Numeri, immagini e parole. Questa rubrica chiude il proprio occhio ai margini della scena della60. Stagione di rappresentazioni classiche della Fondazione Inda, tracciando un bilancio che non può essere, per un luogo mozzafiato come il Teatro Greco di Siracusa, fatto solo di numeri. Abbiamo dato la parola ai tre fotografi di scena della Stagione 2025: Maria Pia Ballarino, Franca Centaro e Michele Pantano. Intanto i numeri urgono, perchè senza i numeri la cultura non decolla, inutile negarlo.
INDA, come ha spiegato Marina Valensise, consigliere delegato della Fondazione, in 46 repliche degli spettacoli ha registrato il numero record di 172.516 spettatori (quasi tremila in più della scorsa Stagione) con oltre 5milioni di incassi per le due tragedie di Sofocle “Elettra” di Roberto Andò e “Edipo a Colono” di Robert Carsen i numeri parlano di più di 130000 spettatori, numeri altissimi per la commedia di Aristofane “Lisistrata” con la regia di Serena Senigaglia, mentre la trasposizione di Giuliano Peparini del poema di Omero “Iliade” ha registrato tre sold out. Una Stagione di grande valore, con opere che andranno in tournee: si comincia l’11 luglio a Pompei con “Elettra”.
Tolti di mezzo i numeri, ecco le emozioni. Michele Pantano (nella foto) ha seguito “Edipo a Colono” e “Iliade”.

Per lui l’emozione più forte “…è già entrare al Teatro Greco di Siracusa. E’ come stare in un mondo fatato, in un’epoca diversa. Poi segui le prove, vedi costruire lo spettacolo e dentro quel mondo ci sei pure tu con una bella responsabilità. La scelta di Inda di assegnare un fotografo a ogni spettacolo, che segue le prove fino alla generale, permette questo crescendo. Posso fare un paragone? La sensazione che provo è quella di un padre in attesa che nasca un figlio e capisce cosa vuol dire quella nascita per la madre, per il corpo della madre”.
Dice, celando nel sorriso una certa timidezza, che ha scattato per lo spettacolo di Carsen il suo Caravaggio “Il mio Caravaggio è una foto delle prove di Edipo a Colono. Guarda la luce, guarda le espressioni degli attori”. Come dargli torto?

Un movimento in crescendo anche per Franca Centaro, fotografa di “Elettra”. A Centaro (nella foto) trema la voce a distanza di giorni (le repliche della tragedia di Andò sono finite il 6 giugno) pensando ai giorni passati insieme alla compagnia di Andò

“E’ davvero un onore potere seguire la creazione di uno spettacolo, vedere il regista sapere cosa si aspetta e vederlo realizzare. Gli attori di Elettra sono bravissimi e Sonia Bergamasco è immensa. Anche nella vita: ti accorgi del garbo, della sensibilità, della semplicità nell’eleganza. Importante nel mio lavoro è anche il riconoscimento nelle tue immagini, che non saranno mai uguali, il fatto di aver capito ed eternato quel momento che per il soggetto, qui per l’attore, è importante. Quando si rivedono e si accettano, vuol dire che hai realizzato il loro momento topico, drammatico”.
Non esiste per Centaro uno scatto più difficile “Gli scatti hanno tutti una difficoltà. Nel senso che non c’è uno scatto più difficile di un altro ma uno che ti soddisfa più di un altro. Ti colpisce una composizione o un’espressione soprattutto dell’attore o del coro. C’è una foto dalla prima scena in cui Elettra è con il coro: lì comincia a presentare il suo personaggio e da lì si capisce quella che sarà la sua cifra in seno alla tragedia. Ecco cosa permette di fare delle foto significative. Oppure la foto di Elettra sul pianoforte, una delle più riproposte. Il regista dice fine e lei c’è tutta: il racconto di tutto quello che lei è stata e che forse sarà. Se devo, però, sceglierne una è la foto che ritrae Elettra con in mano le ceneri del fratello. Sonia Bergamasco piange realmente: ho fatto degli scatti veramente forti che hanno commosso anche me nel rivederli. Lo scatto si deve sentire, Poi può riuscire o meno, ma essere coinvolta è necessario”

Mostra la foto e dice “. In questa foto c’è lo sgomento, lo smarrimento, i suoi occhi dicono tutto!!!”
E’ il messaggio civile di “Lisistrata” è quello che ha emozionato Maria Pia Ballarino (nella foto)

“Senigaglia ha pensato la commedia come messaggio globale, il fatto che le donne possono fare in modo di non fare la guerra, e al di là delle donne ci sia questo messaggio di pace. Da un punto di vista scenico, il movimento, i costumi, la disposizione degli artisti era perfetto e anche lo spettatore è riuscito a seguire bene da qualsiasi punto del teatro lo spettacolo perché lei è stata attenta. L’insieme di donne che con Lisistrata recitano “ordito e trama”. L’ordito della commedia è incentrato sulla contrapposizione tra razionalità e saggezza delle donne e la follia è la violenza degli uomini, impegnati in una guerra distruttiva è inutile, mentre il potere delle donne si attiva nel saper negoziare e essere determinate quando serve. Ecco perché scelgo questa foto” Il rapporto tra regia e foto per Ballarino non si pone quando una regista come Senigaglia “dispone il movimento scenico, i costumi, la disposizione degli artisti in maniera così perfetta da poter fare scatti da qualsiasi punto del teatro. Di questo– aggiunge- anche lo spettatore si è accorto”

Per Michele Pantano “Non esiste uno scatto difficile, esiste lo spettacolo più difficile. Per me è Iliade, per le condizioni atmosferiche in cui abbiamo lavorato. Tutte le foto le ho scattate da cieco per il sudore che mi scendeva fino agli occhi. Per fortuna ricordavo quasi tutto a memoria, perché cerco sempre di catturare nella mente lo spettacolo”. Gli chiediamo anche la foto rappresentativa dello spettacolo di Giuliano Peparini e lui consegna la foto millimetrica “Scena al buio, millimetrica la messa a fuoco perché ero lontano. Trovare il momento esatto, quando sei a fondo scena, è stato complesso. Ma guarda quanto è bello il ghigno di Giuseppe Sartori!”

Nota al margine. Noi di Barbadillo non abbiamo immagini se non quelle offerte da questi tre straordinari fotografi. Abbiamo detto le parole per raccontare gli spettacoli, ma ne resta una: “Grazie. Grazie ai nostri lettori: esprimiamo un sentimento di gratitudine alle decine di migliaia di visitatori delle nostre pagine, spazio di riflessione, critica ma soprattutto di libertà”.





