
Si incontrano persone con macchine fotografiche e obiettivi costosi, ma col paraluce montato al contrario, nella posizione prevista per il trasporto. Il paraluce non è un ornamento. Serve a ridurre i flare, le luci parassite prodotte dall’incidenza della luce sulla lente; e protegge la lente frontale da urti, pioggia e corpi estranei. Montato alla rovescia, spesso rende più difficoltoso maneggiare uno zoom o raggiungere i selettori dell’obiettivo.
Si potrebbe pensare al fotografo esperto che, valutate luce, posizione del sole e angolo di ripresa, decide di non utilizzarlo. Ma, quando la stessa scena si ripete quasi sistematicamente, l’ipotesi più semplice diventa un’altra: non si sa a che cosa serva o non si ha voglia di compiere il gesto necessario per usarlo. Si spendono migliaia di euro per acquistare uno strumento sofisticato, salvo poi trascurarne una delle più elementari modalità d’impiego e di protezione.
È una sciocchezza? Ma le sciocchezze, talora, raccontano una società. In autostrada la freccia per segnalare il cambio di corsia pare divenuta facoltativa. Non costa nulla azionarla e protegge anzitutto chi la usa: comunica a veicoli lanciati a 130 chilometri orari che stiamo per passare sulla loro traiettoria. Ma sempre meno automobilisti la usano.
L’obbligo degradato a consiglio
Dal disinteresse verso una buona pratica si passa al disinteresse verso una regola. E la regola percepita come scarsamente controllata e sostanzialmente priva di conseguenze, lentamente si trasforma, nella coscienza collettiva, da obbligo in consiglio.
Lo stesso meccanismo si vede nel ciclista, che percorre una strada contromano o si appropria del marciapiede o nel pedone che attraversa la strada col rosso. Tali comportamenti hanno in comune la perdita dell’abitudine a interrogarsi sul rapporto fra la propria condotta e gli altri.
Emile Durkheim chiamava “anomia” l’indebolimento della regolazione sociale. Studi contemporanei distinguono poi fra società dove le norme sono fortemente percepite e altre dove sono più elastiche e la loro violazione più tollerata. Gli esperimenti sulle cosiddette violazioni delle norme mostrano inoltre qualcosa di intuitivo: se vediamo che una piccola regola viene normalmente ignorata senza conseguenze, cresce la probabilità che anche noi la consideriamo irrilevante.
Indolenza, pigrizia & ignoranza
Il punto non è il paraluce. Né la freccia. Il problema nasce quando indolenza, pigrizia, ignoranza della funzione delle cose e indifferenza per le regole diventando usi collettivi. Una società non vive solo di leggi, tribunali e sanzioni. Vive soprattutto di milioni di minuscoli comportamenti. Ciascuno accetta limiti perché ogni limite serve a lui e agli altri.
Violare le regole non è solo una politica economica o legislativa. Diviene un atteggiamento culturale: l’idea che ogni regola sia un fastidio, ogni cautela superflua, ogni obbligo negoziabile finché non si deve rispettarlo. Un paraluce rovesciato fa sorridere. Una freccia dimenticata irrita. Un semaforo ignorato pare una piccola inciviltà. Ma proiettata su milioni di persone e su comportamenti più importanti la medesima disposizione mentale cambia natura. Affiora una società che perde il perché delle regole, l’abitudine a rispettarle e la consapevolezza della loro necessità. A quel punto, la deregulation sfocia nella disgragazione.






