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La provocazione. La lezione di Berto Ricci al tempo della religiosità ridotta a un tweet

Pubblicato il 26 agosto 2014 da Giacomo Petrella
Categorie : Cultura Politica

Berto Ricci sulla rivista l’Universale, questo concetto lo ripeteva spesso: fate del Cesare-Borgia-cesare-borgia-25459426-2000-1492cattolicesimo un protestantesimo in ritardo ed otterrete soltanto una civiltà sempre più debole. Una bella (in)civilità anglosassone, tanto logica quanto incasinata. Aggiungeva: fate dell’Italia una succursale del nazionalismo loro, e quella debolezza di spirito sarà il segno di un Occidente ormai arrivato al capolinea.

Il piglio polemico di Berto coglieva e coglie tutt’oggi nel segno. Le sue intuizioni non possono che attraversare le odierne immagini di un papato sempre più cristiano e mediatico, appunto protestante nella sua ecumenica filantropia, e così poco cattolico nella sua inesistente identità politica. Sono intuizioni che spernacchiano ancora la vigliaccheria delle intelligence d’oltremanica e oltreoceano, matrigne stupide di fondamentalismi tanto barbari quanto disobbedienti nel proprio manifesto e sfuggente destino anti-occidentale. Moderni lampi fiorentini che fotografano così la remissione con la quale l’italiano medio è costretto ad affrontare la questione: un fazzoletto bianco e qualche preghiera per i nuovi Nazareni.

Nulla più: andati i tempi del cattolicesimo romano, quando era l’aggettivo e non il sostantivo a rendere la cosa davvero universale; a noi altri ex-italiani non ci resta che un selfie e un tweet per partecipare con passione alla passione, non voluta, dei nuovi martiri cristiani. Ecco, Berto lo sapeva e lo diceva: spazzate via dal Mediterraneo l’Italia cattolica e romana e sarà tutto un inutile, immenso gran casino.

@barbadilloit

Di Giacomo Petrella

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