sorprendentemente dalla finestra. C’è sempre una cosa con la quale gli innovatori non sanno fare i conti, anche quando sono vincenti. Anche quando hanno il vento in poppa. C’è sempre qualcosa che resta fuori da questo vento, dall’aria del tempo. Il filosofo lo chiamava residuo.

Nella cultura della modernizzazione il residuo è la tradizione. La Cgil, grazie alla presenza vitalizzante della Fiom, è l’organizzazione che residua dal movimento operaio del dopoguerra italiano. Convocando la manifestazione di San Giovanni, la Cgil ha consentito che la tradizione prendesse corpo in un popolo. Centomila, mezzo milione o un milione che fosse. Ed è il corpo della tradizione – rossi sono i suoi colori, l’inno è quello dei lavoratori che sovrasta persino “Bella ciao”.

L’hanno riempita come sempre, salendo di notte sui treni, viaggiando sui pullman, vivendo una giornata che avrebbero continuato a raccontare. Formando un popolo. Non era facilmente prevedibile.Non era cioè prevedibile che la tradizione tornasse ad affacciarsi. Ieri quella piazza era già un fatto politico. Oggi è un fatto pre-politico, che ci parla di una cultura politica ma non ancora di un programma, di una forza, di una soggettività organizzabile.

Domani quella piazza può conquistare lo sciopero generale e sarebbe una gran cosa. Alla condizione di non scambiare lucciole per lanterne. La tradizione per contribuire a dar luogo alla nascita di una politica e di un soggetto alternativo alla modernizzazione capitalistica e al renzismo – che ne è in Italia la traduzione politica deve essere rielaborata. Non c’è alcuna possibilità di ritornare vincenti pensando di far rivivere i protagonisti di ieri. Quelli non ci sono più. Adesso c’è un popolo (o dei popoli) di sinistra. Ma non c’è la rappresentanza politica di quel popolo. E fuori da piazza San Giovanni restano tante realtà sociali politiche e culturali, specie tra le giovani generazioni, che sono vicine a noi ma a cui quella nostra tradizione non parla. Il lavoro per la costruzione della nuova coalizione sociale è incoraggiato da piazza San Giovanni, forza necessaria ma non sufficiente.

Allora, che altro fare? Non possiamo consegnare questi territori al falso mito dell’innovazione. (da il garantista)

@barbadilloit

Di Fausto Bertinotti

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