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L’intervento. Meloni a Salvini sulle alleanze: Emilia-Romagna laboratorio asse Lega-Fdi

Pubblicato il 4 agosto 2014 da Carlo Fidanza*
Categorie : Politica
Dalla pagina della Lega Nord su Fb

Dalla pagina della Lega Nord su Fb

A Cervia sono passate da poco le ventuno e la festa della Lega Nord si appresta ad essere animata da un dibattito al quale parteciperanno Raffaele Fitto (Fi), Nunzia De Girolamo (NCD), Giorgia Meloni (FdI-An) e il padrone di casa Matteo Salvini. In realtà sembra essere qualcosa di più di una semplice tavola rotonda incentrata sulla sorte del centrodestra. Appare come un appello reciproco a capire se ha un senso stare ancora insieme. Ognuno da tempo ha preso la sua strada. NCD governa con Renzi. Forza Italia è la stampella principale del giovane fiorentino. FdI alla Camera incarna una opposizione ferma e ha “strappato” in Piemonte candidando Guido Crosetto. La Lega si dichiara indisponibile a “sedere al tavolo” con chi governa insieme a Renzi ma ha serie difficoltà a essere consequenziale dovendo garantire Maroni e Zaia i cui governi vengono sostenuti da NCD e Fi.

Cervia è nel cuore della Romagna e si presta bene a un confronto di questa natura anche per il fatto che a novembre si voterà il nuovo presidente della regione.

Vasco Errani, condannato pochi giorni prima di suo fratello, è stato costretto alle dimissioni. Un po’ come la Polverini e Scopelliti ma qui la stampa di regime lo disegna come un novello Socrate vittima sacrificata alle stesse leggi che difende. Le vicende nazionale e regionale si intersecano molto più che in qualsiasi altro luogo in Italia. Le suggestioni di possibili nuovi scenari sembrano fendere la nebbia che avvolge la coalizione di centrodestra. Proprio qui nella regione in cui questo fenomeno rende difficile la percezione di medio e lungo raggio emergono proposte concrete.

Non è più il tempo delle chiacchiere vuote. L’alternativa è possibile se la chiarezza dei contenuti sposa la coerenza dell’azione. Renzi sta fallendo. In Europa hanno percepito immediatamente la pochezza del giovane rampante tanto “bravo” a parlare inglese quanto preparato ad affrontare problemi complessi. Ha agito con il coraggio e la spregiudicatezza tipici di chi vuole arrivare a tutti i costi. Si è circondato da volti che non spaventano certo come i bolscevichi di una volta e, anzi, conquistano le copertine patinate delle riviste tanto care alle massaie italiane. Tuttavia i dati convergono e convincono senza appello che oltre le battute non c’è altro che impreparazione, dilettantismo e spesa pubblica non coperta.

È tempo di scommettere e organizzarsi per vincere. È tempo di guardare oltre gli scenari sclerotizzati che consigliano di galleggiare. È tempo di scegliere. A chi tocca lanciare la sfida? E è proprio la Meloni a farlo, richiamando il centrodestra ad essere coerente con la propria storia e i propri valori.

I temi dell’alleanza

Dall’abolizione del reato di clandestinità alle pensioni d’oro, dalla svendita di Bankitalia alle tasse sulla casa, dai decreti svuotacarceri ai temi etici, dall’Europa tedesca alle riforme, Meloni snocciola uno per uno i temi su cui il centrodestra avrebbe potuto ritrovare un linguaggio comune e invece qualcuno ha preferito il tatticismo e l’accondiscendenza alla sinistra alla voglia di ricostruire. Il pubblico, quello leghista come i tanti curiosi, sembra gradire.

E’ su questi temi che si sviluppa una sintonia profonda con Matteo Salvini. “Centrodestra e centrosinistra sono categorie superate. Oggi il bipolarismo e’ tra grande e piccolo, tra produttori e parassiti”. Meloni annuisce visibilmente, lei lo chiama “lo scontro tra alto e basso, tra popolo e lobby” e non e’ un caso che entrambi condividano questa impostazione con Marine Le Pen. Fitto gioca a differenziarsi dalla linea renziana del Cav, De Girolamo prova a spiegare con poca convinzione che per salvare il Paese si alleerebbe con il diavolo.

Ma gli occhi sono puntati sulla strana coppia Meloni-Salvini. Occorre attendere quasi il novantesimo per un sussulto di differenziazione.

Giorgia prova l’affondo, il senso e’ più o meno questo: “Se oggi ci sono due centrodestra, facciamo delle prossime regionali dell’Emilia-Romagna il laboratorio per un asse Lega-FdI e vediamo cosa ne pensano gli elettori”. Il pubblico sembra gradire, Matteo per una volta la butta in calcio d’angolo e rispolvera senza convinzione vecchi cliché: “il popolo e’ sacro, lo e’ in Catalogna come in Bretagna, in Ucraina come nel Veneto. Se i veneti vogliono l’indipendenza e’ giusto che ce l’abbiano” e poi ancora “Renzi vuole riportare tutto a Roma togliendolo alle regioni”.

La sensazione e’ che il dialogo proseguirà ma il segretario leghista dovrà prima mettere d’accordo le due segreterie “nazionali” (quella emiliana e quella romagnola) e soprattutto capire se può rompere davvero con Forza Italia senza subire ripercussioni sul Veneto.

Perché tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo un mare. Un mare che il “movimento degli italiani” della Meloni pare disposto a solcare abbandonando i tatticismi, la Lega di Salvini forse ancora no.

*già eurodeputato di Fratelli d’Italia, dirigente nazionale del partito

@barbadilloit

Di Carlo Fidanza*

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