
Pubblicato in Germania nel 1925 e finora inedito in Italia, Storia culturale dell’antichità di Walter Otto esce per i tipi delle edizioni Medhelan. È un avvenimento di rilievo in quanto si tratta di un’opera considerata di livello dagli specialisti ma finora misconosciuta. Una situazione favorita anche dal fatto che l’autore, Walter Otto (1878 – 1941) è stato spesso confuso con l’omonimo storico delle religioni Walter Friedrich Otto (1874 – 1958).
Si tratta di un’interessante panoramica delle civiltà antiche rappresentata con una buona capacità di sintesi nel descrivere gli sviluppi differenti dei vari popoli del Mediterraneo antico. Uno studio che ha anticipato analisi sulle reciproche influenze fra Oriente ed ellenismo e quelle del mondo iranico sulla filosofia greca. Consapevole dei flussi e riflussi culturali, come descritti da Spengler e da Meyer, illustra i passaggi che porteranno alla nascita della civiltà ellenica, passando da quella minoica, cicladica e micenea. Secondo alcuni studiosi è questa capacità di sintesi e l’approccio multidisciplinare ad aver determinato un velo di oblio sulla sua opera. Troppo avanti per il suo tempo. Importante quindi è comprendere la storia culturale il cui compito è “quello di chiarire – afferma Otto – , sulla base delle grandi realizzazioni compiute da un popolo il suo spirito, il suo sviluppo, le diverse forme in cui si esprime e, di conseguenza, la sua essenza, per quanto questo compito possa essere molto più difficile dell’esplorazione dell’anima individuale e spesso risolvibile solo in parte”.
Otto, come detto, tiene conto non solo della politica e dell’economia dei popoli del Mediterraneo ma anche il diritto, la religione, la filosofia, i costumi, la letteratura e la scienza per definire una civiltà a tutto tondo. Gli aspetti maggiormente innovativi della metodologia di ricerca, quindi, sono la multidisciplinarietà, la concezione ciclica della storia (di contro alla concezione lineare) il continuo interscambio culturale fra Oriente e Occidente. Un libro uscito 101 anni fa che è tuttora valido nell’ approccio interpretativo.
Come molti filologi, Otto si occupò di politica: nel 1917 si avvicinò al partito patriottico Vaterlandspartei (Partito della Terra degli Avi) che propendeva per la continuazione a oltranza della guerra, posizione emersa da accordi fra la destra conservatrice tradizionale e la destra nazionalistica. Otto, in seguito, aderì al partito conservatore Konservative Volkspartei (Partito Popolare Conservatore), ma dopo poco, data la crisi economica e le crescenti tensioni della fine deli anni Venti e inizio anni Trenta, abbandonò la politica dedicandosi allo studio della storia. Vicino, quindi a posizioni del movimento intellettuale della Rivoluzione Conservatrice. Qualche anno dopo non aderì al nazionalsocialismo.
Walter Otto, Storia culturale dell’antichità, Medhelan ed., traduzione di Roberta Scarabelli, pagg. 229, euro24.00





