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Riletture. Buttafuoco: “Carmelo Bene oggi? Rinnegherebbe provocazioni alla Cattelan”

Pubblicato il 8 dicembre 2013 da Katia Ippaso
Categorie : Cultura

Carmelo BeneQuesta è la storia di una ossessione d’amore. Iniziata quando Pietrangelo Buttafuoco (scrittore e giornalista) studiava filosofia a Catania, e finita mai. Nel mezzo, una delle più belle lettere che si possa scrivere al proprio oggetto d’amore. L’ha pubblicata il “Corriere della Sera”. Si intitola “Ti voglio bene, Carmelo”. Inizia così: “Se Carmelo tornasse in vita, rinnegherebbe la provocazione, finita nelle mani di un Celentano e di un Cattelan….”.  Ed è proprio attorno alla figura di un genio che forse oggi se ne starebbe zitto o emigrerebbe chissà dove, che abbiamo voluto disegnare i contorni di questa conversazione.

Buttafuoco, ora ci ritroviamo qui io e lei a parlare di Carmelo Bene in prossimità dell’anniversario della sua morte (16 marzo 2002). Ma lui sarebbe stato d’accordo con questa storia dell’anniversario, del riportare in vita i morti?

Anch’io sono convinto di no. Giancarlo Dotto, che lo conosceva bene, mi ha sempre detto che lui era consapevole dell’oblio, che non sarebbe rimasto nulla di sé.

Come si è avvicinato a Bene?

Sono stato uno spettatore di suoi spettacoli, un ascoltatore delle registrazioni e un lettore dei suoi libri. Carmelo Bene è un classico. Io considero il suo poema, ’L mal de’ fiori, un capolavoro. A cominciare dal formato: fuori misura, bellissimo.

Pare che lo scrisse stando in piedi.

Si, e i testi scritti stando in piedi hanno un vigore, una forza che rivivi nel guardarli e nel mangiarli mentre li leggi. Ci sono dei passaggi che ti prendono la carne, ti rapiscono.

E come ascoltatore, che esperienza (trascendente) ha fatto con la voce di Carmelo?

Ero uno studente e ascoltavo i suoi concerti nella solitudine della mia casa, ad Agira, nella campagna siciliana. Una sera (ricordo che c’era un tramonto particolare, nebbioso) un vicino di casa sentì la voce di Carmelo e scappò via, terrorizzato. Può terrorizzare una voce così. Penso alla Lectura Dantis. Ti fa vivere al meglio quella che è stata la fatica poetica di Dante Alighieri. Passavi dall’adolescenza con i Deep Purple a Carmelo Bene, dimenticando la scuola.  Come spettatore, sono andato a cercare tutti gli spettacoli che faceva in giro per l’Italia: andavo a Firenze ,a Bologna, a Roma, ovunque, per vederlo. E’ da lì che ho cominciato ad attraversare le sue pagine. Senza la voce, quelle pagine sarebbero state polvere. Non te ne fai niente di Shakespeare se prima non l’hai attraversato con la voce di Carmelo Bene. Non te ne fai niente di Dante, non te ne fai niente di Leopardi….E’ stato Carmelo Bene a farci scoprire Dino Campana. In Italia non lo conosceva nessuno….Se penso ai tanti “poetucoli” che ci fanno studiare a scuola, ai moderni, rispetto a tutti loro, Dino Campana è un gigante. Qualcuno dice che persino Pasolini sia un poeta.

 Quindi Pasolini non è un poeta…

No, Pasolini non è un poeta. E’ stato un giornalista grazie al filtro dei giornalisti del “Corriere della Sera” che sapevano vestire bene le sue cose. E’ stato un saggista, ecco, ma non un poeta. Ricordo però Carmelo Bene che recita nei film di Pasolini…

Faceva Creonte nell’ “Edipo Re”…

Ecco….Ma Pasolini non è stato neanche un trasgressore, diciamolo. Non è che puoi mettere sullo stesso piano La chimera o qualsiasi altro verso di Dino Campana con tutte le cosiddette poesie di Pasolini! E’ come far giocare il Real Madrid con la Tavaca, la squadra del mio paese…

Nella sua lettera, lei scrive che se fosse vissuto oggi, Carmelo se ne sarebbe andato via, all’estero. Bene però era profondamente italiano, aveva studiato dai gesuiti, il suo immaginario era imperniato del barocco salentino….

Si, è vero, era profondamente salentino. ma adesso l’Italia si è ulteriormente immiserita. La maggior parte degli italiani oggi è convinta che Roberto Benigni sappia leggere la Divina Commedia. Quest’Italia non saprebbe sopportare uno come Carmelo Bene, e noi stessi che abbiamo una devozione nei confronti di Carmelo Bene faremmo meglio a starci zitti a seguire i suoi spettacoli e stare in silenzio.

Cosa provò alla notizia della sua morte?

Quando arrivò la notizia della morte di Carmelo Bene, immaginavo che l’Italia manifestasse il tutto di sé nell’omaggio al Grande, e non fu così. L’Italia manifesta il tutto di sé solo in episodi come quello della Concordia che scatenano tutti gli elementi del ridicolo e del melodramma. Senza imbarazzo e senza pelle d’oca, mancò la consapevolezza di aver avuto questo genio accanto. Perché Carmelo non era un attore, non ero uno scrittore, non era certamente un eccentrico, e tantomeno era un predicatore….

Come percepiva le sue apparizioni al Maurizio Costanzo Show?

Il fatto che si continua a vederle è la prova di come il genio possa trovarsi a proprio agio persino in tv. Chiunque diventa un cretino davanti a una telecamera, ma solo un genio riesce a deformare l’istante del cretino in qualcosa di sublime. Accanto a quelle bellissime apparizioni al” Maurizio Costanzo Show”, dove lui dava il peggio di sé dando il meglio, io sono affezionato al Carmelo Bene ospite di Corrado a “Domenica In.” C’erano in Rai autori in grado di capirlo e Corrado sapeva come dialogare con lui. Oggi Carlo Conti non sarebbe gestire uno come Carmelo Bene,

Mentre Fiorello sì….

Si, Fiorello sì. Se metti Umberto Eco nelle mani (povero) di Mike Bongiorno (di cui scrisse la famosa fenomenologia), non ne cavi niente, perché l’uno non saprà aiutare l’altro. Mentre se metti Umberto Eco nelle mani di Fiorello, viene fuori un capolavoro. Perché lui del suo talento fa sperpero e in quello sperpero c’è la generosità del sapere vestire bene le cose.

Va bene Fiorello, ma curioso che poi lei salvi anche Bisio. Dice che lo vedrebbe bene con Bene.

Perché ha quella faccia là.

Che faccia ha?

Un faccia improbabile.

Sarà, ma poi parla anche.

Infatti affermo che le cose che dice le dovrebbe scrivere Pennac, non Benni.

Chi l’ha conosciuto e amato negli ultimi anni della sua vita, ha descritto Bene come un uomo capace anche di delicatezza e pudore.

Il pudore, certo. Da spettatore posso dire che nel gioco civettuolo del travestimento da damigella, il pudore, c’era sicuramente. L’averci insegnato l’idea dell’assenza, della non vita, è il massimo della ritrosia e del pudore.

Carmelo era un autore del sacro?

Tutte le sue pagine, tutti i suoi travestimenti, sconfinano nel sacro. La sua bestemmia è una epifania del sacro. Non aveva bisogno di quei “commentucci” alla Vito Mancuso. Lui officia. Mentre gli altri perdono tempo con le loro eucarestie ridotte a una cenetta di conversazione, Carmelo officia. In Carmelo Bene c’è la parola che si fa segno, c’è la parola che si fa suono, c’è la parola che si fa pensiero. Non solo la parola come phoné, ma la parola come architettura completa. In questa seconda metà del Novecento, l’Italia non ha avuto altri geni.

C’è qualche altro eretico grande in giro per il mondo?

Non conosciamo né il nome né il volto, ma sicuramente in questo momento in Cina, in India, in Russia, in tutta l’Eurasia, c’è qualcuno che dentro di sé sta facendo rivivere lo spirito di Ungern Khan (ndr: il barone rosso fucilato dai bolscevichi: è stato anche uno dei personaggi di Corto Maltese). Personaggio meraviglioso anche lui.

(da glialtrionline.it)

@barbadilloit

Di Katia Ippaso

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