
Giovedì scorso, alle 11h, le sirene a Berlino suonavano per un imminente attacco di droni o missili. Stavo scrivendo – il mio vizio – e sono distratto. Così non me ne sono accorto. Abito in un palazzo del 1893: pareti spesse, doppi vetri alle finestre.
Per evitare l´infarto a persone anziane, memori della guerra, e paurosi, sui cellulari è apparso l´avvertimento che era una prova. Non c´era pericolo reale. O almeno non ancora. Il cellullare ha emesso uno squillo lacerante. L´ho sentito, perché lo tengo sulla scrivania. Ma l´ho spento, per continuare a lavorare. L´ultima sirena era andata fuori servizio a Berlino nel 1993, quattro anni dopo la caduta del Muro. Oggi sono circa 200.
La metropoli, tornata unita, dalla fine del III Reich è stata una sorta di sensore, un gigantesco allarme ai tempi della Guerra fredda. Quando una crisi scoppiava in qualche parte del mondo, i carri armati degli alleati, sempre occupanti di fatto fino al 1989, si fronteggiavano lungo il muro con i Panzer dell´Armata Rossa. Un avvertimento reciproco.
La Gedächtniskirche
Berlino fu distrutta dai bombardamenti. Le vittime civili furono decine di migliaia: il calcolo esatto non è mai stato fatto. Berlino è stata così come oggi è Kiev, bersaglio dei droni e dei missili di Putin, che – come gli aerei anglo-americani – non distinguono tra obiettivi militari e asili infantili.
I vicini mi raccontano che la casa innanzi alle mie finestre, fino agli anni ’70, era un cumulo di macerie. La chiesa del ‘700, nella piazza, riportò gravi danni nel bombardamento del 22 novembre 1943, il più drammatico. Fu colpita – i turisti la vedono ancor oggi annerita dalle bombe, lasciata come “memento” – la Gedächtniskirche, in centro. I bombardieri giunsero fino al mio quartiere, lontano un paio di chilometri. Non c´erano obiettivi militari. Una bomba colpì di striscio il tetto del mio palazzo: riparato in modo provvisorio, quest´anno dovrebbe essere restaurato.
Bombe su Palermo
Non si dovrebbe indulgere alle memorie personali, ma ricordo le bombe su Palermo. Avevo un anno. Nessuno mi credeva. Mi dicevano: “Non è possibile, ricorderai i racconti che ti hanno fatto”. Quando avevo tre anni, i miei zii, tornati dalla guerra, che in Sicilia sembrò finire con lo sbarco degli alleati, mi sottoposero a interrogatorio. Ne conclusero: il bambino ricorda.
Ero a letto con mia madre, mio padre era in guerra, non avevo paura, perché lei fingeva di non averne. Il rumore delle bombe era una minaccia, ma non avevo idea della morte. Sentivo la stanza come una scatola invulnerabile. Un ricordo personale, non un racconto di adulti.
Palermo è forse l´unica città d´Europa dove si vedano ancora cicatrici della guerra, facciate delle antiche case nel centro storico butterate dalle schegge. Nemmeno le hanno volute cancellare gli architetti all´ambasciata italiana di Berlino, durante il restauro di 30 anni fa.
Amburgo, straripa il fiume Elba
Quando abitavo a Amburgo, a volte, di notte, sentivo rombi, come cannonate: erano i petardi di avvertimento, perché il fiume Elba minacciava di straripare. Un pericolo reale. Nella notte tra il 16 e 17 febbraio 1962, l´acqua alta provocò circa 200 vittime. Ad Amburgo, ai margini di Sankt-Pauli, quartiere a luci rosse, vedevo un gigantesco Bunker, era impossibile distruggerlo. Ora viene trasformato: ospiterà alloggi di lusso. A Berlino, un altro Bunker ospita un museo privato, il proprietario abita nell´attico.
Provviste per due settimane
Oggi ditte specializzate offrono mini-rifugi casalinghi, a partire da 80mila euro. Non mancano i clienti. I politici consigliano di conservare provviste a casa sufficienti per due settimane, in previsione della guerra. Fino agli anni ’80 era obbligatorio, ma nessuno rispettava la legge.
Le sirene ieri hanno suonato, dopo l´incursione di 18 droni russi, mercoledì, nella vicina Polonia. Errore o avvertimento? Per i miei vicini tedeschi Putin non commette errori. Io rimango ottimista, ma con loro non commento, per non essere giudicato ingenuo o peggio, a causa dell´età; oppure un italiano superficiale.
Uno psicoanalista potrebbe sospettare che, ieri mattina, non fossi distratto, ma che il mio subconscio non abbia voluto sentire le sirene, per i miei ricordi di bambino. Se ho fiducia nel professor Freud, ne ho però meno in un suo allievo.







Io non ho paura di Putin ma della pennuta Ursula e del velleitari volenterosi, una massa d’imbecilli al cubo