
Bologna torna a cercare Lucio fra i portici. Qui, nel settembre scorso, è avvenuta parte delle riprese di Lucio, film tv per la Rai di Ambrogio Lo Giudice, con ulteriore sfondo Sorrento.
Valentino Aquilano interpreta Dalla adulto; Achille Bianchi, Dalla bambino; Giovanna Mezzogiorno è la madre Iole; Pietro Tredici è Gianni Morandi; Gabriele Falsetta è Gino Paoli; Stefano Fregni è il produttore Renzo Cremonini. Il racconto attraversa la formazione dell’artista e approda alla nascita di Caruso, brano composto nell’albergo sorrentino dove Enrico Caruso morì nel 1921.
Ma berretto, barba, occhiali sono solo la soglia. L’impresa comincia dove la somiglianza finisce, ovvero nel mistero di un uomo capace di farsi immenso lasciando udire ogni propria fragilità.
Il disordine diviene musica
Lucio Dalla porta nella canzone italiana un’intelligenza musicale indocile. Il jazz gli insegna a spostare gli accenti, a mordere le sillabe, a trasformare il respiro in ritmo. La voce graffia, inciampa, si slancia. Persino l’asprezza diventa materia espressiva. Dietro l’apparente stravaganza, lavora un musicista di formidabile precisione.
L’incontro con Roberto Roversi alimenta la tensione fra parola e suono; quando scrive i suoi testi, Dalla conserva quella febbre. In Come è profondo il mare il pensiero prende corpo nell’acqua; Futura fa nascere una promessa dentro la paura; Anna e Marco concede agli anonimi la vertigine di un destino. La sua grandezza sta nel rendere cantabile ciò che resta difficile da dire.
L’incontro con Roberto Roversi alimenta la tensione fra parola e suono; quando scrive i suoi testi, Dalla conserva quella febbre. In Come è profondo il mare il pensiero prende corpo nell’acqua; Futura fa nascere una promessa dentro la paura; Anna e Marco concede agli anonimi la vertigine di un destino. La sua grandezza sta nel rendere cantabile ciò che resta difficile da dire.
Una presenza privata
Nell’articolo sul lp Sono Lucio, apparso su queste pagine, racconto quanto questa musica accompagni la mia vita. Il film riapre la stessa porta: dietro ogni canzone trovo qualcuno, un’attesa, una felicità che credevo smarrita.
A Lo Giudice spetta custodire anche l’inquietudine di Lucio, resistere alla santificazione televisiva. Il tributo più alto è restituirgli libertà, ombre, ironia.
Perché Dalla sa raggiungerci nel punto in cui siamo più soli. E con quella voce impossibile ci tiene compagnia.
A Lo Giudice spetta custodire anche l’inquietudine di Lucio, resistere alla santificazione televisiva. Il tributo più alto è restituirgli libertà, ombre, ironia.
Perché Dalla sa raggiungerci nel punto in cui siamo più soli. E con quella voce impossibile ci tiene compagnia.





