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L’opera rock. “Il Muro”, teatro e musica ispirati al mito visionario dei Pink Floyd

Pubblicato il 20 luglio 2014 da Bianca Penna
Categorie : Scritti

zanniIl trenta, trentuno luglio e primo agosto va in scena a Roma “Il muro” di Angelo Longoni al Fontanone del Gianicolo, con i Sound Eclipe, Ettore Bassi ed Eleonora Ivone. Non si tratta di uno spettacolo teatrale tradizionale. Gli attori in scena si alternano con i Sound Eclipse, gruppo che ripete magistralmente, come critica musicale non sospetta ha sottolineato più volte, le musiche e le canzoni dei Pink Floyd.

“Il muro” è un’opera rock che nulla ha a che fare con le già viste e ascoltate opere dei nostri tempi, qualche volta sterili, qualche volta chiuse in se stesse. È un’opera sperimentale, attuale, che parla di corruzione e di muri visti come arma ma anche come trincea, accompagnata da una musica che supera la generazione degli anni settanta con i suoni e le parole di Roger Waters e dei suoi.

La band romana è formata da Emiliano Zanni (tastiera), Andrea Agates (basso), Emanuele Puzzilli (batteria), Stefano Cacace (voce) e alla chitarra Marco Zanni, già componente del gruppo dei 270 bis e musicista ispirato del progetto dei Rebecca.

Marco, come è nato il vostro gruppo?

Abbiamo iniziato a suonare per passione nel nostro studio di registrazione, studiando con attenzione i suoni sperimentali dei Pink Floyd. Quello che questo gruppo ha fatto negli anni settanta nessun artista lo aveva ancora mai immaginato. Sono suoni a un livello di sperimentazione che va oltre qualunque tipo di fantasia e tutta la band ha dovuto attrezzarsi per riprodurli. Per me, che suono la chitarra da sempre, questo progetto ha rappresentato una sfida durissima. Mi sono rimesso in gioco e ho ristudiato, riprogrammato gli effetti con una pedaliera immensa e con tutti i settaggi che ha utilizzato David Gilmour (il chitarrista dei Pink Floyd, Ndr).

Quando si è concretizzata l’idea di “Il Muro”?

È iniziato tutto al teatro Centrale Carlsberg. Suonavamo come gruppo spalla dei Rebecca davanti a un pubblico che aveva riempito l’intera sala. Nonostante avessimo un ruolo di secondo piano, in quell’occasione abbiamo superato di gran lunga per entusiasmo il gruppo portante con il quale presentavo l’album “Dorian”. Quello che ci ha colpito è che tutti gli spettatori, seppur non fossero lì per noi, volevano ascoltare e riascoltare i nostri Pink Floyd. È stata la prova che gruppi come quello di Waters e album come The Wall non tramontano mai.

A fine spettacolo Angelo Longoni è venuto da noi e ci ha chiesto se eravamo interessati a fare uno spettacolo con lui. È stata una sorpresa inaspettata. Longoni si era innamorato della musica e dello stile dei Sound Eclipse.

Il giorno dopo eravamo certi che la proposta di Longoni fosse stata un’idea dettata dall’entusiasmo del momento che mai si sarebbe concretizzata. Eppure, dopo una settimana di silenzio, ci ha chiamato dicendo che aveva già finito la stesura della prima bozza. Da quel momento in poi ci siamo incontrati, abbiamo iniziato le prove e abbiamo studiato come incastrare i testi teatrali con la musica. Non è stato un lavoro facile. Ne “Il Muro” alcune parole chiave introducono la musica e noi abbiamo dovuto riarrangiare le canzoni per permettere una sovrapposizione tra noi e gli attori.

wallQual è stato il vostro percorso?

Dopo il teatro Lo Spazio ci ha chiamato il teatro Golden. Lì sono stati invitati dei possibili compratori e alcuni direttori artistici di teatri italiani. Lo spettacolo che ancora era in embrione si è così trasformato in una splendida farfalla ed è stato acquistato, portandoci a fare fino a cinquantadue repliche.

Attori e musicisti: due mondi paralleli che si incontrano e si scontrano. Come avete affrontato l’unione delle due dimensioni?

Abbiamo dovuto fare i conti con la differenza abissale che esiste tra l’ambiente rock ‘n roll e il teatro. Noi, così istintivi, ci siamo dovuti relazionare con la dimensione teatrale più razionale e sobria, molto pensata e ragionata rispetto alla passionalità fisiologica della musica. A ogni sold out ci sentivamo come i Rolling Stones e sull’onda dell’entusiasmo vivevamo la situazione come dei veri musicisti acclamati e affermati. Poi, però, ci dovevamo scontrare con la realtà di uno spettacolo nel quale, mentre gli attori recitano, dobbiamo stare sul palco in silenzio assoluto senza poterci muovere. E l’immobilità completa mal si addice a delle rock star.

Che impatto ha avuto “Il muro” nella tua carriera di musicista?

Il primo maggio del 2011 ho suonato al concerto a piazza San Giovanni con i Rebecca, una vera e propria conquista personale. Dopo quell’esperienza, partecipare allo spettacolo “Il Muro” è stata una delle cose più emozionanti.

Come è stata la prima?

È stata un’esperienza bellissima. Di solito a teatro il pubblico non parla finchè non si accendono le luci e non si ha la sicurezza che lo spettacolo sia finito. Durante la prima gli spettatori alla fine di ogni canzone impazzivano, urlavano e applaudivano. È stata di sicuro una delle più grandi soddisfazioni che ho avuto dopo le oltre quattrocentonovantamila visualizzazioni di una canzone dei 270 bis su youtube.

roger waters

Roger Waters

A Rebibbia hanno assistito trecento carcerati che vantavano una buona condotta. Ne “Il Muro” il protagonista, dopo varie peripezie, finisce in galera. Tutti i carcerati, sentendosi ovviamente coinvolti, hanno commentato a gran voce la trama. La partecipazione è stata smisurata: a ogni canzone tutti si entusiasmavano e si alzavano in piedi, nonostante fossero tenuti strettamente sotto controllo e obbligati a rimanere sulle sedie. Quando abbiamo suonato The Wall si sono alzati pur essendo circondati da secondini che continuavano a intimare loro di sedersi. L’unica cosa che ci ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca è stato il fatto che l’ultima canzone, Comfortably Numb, generalmente fatta dopo i saluti, è stata suonata senza spettatori. Le guardie, pensando che lo spettacolo fosse finito, hanno fatto alzare i detenuti e li hanno riportati in cella. Noi, che eravamo al buio e non abbiamo potuto accorgercene, l’abbiamo suonata con un’intensità immensa, pari solo al calore che ci era stato donato quella sera.

L’esperienza a Rebibbia è stata istruttiva: mi sono reso conto di quanto possa valere realmente ogni cosa. Noi siamo perennemente distratti dalla velocità che tutto ha nella nostra vita mentre in carcere il tempo è fermo. I detenuti mi hanno insegnato il peso e il valore della libertà che, purtroppo, diamo sempre per scontati.

Perché bisogna andare a vedere “Il Muro”?

Lo spettacolo si va a vedere per curiosità, per spirito, per passione, per voglia di conoscere e di ricevere qualcosa. In un periodo storico in cui la cultura scarseggia, vedere “Il Muro” può fare la differenza. È legittimo e doveroso fare un ringraziamento al gruppo di Roger Waters: il loro disco, che risale al 1979, è ancora attuale, sia per i testi che per i suoni e questo lo rende un album immortale.

Per gli appassionati, per i curiosi, per chi non sa stare senza musica o senza teatro, è d’obbligo andare a vedere “Il muro”. In scena il 30, 31 luglio e 1 agosto al Fontanone del Gianicolo, Parco della Rimembranza, Via Garibaldi 30, Roma.

@barbadilloit

Di Bianca Penna

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