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Musica. Metti una sera Vinicio Capossela a dissertare sull’origine nelle Grotte di Castellana

Pubblicato il 25 luglio 2014 da Michela Ventrella
Categorie : Cultura Musica
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(foto dal sito ipool)

Per una notte tra le braccia della madre terra per ritrovare quella meraviglia primordiale: “Ab origine”. Non poteva avere titolo più significativo lo spettacolo che Vinicio Capossela ha ideato per le Grotte di Castellana. Un concerto inedito, con i contorni di un’esperienza mistica, che il cantautore italiano ha regalato al pubblico lunedì 21 luglio per l’ultimo appuntamento della sezione “Episodi” del festival “Il libro possibile”.

Questa volta niente scenografie, oceani inventati, balene o galeoni, l’atmosfera notturna delle grotte è stata la protagonista assoluta. Capossela con la sua gestualità non ha smesso un attimo, durante le due ore e mezza di concerto, di invitare i suoi spettatori ad ammirare quello che li circondava. A rendere tutto più suggestivo, ci ha pensato poi la pioggia che ha creato una cascata naturale all’interno della grave.

“L’uomo sollevò la testa, si rese conto di essere molto, ma di non essere tutto”, dice Capossela. La sua malinconia poetica e popolare, canzone dopo canzone, sonetto dopo sonetto, traccia l’evoluzione spirituale dell’uomo. Si parte dal cantore cretese di “Aedo”, per passare all’ispirazione di Michelangelo Buonarroti (“Ogni van chiuso, ogni coperto loco”), al Ciclope di “Vinocolo”, alla grotta del mito di “Calipso”, per incontrare il sommo Dante con Achille (“La lancia del Pelide”), e conoscere la superstizione in “Scitt’ra’”, un tributo ad Enzo del Re, il cantautore di Mola di Bari scomparso nel 2011. In scaletta anche due inediti: “Uro” e “La lumaca”. Un viaggio poetico che sul finale esplode in un febbrile e psicotico rito di liberazione, sul ritmo di “Brucia Troia” e “Il ballo di San Vito”. Suoni e ritmi primordiali evocati da strumenti antichi come gli aulofoni e il duduk di Gavino Murgia, l’oud e la lira cretese di Peppe Frana e le percussioni di Vincenzo Vasi, coordinati dalla regia di Taketo Gohara. E prima di risalire la grave e tornare in superficie un bis cullati dalle note di “Camminate”, “La lodoletta” e l’immancabile “Ovunque proteggi”. (dal Corriere del Mezzogiorno)

@barbadilloit

Di Michela Ventrella

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