La prima guerra civile, di Gianni Oliva per Mondadori
Per troppo tempo il brigantaggio postunitario -per il sol fatto di averlo chiamato così- è stato liquidato come una semplice pagina di criminalità. Ma se oggi provassimo a sfogliare quella storia con occhi nuovi? Non è più tempo di slogan o rimozioni: il Sud postunitario ci parla ancora, tra polvere di fucili e legittime rivendicazioni. Un percorso che viene da lontano e da decenni di lavori. Ma adesso il lettore di libri a tema storico è finalmente possibilitato ad entrare in un’epoca turbolenta con maggior serenità. E turbolenta fu la stagione immediatamente postrisorgimentale. Eppure, è ora di guardare quella storia negli occhi, senza (più) paura.
Lo studio di Gianni Oliva
“La prima guerra civile” (Mondadori, 228 pagine, 19 euro) dello storico Gianni Oliva si configura come un saggio importante per comprendere il dramma sociale e politico che seguì l’unificazione italiana, a partire dal 1860. L’autore affronta con rigore e profondità uno degli aspetti meno raccontati e più controversi della nostra storia: appunto, il brigantaggio post-unitario e poi la dura repressione che ne seguì, fenomeni che Oliva interpreta come una vera e propria guerra civile interna all’Italia. Ed è questo il sostanziale e grande interesse di questo volume. Certo, l’espressione ed il concetto di “guerra civile” circolavano già da tempo, specie in scritti di giusta rivendicazione storica. Adesso, Oliva conferisce corporeità storiografica a questo tema. Con un linguaggio chiaro e ben documentato, ricostruisce un periodo storico di conflitto violento tra il nascente Stato italiano e le popolazioni meridionali, mettendo in luce le radici economiche, sociali e culturali che alimentarono la ribellione dei briganti, visti spesso non solo come semplici criminali ma come espressione di un malessere profondo e di una resistenza contro un processo di unificazione imposto con metodi repressivi e talvolta crudeli. Il libro analizza dettagliatamente le azioni militari e politiche messe in atto dallo Stato per sedare la rivolta, evidenziando l’uso massiccio della forza, le leggi speciali e la presenza di un clima di terrore che segnò duramente la popolazione civile. Oliva sottolinea come questa repressione non si limitò a combattere i briganti, ma coinvolse intere comunità, provocando morti ed una profonda spaccatura sociale, storica e culturale. La definizione di prima guerra civile adottata dall’autore restituisce la complessità di questo conflitto, che non fu solo una questione di ordine pubblico ma uno scontro violento e prolungato, che coinvolse diversi attori, dalle bande di briganti agli eserciti regolari, fino alle forze politiche dell’epoca. Questo scontro, spesso trascurato dalla storiografia tradizionale, è qui riportato in primo piano per il suo valore emblematico nella formazione dello Stato italiano e delle sue contraddizioni.
Va detto che Oliva si muove con equilibrio, evitando semplicistiche divisioni tra buoni e cattivi, ma presentando una realtà fatta di sofferenze, lotte, tradimenti e resistenze. Attraverso una ricca documentazione di fonti d’archivio, testimonianze e analisi militari, il saggio offre una narrazione avvincente e rigorosa, che invita a riflettere sulla complessità della costruzione nazionale e sulle conseguenze profonde che ancora oggi pesano sulla memoria e sull’identità del Sud Italia.
Un libro, dunque, focale per chi desidera andare oltre la retorica dell’Unità e scoprire le ombre e le ferite che accompagnarono la nascita del nostro Paese. Gianni Oliva offre un contributo prezioso per capire che la storia italiana è fatta anche di conflitti interni, di divisioni insanabili, di drammi umani spesso dimenticati, tuttavia fondamentali per interpretare il presente e le sfide ancora aperte.
Il brigantaggio, insomma, non fu un incidente di percorso ma parte di un più ampio trauma nazionale. Oggi possiamo (e dobbiamo) parlarne con più lucidità e meno ideologia. La Storia non chiede vendette ma verità. E forse, proprio da queste pagine controverse, possiamo trarre nuove chiavi per leggere l’Italia di ieri e di domani.
*Gianni Oliva, “La prima guerra civile” (Mondadori, 228 pagine, 19 euro)
Ogni conquista porta con se violenza. Nel caso di specie, il problema è un altro, un conto è l’Italia unita dalle armi di Roma, altro affare è l’unità imposta da una stirpe “reale” di vili, il cui triste ed anti-italiano epilogo di codardia e tradimento di quasi un secolo più tardi è testimonianza del suo livello infimo.
Tutti combatterono il brigantaggio, piaga del Sud, a cominciare da Murat…
La solita sviolinata dei comunistoidi in chiave antitaliana… I briganti era inevitabile eliminarli…
Ogni conquista porta con se violenza. Nel caso di specie, il problema è un altro, un conto è l’Italia unita dalle armi di Roma, altro affare è l’unità imposta da una stirpe “reale” di vili, il cui triste ed anti-italiano epilogo di codardia e tradimento di quasi un secolo più tardi è testimonianza del suo livello infimo.