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Focus. Idem Alfano Bonino e Cancellieri: tutti gaffeur i ministri di Enrico Letta

Pubblicato il 6 novembre 2013 da Antonio Rapisarda
Categorie : Cronache Politica

cancellieriIl caso Cancellieri – concluso con l’accordo della maggioranza Pd-Pdl sul “salvataggio” del ministro della Giustizia messo sotto accusa per le telefonate intercettate con la compagna di Ligresti – se politicamente non ha (al momento) ripercussioni, dal punto di vista simbolico qualcosa di significativo ha infranto. Lo ha spiegato, senza giri di parole, il politologo americano Edward Luttwak: «Enrico Letta – ha spiegato a La Zanzara – nel suo viaggio negli Usa aveva rassicurato sul fatto che ci sarebbe stata una discontinuità anche nei comportamenti da parte della nuova classe dirigente italiana». Il riferimento è alle numerose gaffe di Silvio Berlusconi, alla gestione allegra della sua agenda notturna durante gli ultimi anni di governo ma anche a un ambiente politico trasversalmente tutt’altro che impermeabile al malcostume e alla corruzione.

L’arrivo delle larghe intese in Italia – tra le altre cose – era stato salutato allora come un’iniezione di cultura calvinista all’interno delle “latine” istituzioni italiane. A partire dal suo premier che aveva selezionato la sua squadra di governo con rigidi meccanismi. Questo perché anche il governo tecnico di Mario Monti non era stato immune agli incidenti e alle figuracce: a partire da Monti stesso («non mi candiderò, tornerò a fare il professore», giurava l’allora premier smentendo la promessa qualche mese dopo), dalle uscite inopportune – dopo gli errori tecnici sugli esodati – di Elsa Fornero sulla generazione precaria, fino al gravissimo scontro in diretta tra i ministri Di Paola e Terzi giocato sulle spalle dei due soldati italiani detenuti in India.

Conclusa l’era dei tecnici, arrivava dunque la nuova generazione di politici che avrebbe dovuto redimere il Paese dalle scorie del passato. E invece, protagonista su protagonista, anche il governo Letta si è contraddistinto per una serie di “flop” che si sono susseguiti con regolare cadenza . Ci ha pensato, dopo qualche giorno, l’allora sottosegretario Michaela Biancofiore a riportare le cose alle “normalità”, mettendo in imbarazzo Letta con la polemica sugli omosessuali («si ghettizzano da soli»). Difficoltà bipartisan quando Josefa Idem – ai tempi ministro – si è dovuta dimettere dopo appena due mesi a causa del mancato pagamento dell’Ici della casa di Ravenna. Poi è arrivato il turno del “caos kazako” con il vicepremier Angelino Alfano che, assieme a Letta, «non sapeva» dell’azione che aveva coinvolto la polizia italiana nell’affare del rimpatrio della moglie di Ablyazov.

Sempre sul caso marò, poi, anche Emma Bonino – ministro degli Esteri – ci ha messo del suo nel creare imbarazzo quando sulla pagina facebook ufficiale ha, di fatto, ribaltato la pur debole difesa del governo italiano sostenendo – per voce del suo staff – come «la loro innocenza non è accertata». Infine è arrivato il Guardasigilli, ex prefetto, Anna Maria Cancellieri intercettata al telefono con la compagna di Salvatore Ligresti mentre partecipava umanamente per le sorti della famiglia e dei figli dell’imprenditore detenuti. Un caso che ha fatto tremare i polsi ad Enrico Letta ma che ha trovato, questa volta, una maggioranza compatta nella difesa del ministro. Tutti compatti sì, ma per motivi diversi: il Pd (nonostante i mal di pancia dei renziani) per sostenere il premier, evitare le urne anticipate e difendere un ministro fortemente in linea con il profilo indicato da Giorgio Napolitano; il Pdl, invece, proprio perché a suo avviso il caso Cancellieri assomiglia tanto al caso Ruby (quando Berlusconi intervenne presso alcuni agenti per l’affidamento della giovane marocchina in stato di fermo all’allora consigliere regionale Nicole Minetti): indi per cui questa vicenda diventerà materiale “utile” per dibattere su riforma della giustizia e così via.

Davanti a questo scenario “italianissimo” gli americani non possono che prendere atto – come ha fatto Luttwak di uno schema duro a morire: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia», insegnava Giulio Andreotti parlando proprio di uno dei governi della Prima repubblica che si mantenevano sul galleggiamento. Uno modello che – citando ancora Lui – non logora, evidentemente. Nemmeno oggi.

@rapisardant

Di Antonio Rapisarda

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