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L’intervista. Francesco Falconi racconto il suo fantasy da città

Pubblicato il 23 aprile 2014 da Max Gobbo
Categorie : Cultura Le interviste Libri

1239977_10151760780764130_1115757911_nDi quando in quando, l’universo letterario e la galassia (tanto per metaforeggiare in termini astronomici) della narrativa di genere, ci riservano della autentiche meraviglie, e ciò non è poca cosa considerando il mare di banalità prodotte e l’immensa schiera di epigoni impenitenti di quello o di quest’altro autore. E così Francesco Falconi con le sue creature immaginifiche desta meraviglia e ci sorprende in un mondo quello della fantasy che oggi abbonda insopportabilmente di stereotipi.

Benvenuto Francesco, è un vero piacere averti come ospite su queste pagine.

Grazie a voi! È un piacere rispondere alla vostra intervista.

Cos’è l’Urban Fantasy e quali sono le differenze maggiori col fantasy tradizionale?

Non amo moltissimo la classificazione del genere fantastico, anche perché si rischia di perdersi nelle sue varie declinazioni. In genere con il fantasy si intende quello di stampo anglosassone (tolkeniano, per intendersi, con ambientazione immaginaria e di epoca medioevale), mentre l’urban fantasy si ambienta per l’appunto nelle metropoli (immaginarie o esistenti), nell’età attuale, con un collante maggiore alla realtà di oggi. Sono solo sfumature del fantastico, come dicevo. Alla fine ciò che conta è la storia.

Alice, la protagonista è una giovane problematica, vero specchio d’una intera generazione: uno stereotipo, o piuttosto come insegna Jung un archetipo?

Senza dubbio Alice è più vicina all’orientamento junghiano, tanto che il ricorrente “angelo oscuro” deriva proprio da ciò che dice Jung: “Dentro di noi abbiamo un’Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare.”Il riferimento sarà presente anche nel mio prossimo libro in uscita a fine Aprile, “Gray”, dove sarà declinato nel concetto di Anima Nera. Il personaggio di Alice non è stato programmato a tavolino, nasce da una mia esperienza di vita. Ero su un autobus a Roma, quando è salita una ragazza dai capelli rasati, vestita di pelle, coperta di tatuaggi e piercing, proprio come la descrivo nel libro. Si siede nell’unico posto vuoto, accanto a una signora di mezz’età. Quest’ultima la squadra dall’alto in basso, e con espressione schifata si alza borbottando: “brutta lesbica”. Da qui è nato il personaggio tormentato di Alice, la difficile condizione familiare e il suo passato oscuro. Un mix tra l’eroe di Schiller e quello di Byron.

I tuoi romanzi sono diretti (ma non solo) ad un pubblico di adolescenti: come riesci a compenetrarti, in quanto adulto, col loro mondo?

Come ho accennato prima, non mi pongo mai un preciso target di lettori quando mi accingo a scrivere un romanzo. Ritengo tuttavia che i ragazzi di oggi siano spesso sottovalutati, e che in realtà siano capaci di leggere e comprendere romanzi più complessi. Spesso mi capita di sentire ragazzi che già alle medie hanno letto l’intera opera tolkeniana senza difficoltà. Proprio per questo ritengo che i temi più complessi che sono presenti in Muses e in Gray possono essere compresi dai ragazzi. L’importante è fornire loro gli strumenti adatti e rendere semplice l’immedesimazione nel romanzo. Per questo mi concentro sul realismo dei miei personaggi: vivo anch’io nel mondo di oggi, sono a contatto con i giovani, percepisco le loro problematiche e disagi.

Qual è il tuo libro preferito?

Ce ne sono moltissimi, è difficile scegliere, sia nella letteratura classica sia in quella contemporanea. Sarebbe come per un padre scegliere tra i suoi figli. Ti dico La Storia Infinita di M.Ende, perché da quel libro è nato il mio amore per il fantastico.

Una domanda provocatoria: secondo te, è più fantasy Le Cronache di Narnia, o l’Orlando Furioso?

Lo sono entrambi, ed entrambi con una forte matrice cristiana. Non voglio aprire una parentesi troppo lunga, purtroppo spesso gli adulti – e i docenti – ritengono i romanzi fantasy e fantastici facenti partedi letteratura per bambini e di serie B, per poi idolatrare – giustamente – Calvino, Dante Alighieri, Ariosto o i contemporanei Murakami, King. Senza capire che tutti fanno parte, seppure in modo totalmente diverso di narrazione – dell’universo del fantastico.

Cosa a tuo giudizio, rende una storia interessante?

La sua onestà. Una storia per essere convincete deve essere genuina, vera. L’autore deve sentire l’esigenza indomabile di raccontarla.

Quale consiglio ti senti di dare ad un autore esordiente che vuole occuparsi di fantasy?

In primis, se un ragazzo vuole mettere su muscoli va in palestra. Se un ragazzo vuole diventare un autore deve leggere. La lettura è la palestra primaria per imparare a scrivere. In secundis, non si deve partire da un genere letterario perché si crede che vada di moda. Deve essere il genere – per l’appunto, la veste della storia – a scegliere l’autore.

Puoi darci qualche anticipazione dei tuoi progetti futuri?

A fine Aprile uscirà il mio quindicesimo libro. Sarà un romanzo autoconclusivo dal titolo “Gray”. Stavolta sono partito dall’analisi di un altro tema che spesso ho affrontato in passato: la paura di invecchiare, di morire, di vedere ogni giorno sfiorire la propria bellezza. Nella ricerca del concetto di estetica sono quindi partito dal decadentismo di Oscar Wilde, per attualizzare, re-inventare, trasformare completamente il suo Dorian Gray in quella che è l’età contemporanea.

Bene, non mi resta che ringraziarti anche a nome dei lettori di Barbadillo

@barbadilloit

Di Max Gobbo

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