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Il caso. I 30 più grandi classici per Garzanti come metro dei cult nella letteratura?

Pubblicato il 4 febbraio 2014 da Giuseppe Balducci
Categorie : Cultura

classici garzaniUn’occasione imperdibile, quella della Garzanti di ristampare in edizione economicissima trenta dei più noti classici della letteratura occidentale. Un appuntamento che ancora una volta ci porta a riflettere sul valore estemporaneo del “classico”, sulla sua funzione nel tempo e sul significato cui ciascuna epoca (nella fattispecie di classici immortali come l’Odissea o la nostra Commedia) ha attribuito. Nondimeno si è tenuti a considerare le ragioni per cui un determinato libro abbia potuto fregiarsi del suddetto titolo. In tal caso le possibilità sono le più svariate.

Per fare un po’ di chiarezza ci viene in aiuto la Storia della tradizione, che, oltre ad interrogarsi con criteri scientifici sulle eventuali falle della tradizione di un testo specifico, concentra parte dei suoi studi sulle motivazioni di fondo che hanno consentito ad un testo in particolare di poter attraversare secoli e modi di pensiero molteplici per giungere sino ad oggi. Le ragioni sono svariate ma si è soliti sostanzialmente attribuire la mancata ricezione di un testo piuttosto che di un altro, oltre che a fattori naturali o dolosi come roghi, furti, distruzioni, incendi (si ricordi l’incendio che interessò la Biblioteca di Alessandria), a motivazioni prevalentemente di carattere ideologico (il gigantesco rogo nazista del maggio ’33). Perciò viene spontaneo chiedersi come, nella nostra penisola, in cui forte è stata ed è l’influenza di una determinata élite culturale, legata grosso modo agli ambienti della sinistra marxista, autori, mai scesi a patti con l’intellighenzia, anche se validi – e di questi ce ne sono stati tantissimi – possano ambire al titolo di classici.

Accade spesso che di questi autori si faccia una lettura manichea, parziale, orientata secondo principi che affondano le radici nella critica sociale e talvolta nel pessimismo, limite ultimo cui la critica di stampo marxista è giunta (se si considera del resto che per il noto critico marxista Romano Luperini, autore di un celebre manuale scolastico di letteratura, il romanzo è praticamente morto; mentre egli ripone le speranze nella saggistica d’inchiesta sulla linea tracciata da Gomorra di Saviano). Le prospettive che si intravedono non sono affatto delle migliori: tra qualche decennio tra gli immortali troveremo un certo Saviano o un tale Scalfari, già consacrato con due Meridiani, introdotti dall’onnipresente Asor Rosa. Per il momento possiamo tirare un sospiro di sollievo sapendo che tra i classici Garzanti della nuova edizione economica ci sarà un autore – questo sì, un classico – come Luigi Pirandello. A questo punto la definizione di classico, coniata da Italo Calvino, che introduce i “trenta” della Garzanti, per cui “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, ci chiediamo se abbia ancora senso in una realtà come quella della cultura letteraria italiana. Forse in teoria.

L’invito da rivolgere ai nostri cari critici è di ponderare i giudizi, di analizzare in maniera più oggettiva i testi e senz’altro in sede critica di accantonare le ideologie, perché prevalga il buon senso. Ma questo è chiedere troppo da gente obnubilata dalla ideologia. Per alcuni secoli ad ostacolare la circolazione dei libri – influendo fortemente sulla tradizione dei testi – è stata la Chiesa con il noto «Index librorum prohibitorum», ora inconcepibilmente in questa battaglia forsennata ai primi posti ritroviamo intellettuali da sempre paladini di battaglie all’insegna della “libertà di parola, di stampa ecc. ecc.” e che sembrano non avere ancora perdonato alla Chiesa la sorte poco felice subita da testi come «Il Principe» di Machiavelli o il «De rerum natura» di Lucrezio.

Si è assistito ad un vero e proprio stravolgimento di ruoli. Basti pensare a quanti autori di “destra” – o solo perché cattolici non di sinistra – sono stati estromessi dai manuali di letteratura su cui studiano i nostri ragazzi. Chissà se la damnatio memoriae di scrittori e poeti come – giusto per citarne alcuni tra i più bistrattati – Betocchi, Lisi, Papini, Baldini e Cardarelli, ai loro tempi conosciutissimi e molto letti, avrà mai fine. Ma come si è visto la ruota gira. Ed ogni autore – si spera – verrà prima o poi giudicato per i propri meriti effettivi e possa così fregiarsi del titolo di classico.

(I 30 più grandi classici a € 4,90 fino al 28 febbraio. Garzanti)

@barbadilloit

Di Giuseppe Balducci

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