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La polemica. L’efficacia comunicativa di Salvini e la retroguardia di Meloni-Cav

Pubblicato il 3 ottobre 2014 da Augusto Grandi
Categorie : Politica

salvini meloniUno dei momenti indimenticabili della campagna elettorale per le europee è stato rappresentato dall’esibizione di Giorgia Meloni con le varie bandierine europee. Forse il livello più basso in assoluto – sotto l’aspetto dell’immagine e della propaganda – non solo delle europee ma delle ultime competizioni elettorali. Non a caso il risultato ha bocciato Fdi e le bandierine della Meloni.

E’ vero: negli Anni 70 anche Berlinguer era andato ad una Tribuna elettorale mostrando ai compagni lavoratori il simbolo del Pci e come si dovesse votare correttamente. Ma, appunto, sono trascorsi 40 anni. L’Italia è cambiata (in peggio) ed è cambiato radicalmente il modo di far politica, di fare propaganda, comunicazione. Siamo passati dalla réclame ai guru americani al servizio dei candidati della sinistra. Guru irrisi, sbeffeggiati. Ma il burattino ha conquistato il 40% dei voti. Mentre con le bandierine da asilo Mariuccia non si è arrivati al 4%.

Ma è così difficile affidarsi a professionisti della comunicazione? Assolutamente no. La Lega di Salvini può piacere o meno, ma da quando la comunicazione è stata affidata a chi la sa fare, il cambio di passo è stato evidente. Accanto ai soliti slogan sono arrivate le intese internazionali. Sono cambiate le parole d’ordine ed il modo di proporle. Si è dato meno spazio al folklore e più ai contenuti. Che non piaceranno lo stesso a chi sogna l’Italia invasa da milioni di clandestini e finti profughi, ma rappresentano comunque un metodo corretto di comunicazione politica. L’Italia provincialissima accoglie in modo diverso una frase se pronunciata a Roccacannuccia alla festa della porchetta o se pronunciata al Cremlino. Ed un comunicatore competente è in grado di far digerire ai propri elettori, effettivi o potenziali, anche una visita in Corea del Nord insieme a Razzi. Poi, indubbiamente, anche un professionista della comunicazione si scontra contro l’ottusità di burocrati che non investono sull’informazione, che non rilanciano il quotidiano e non potenziano la radio. Ma almeno un tentativo di invertire la situazione vien fatto. Mentre, per Fdi, dopo le bandierine arriveranno altri tagli sulla comunicazione. Il Secolo d’Italia, affidato alle cure di Bocchino, è praticamente scomparso nell’irrilevanza totale. Ora sotto attacco c’è Area. Radio? Tv? Non pervenute. Meglio concentrare le risorse per difendere qualche posto in consiglio comunale a Roma e dintorni. E basta.

Quanto a Berlu, dopo aver trasformato Capezzone (perfetto per una parte nel Ritorno dei morti viventi, ma nel ruolo di zombie antipatico) in portavoce, vive ormai alla giornata, tra proclami smentiti e dichiarazioni in libertà. Con le esibizioni della fidanzata tra Luxuria e Brambilla. Convinto che una sua apparizione sulle tv di famiglia sia sufficiente per cambiare il risultato elettorale, cambiare l’Italia, cambiare il mondo. E, a quel punto, serviranno anche le bandierine della Meloni da collocare sulla carta geografica.

@barbadilloit

Di Augusto Grandi

2 risposte a La polemica. L’efficacia comunicativa di Salvini e la retroguardia di Meloni-Cav

  1. ECCO CHI POTREBBE VERAMENTE DIRE E FARE QUALCOSA DI DESTRA OVVIAMENTE SENZA GLI AMICI DEI LIGRESTI MA I VARI SALVINI MELONI L’ULTIMO FITTO FANDEREDANO ALFANO BRUNETTA BERLUSCA E CHI VUOLE ABOLIRE L’ART 18 – PERCHE’ NON DIMEZZANO I VITALIZI PERCHE’ PER I COMUNI CITTADINI SONO ZERO E LA CASTA HA I DIRITTI ACQUISITI? NOI CITTADINI NON ABBIAMO DIRITTI? LI POSSIAMO SOLO PERDERE? E COSA C’è DI DESTRA IN TUTTO QUESTO? CORRIDONI GRANDI ROSSONI, FARINACCI,RAZZA,CORRADINI,
    « La nazione, sintesi superiore di tutti i valori materiali e spirituali della razza, è al di sopra degli individui, dei gruppi e delle classi. Individui, gruppi e classi sono gli strumenti di cui la nazione si serve per migliorare le proprie condizioni. Gli interessi individuali e di gruppo acquistano legittimità a condizione che si realizzino nell’ambito dei superiori interessi nazionali. »
    (Articolo 4 della Carta dei principi delle corporazioni)
    « Il sindacalismo deve essere nazionale ma non può essere nazionale per metà: esso deve comprendere capitale e lavoro (…) e sostituire al vecchio termine proletariato, quello di lavoratore ed all’altro, di padrone, la parola dirigente, che più alta, più intellettuale, più grande. »
    (Edmondo Rossoni, 18 gennaio 1926, Congresso dei Sindacati intellettuali fascisti
    « Per ben tre anni l’esistenza di un sindacalismo fascista, cioè di un movimento sindacale guidato da fascisti e orientato verso le idee del fascismo, fu ostinatamente negata. Ci voleva, per dissuggellare gli occhi dei ciechi volontari e fanatici, il fatto clamoroso: lo sciopero che mettesse in campo le forze sindacali del fascismo e che desse in pari tempo allo stesso sindacalismo fascista una più risoluta nozione della sua forza e delle sue possibilità di azione. »
    (Benito Mussolini, Fascismo e sindacalismo, a seguito degli scioperi metallurgici organizzati dai sindacati fascisti in Nord Italia
    « E’ nella corporazione che il sindacalismo fascista trova infatti la sua meta. Il sindacalismo, di ogni scuola, ha un decorso che potrebbe dirsi comune, salvo i metodi: s’incomincia con l’educazione dei singoli alla vita associativa; si continua con la stipulazione dei contratti collettivi; si attua la solidarietà assistenziale o mutualistica; si perfeziona l’abilità professionale. Ma mentre il sindacalismo socialista, per la strada della lotta di classe, sfocia sul terreno politico, avente a programma finale la soppressione della proprietà privata e dell’iniziativa individuale, il sindacalismo fascista, attraverso la collaborazione di classe, sbocca nella corporazione, che tale collaborazione deve rendere sistematica e armonica, salvaguardando la proprietà, ma elevandola a funzione sociale, rispettando l’iniziativa individuale, ma nell’ambito della vita e dell’economia della Nazione. Il sindacalismo non può essere fine a sé stesso: o si esaurisce nel socialismo politico o nella corporazione fascista. E’ solo nella corporazione che si realizza l’unità economica nei suoi diversi elementi: capitale, lavoro, tecnica; è solo attraverso la corporazione, cioè attraverso la collaborazione di tutte le forze convergenti a un solo fine, che la vitalità del sindacalismo è assicurata. »
    (Benito Mussolini, discorso inaugurale del Consiglio Nazionale delle Corporazioni

  2. Dott. Grandi,

    sono un ex abbonato al Secolo d’Italia; sono scappato via dopo il ritorno di Bocchino perchè abbiamo allevato già troppe serpi nel nostro seno. Molti altri hanno fatto la stessa cosa. Credo, tuttavia, che Lei sia stato il solo a prendere atto di questa realtà.

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