
Oscillando tra teatro e cinema, Teho Teardo realizza un disco da ascoltare per immergersi nel suono puro, “rileggendo” la colonna sonora di Twin Peaks e molto altro.
Più che musica d’ambiente, è di suggestioni quella di Teho Teardo. E di emozioni, anche se le “architetture sonore” create sfuggono a qualsiasi classificazione, soffrendo pure di un’allergia conclamata alle definizioni. Melodie eteree, ma anche dure e – come ricorda lo stesso musicista veneto – “frammenti originali o di altri compositori, temi musicali classici, echi di epoche felici”, costruzioni impalpabili, che tornano indecifrabili e diventano altro.
Modernità e passato, Futuro e Tradizione, il Mistero, la sua ricerca e il tentativo del suo di-svelamento, si rincorrono e si scontrano in un disco non di semplici cover. Un album, straniante e appassionante, nato tra Italia e Slovenia, non semplice rilettura di canzoni conosciute, ma ben altro. Fin dal titolo.
Infatti, in Teho Teardo Plays Twin Peaks and Other Infinitives, gli infinitives sono verbi all’infinito da declinare, per affrontare il momento complesso che viviamo. Frammenti melodici presenti nelle composizioni di Barbara Strozzi, Henry Purcell, J.S. Bach, Angelo Badalamenti, arrivati fin qui perché viaggiano nell’aria, come canti di uccelli registrati la notte, nei boschi”.
Suoni che, diventano poesia, secondo lo schema definito da Raymond Murray Schafer – fondatore del World Soundscape Project (https://share.google/a1Du3HjfYzsYPHdo) – nel suo Paesaggi sonori (Casa Ricordi, 2023). Un viaggio in note che mescola registrazioni notturne, suoni naturali, versi di animali, influssi barocchi e post-moderni, il mondo di Twin Peaks e atmosfere oscure e misteriose.
Lo scopo? L’esplorazione della linea sottile tra la percezione della realtà e la sua interpretazione, riflettendo sul concetto di “illusione”, sul rapporto tra uomo e natura, nella sua realtà “panica”, e quindi inquietante e misteriosa, eleusina. Ma anche un invito a intraprendere un viaggio interiore, intimo. Gurdjieff e Pan, Thomasson, Soseki e Nietzsche, Dioniso e Apollo. Obbligando a un ascolto immersivo a livello conscio e inconscio.
Un lavoro coraggioso dal sound sperimentale che non si conforma alle tendenze commerciali ma spazia tra generi differenti, grazie anche a collaborazioni come Blixa Bargeld in Christian & Mauro, Stefano Bollani per Laura Palmer’s Theme e Keeley Forsyth ne L’insonnia delle rondini.
Probabilmente un’opera per intenditori, forse non per tutti, sicuramente perfetta per chi è disposto ad avventurarsi in territori sonori inesplorati e a lasciarsi sorprendere. Come un bambino.





