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Libri. “Ciò che mormora il vento del Gargano”: De Giorgio incontra Padre Pio

Pubblicato il 5 ottobre 2013 da Giovanni Balducci
Categorie : Cultura Libri

Padre PioPubblicato postumo (come del resto tutte le opere di Guido De Giorgio) nel 1999, Ciò che mormora il vento del Gargano, è un breve ma intenso saggio (pp.40) che rappresenta il resoconto del viaggio che Guido De Giorgio, studioso tradizionalista, amico e corrispondente di René Guénon e di Julius Evola, intraprese da Torino a S. Giovanni Rotondo in un giorno di Natale dei primi anni ’50, per visitare un carismatico frate cappuccino: Padre Pio da Pietrelcina.

Il racconto si presenta inizialmente sotto forma di cronaca, con frequenti descrizioni paesaggistiche, soprattutto della zona del medio Adriatico e d’Abruzzo. L’acmè è raggiunto quando De Giorgio si sofferma sulla messa celebrata Padre Pio in un freddo e ventoso 27 Dicembre: «Il volo di Padre Pio oggi è più alto di quello di ieri: la sua messa dura esattamente due ore. Egli solo sull’altare celebra. Siamo a due teste da lui e seguiamo il filo dell’onda che si flette, pullula, s’apre e va. L’inno di umiliazione, per lui, per tutti noi, tutti i morti, per tutti i vivi, in assunzione integrativa, è mormorato in chiarità di spirito che accoglie tutte le anime, quello che in esse è visibile, e soprattutto quello che in esse non è visibile […]. Toccato il fondo, il corpo si eleva, le mani si stendono, gli occhi si sublimano, un’ala candidissima capta il soffio di Dio e lo inonda sugli oblata quando mormora Veni Sanctificator omnipotens aeterne Deus… mentre la povera santa mano traccia la croce della santificazione nel nome di Chi solo ha un nome degno di essere nominato».

Molto suggestiva è la descrizione che l’autore ci offre della gente in trepidante attesa e della vestizione del frate, nel religioso e austero silenzio della chiesetta. Ma è nel finale dello scritto che lo stile descrittivo lascia il posto ad una poesia sublime ed evocativa in cui traspare tutta la visione del mondo maturata in anni di difficili prove e ricerche dal maestro della Tradizione Havismat (pseudonimo assunto da De Giorgio nel Gruppo di Ur).

Un personaggio singolare e fuori degli schemi Guido De Giorgio, il professor Guido De Giorgio (perché laureato in filosofia e insegnante di Liceo), dalla grande cultura filologica e filosofica. Negli anni venti, prese parte all’avventura del Gruppo di Ur scrivendo sull’omonima rivista, mentre nel 1930 fu animatore insieme a Julius Evola del periodico La Torre nel quale giunse a teorizzare una sorta di Fascismo sacro ed universalista, prendendo le mosse dall’ideale imperiale di Dante, come appare evidente nella sua opera La tradizione romana, che – a ben vedere – potrebbe costituire un compendio al pensiero dantesco, nonché una sorta di “aggiornamento” al XX secolo degli ideali del sommo poeta.

Sguardo miope, ma sprizzante intelligenza, figura asciutta, capigliatura fiammeggiante, asceta e introspettivo dalle colorite impennate e invettive, concezioni e stile di vita, così ci descrive questo pioniere dello spirito chi ebbe la ventura di conoscerlo.

Ebbe a cuore sia le religioni orientali che il misticismo cristiano, da Buddha a Maometto a padre Pio quindi, perciò fu messo in disparte dal filone ‘pagano’ della cultura di Destra, mentre il suo interesse per l’esoterismo lo rese inviso ai cenacoli filocattolici che generalmente non vedono di buon occhio simili avvicinamenti. Per questo De Giorgio e la sua opera sono passati in sordina negli anni dal dopoguerra ad oggi. Alla diffusione del suo pensiero non ha contribuito nemmeno la sua predilezione per la vita isolata e solitaria, lontana dai clamori della cultura di massa e dal chiasso tecnologico dei moderni.

Non per questo De Giorgio va inserito fra i minori in un’immaginaria classifica culturale itaiana; la sua testimonianza infatti ha il pregio di chiarire le idee in merito al tanto discusso problema delle radici d’Europa, ben lontane da derive illuministe, liberaliste, tecnocratiche ed economicistiche, ma traenti l’humus da quel mondo antico, ma sempre attuale, della Tradizione.

@barbadilloit

Di Giovanni Balducci

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