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L’analisi. Gli scandali lucani non spianano la strada ai populisti. Generano astensionismo

Pubblicato il 20 novembre 2013 da Michele Ventura
Categorie : Politica

amara lucaniaIl giudizio dei numeri era arrivato con impietoso tempismo a sancire una sonora stroncatura della classe dirigente lucana proprio nella immediatezza dell’inizio della campagna elettorale. Ai primi di ottobre l’Europa ha ri-classificato la Basilicata tra le regioni europee dell’obiettivo convergenza, appellativo politicamente corretto per identificare le zone d’Europa sottosviluppate, quelle con un pil inferiore alla media europea del 75% per intenderci. I milioni di Euro piovuti nelle casse della Regione per lo sfruttamento delle risorse petrolifere non hanno quindi prodotto alcun miglioramento del benessere della Basilicata. Numeri che non sono bastati a indurre l’elettorato ad un cambio di rotta rispetto alla classe politica che governa ininterrottamente da venti anni sul territorio. Lo scorso lunedì la coalizione di centro-sinistra guidata da Marcello Pittella ha raggiunto ancora una volta percentuali bulgare e raccolto un numero di voti quasi triplo rispetto al migliore degli sfidanti, il senatore di Scelta Civica Tito Di Maggio, appoggiato da tutto il centro-destra.

Non erano solo le cifre arrivate dall’Europa a dare la misura dello sconforto dei cittadini lucani. Uno sconforto che aveva lasciato ipotizzare scenari diversi rispetto al consueto trionfo elettorale del centro sinistra, sempre al potere da venti anni anche nei due comuni capoluogo oltre che nella regione. Il tour elettorale di Beppe Grillo era stato un tripudio di folla e, d’altronde, lo scandalo dei rimborsi falsificati era un assist troppo ghiotto per il comico. Neanche nei suoi comizi più riusciti poteva contare sulla possibilità di fare il verso a partiti politici i cui massimi esponenti regionali hanno acquistato a spese dell’amministrazione peluche, pranzi per festeggiare la comunione e alberghi ad ore per pause rilassanti. Come accade ormai di regola nelle competizioni amministrative i grillini non hanno sfondato come ritenevano ma hanno confermato di poter contare su un discreto voto di opinione pur confermando di non essere in grado di sfidare partiti strutturati nel campo delle preferenze (e delle clientele). Il divario di circa il 5% tra il candidato presidente Pedicini e la lista fa riflettere anche sulle vere ragioni che spingono Grillo a non favorire il superamento del “Porcellum” che agevola le formazioni che intercettano il voto di opinione.

Economia d’emergenza e ruberie di quart’ordine hanno minato la fiducia di una popolazione afflitta anche dalla piaga di una emigrazione di cervelli senza soluzione. Negli ultimi 10 anni la Basilicata ha perso il 4,3% dei suoi abitanti. A partire sono i più giovani e qualificati, la popolazione invecchia e vede i propri figli costretti a partire in cerca di fortuna.

La sfiducia ha, però, alimentato solo le fila dell’astensione, l’inadeguatezza dell’alternativa al sistema di governo del passato recente e la militarizzazione del territorio hanno potuto garantire la sostanziale continuità della classe dirigente come emerge dal dato elettorale. Va riconosciuto a Pittella un discreto lavoro sull’immagine del PD offuscata dagli scandali dei rimborsi. Pur avendo rivestito l’incarico di assessore della giunta De Filippo travolta dagli scandali è riuscito ad affermarsi nelle primarie contro l’establishment del partito rappresentato dall’enfant prodige già in parabola discendente a causa del declino di Bersani, e capogruppo alla Camera, Roberto Speranza e ha affiancato alla lista del PD una lista civica personale che ha portato in consiglio rappresentanti della società civile.

Il centrodestra ha venduto come un ardito esperimento politico la scelta di allargare la coalizione a Scelta Civica candidandone un esponente. La verità nascosta dietro a questa comoda ricostruzione è che, come spesso accaduto nelle competizioni territoriali, non ha mai avuto una valida proposta alternativa. Il dominus incontrastato sul territorio del PDL, l’ex sottosegretario Guido Viceconte, non ha mai ritenuto spendere il proprio nome in alcuna competizione elettorale che potesse contare (e far contare l’effettivo peso elettorale). Eletto in Basilicata grazie alle liste bloccate del Porcellum non ha mai avuto l’ambizione di sfidare il centrosinistra già in tempi più favorevoli per il centro-destra a livello nazionale, non sarebbe stato neanche immaginabile con le turbolenze in corso tra i berlusconiani che lo vedono, tra l’altro, al seguito della pattuglia di Alfano.

@barbadilloit

Di Michele Ventura

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