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L’analisi (di G. Del Ninno). Da Malgieri a Veneziani, la crisi di governo vista da destra

Pubblicato il 23 Agosto 2019 da Giuseppe Del Ninno
Categorie : Politica

Lottare per l’egemonia delle idee

In queste ore, si sprecano retroscena, illazioni, ipotesi sull’esito della crisi di governo, apertasi in senato con le dimissioni del premier Conte e il duro j’accuse al suo vice e ministro dell’Interno Salvini. Qui vorremmo soffermarci sulle diverse posizioni assunte in proposito da due illustri commentatori “di destra”, Marcello Veneziani e Gennaro Malgieri, rispettivamente su “La Verità” e sulla testata on line “Formiche”.

 

Veneziani si schiera apertamente, anche se non senza riserve, con il ministro Salvini e la sua Lega, ritenendo che, per il mondo al quale appartiene, non vi siano, al momento, soddisfacenti alternative, ma soprattutto ribadendo che la costante crescita di consensi di quel partito dimostra che esso è, più di altri, in grado di rispondere alle esigenze della maggioranza dell’elettorato (al netto della sempre cospicua quota di astensionisti). Va sottolineato peraltro che Veneziani sosteneva Salvini ben prima dello show down al Senato e che non è abitudine dei pensatori metapolitici azzardare nomi e cognomi di persone e di partiti, a sostegno delle loro idee ed elaborazioni teoriche; ragion per cui, chapeau!

 

Malgieri parte invece da lontano, ribadendo le sue critiche, formulate fin dall’inizio,al governo giallo-verde. La sua retrospettiva e’ in parte condivisibile, ma presenta, a mio avviso, non poche lacune. Ad esempio, non dice, Malgieri, quale sarebbe stata l’alternativa auspicabile e praticabile, data la legge elettorale in vigore. Coalizione M5S-PD? Centrodestra con Forza Italia, ormai dai tempi del Nazareno autentico cavallo di Troia dell’establishment franco-tedesco e sempre pronta a giri di valzer con il PD? Nuove elezioni “modello Spagna”, aborrite dal Presidente Mattarella?

 

Quel governo non aveva alternative, anche alla luce dell’exploit elettorale dei grillini; del resto, la storia della Repubblica annovera non pochi esecutivi basati su coalizioni fra partiti provenienti da famiglie ideologiche differenti, quando non in conflitto fra loro: clericali e laicisti, socialisti e liberali, neutralisti e sostenitori del Patto Atlantico. Per tacere della pseudo alleanza fra la Lega di Bossi e il MSI-An di Fini. E allora? Con tutte le sue anomalie iniziali – poi deflagrate in seguito – il contratto Di Maio-Salvini rappresentava un doveroso tentativo di “nuove sintesi”, mettendo insieme il meglio dei rispettivi programmi dei contraenti.

 

Poi, si sa, le idee camminano con le gambe degli uomini e in mezzo alla selva delle congiunture storiche, e gli uomini sono tentati dalle sirene del potere; per di più, di fronte alle difficoltà c’e’ chi si esalta e chi perde la bussola. Non è questa la sede per stilare un consuntivo dell’operato del governo; tuttavia, in almeno due o tre campi si può parlare di risultati positivi, pur se bisognosi di adeguato seguito: la notevole riduzione dell’immigrazione illegale, con la conseguente riproposizione sui tavoli europei della urgenza di rivedere i relativi trattati; la revisione della legge Fornero, l’avvio di una complessa riforma fiscale basata sulla riduzione della pressione.

 

Si tratta di provvedimenti che necessitano di integrazioni e conferme, beninteso, ma la verifica degli effetti non si poteva pretendere in pochi mesi di attività governativa. Va poi considerata la “resistenza” opposta ad alcune iniziative non tanto dal contraente pentastellato, quanto dalle componenti dell’esecutivo più o meno riferibili al Quirinale (Tria, Trenta, Moavero). E’ chiaro che la lotta alla tratta dei migranti richiede misure adottate di concerto da soggetti internazionali, dall’ONU all’Unione Europea all’Unione degli Stati Africani; e’ altrettanto chiaro che la materia delicata richiedeva e richiede la massima coesione e identità di vedute fra i contraenti del patto di governo, sia per quanto concerne lo stanziamento di risorse sia per l’atteggiamento da assumere nelle sedi internazionali; condizioni, tutte, mai verificatesi.

 

Malgieri fa poi un accenno alle istanze di una destra sociale, non riconoscendole sotto le bandiere leghiste; ma non vediamo come si possano ignorare i rapporti instaurati fra la Lega e l’Unione Generale del Lavoro guidata da Paolo Capone, che dell’identita’ culturale di quel Sindacato ha fatto una bandiera, orgoglioso delle sue radici – da Corridoni fino alla CISNAL di Roberti, Laghi e Nobilia – e in prima fila nel rivendicare istituti come la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Su questa linea, peraltro, esiste già una convergenza con l’altra importante formazione politica collocabile a destra, Fratelli d’Italia.

 

Certo, il lavoro da fare, sia in termini di elaborazione teorica che di tessitura di alleanze per le attuazioni pratiche e’ enorme ed estremamente difficoltoso, dovendo  svolgersi sotto il fuoco concentrico di tutti i soggetti contrari a questo che sarebbe l’autentico cambiamento invocato da tante parti. Tuttavia, sarebbe colpevole ignorare da un lato le sintonie esistenti con altre formazioni politiche europee, sul filo della critica costruttiva all’Unione; è altrettanto miope sarebbe disconoscere analogie o addirittura identità di vedute fra la Lega salviniana e, in genere, il mondo della destra, ad esempio nella difesa delle tradizioni patrie – anche religiose – e della famiglia, nonché su alcune scelte in materia di politica estera.

 

Riguardo alle criticità, anch’io sono perplesso di fronte ai progetti di autonomia prospettati da alcune regioni, e non solo per l’argomento “storico”, secondo il quale si conoscono unicamente processi di aggregazione in chiave federalista, ma non di disaggregazione. D’altro canto, una pericolosa deriva “separatista” esiste già e purtroppo riguarda il sud e le isole, di fatto in arretrato di fronte al nord del paese, per cause che tutti conosciamo e non è qui il caso di ricordare. Senza contare che delegare alle classi dirigenti locali poteri ancora più importanti di quelli già attribuiti in forza della sciagurata riforma del Titolo Quinto della Costituzione, esporrebbe ulteriormente al rischio di incapacità e corruzione del ceto politico locale, troppo spesso inadeguato, come si è visto con le tante vicende che in questi decenni hanno intasato le aule dei Tribunali.

 

In definitiva, l’analisi di Malgieri, se mi sembra impietosa nei confronti della Lega – che, non si dimentichi, in questo Parlamento pesa soltanto il 17 per cento – non si conclude con una proposta alternativa (nomi e cognomi, ripetiamo!). E intanto, si organizzano le forze alle quali ci dovremmo opporre tutti, Malgieri, Veneziani e il popolo di destra tutto, per regalarci un governo dei partiti sconfitti in tutte le ultime competizioni elettorali o, peggio ancora, un governo di tecnici obbedienti ai dettami dell’Unione Europea. Alain de Benoist, in un recente saggio, illustrava gli imprescindibili legami fra le nozioni di sovranità, popolo e identità culturale. Rimandiamo tutti a quella lettura.

 

 

 

 

Di Giuseppe Del Ninno

19 risposte a L’analisi (di G. Del Ninno). Da Malgieri a Veneziani, la crisi di governo vista da destra

  1. Sottoscrivo anche le virgole di questa intelligente e lucidissima analisi di Del Ninno…

  2. Nella critica che viene fatta alla posizione di Malgieri, viene posta la questione delle soluzioni alternative rispetto al governo giallo verde ; tutte giustamente sono state viste come meno interessanti .Proprio per questo, non si capisce molto la posizione di Salvini ( che ora proveranno a far fuori per via giudiziaria, come tradizione di sinistra impone). Può essere che si sia fidato del fatto che Zingaretti e Renzi spergiuravano di voler andare al voto e che mai avrebbero fatto alleanze con i cinque stelle, Nel 2019 c’è ancora qualcuno che crede che i dirigenti del Pd abbiano una parola d’onore…
    Comunque non è detto che un’alleanza Pd-M5s abbia solo aspetti negativi(che però sono la stragrande maggioranza),infatti farà molta chiarezza sulla vera natura del M5s; quando (purtroppo non presto) si tornerà a votare sarà una gara a due (Lega vs Pd).

  3. Dalle parole di ieri e dei giorni precedenti si è capito chiaramente se ce ne fosse il bisogno che il problema non erano tanto i 5*(“Di Maio ha lavorato bene” ha detto Salvini) ma quel “terzo partito” formato da Conte, Tria, Trenta, Moavero etc etc Il problema è che i grillini sono i balcani e a parte gli ordini impartiti da Grillo e Casaleggio jr hanno anime diverse e contrastanti seppur ormai l’ala sinistroide stia prendendo il sopravvento,anche se ieri grillini come Paragone e altri hanno sparato a zero contro un alleanza col PD, lasciando aperto il “forno” leghista, che in effetti senza la zavorra Conte potrebbe essere un opzione interessante per un nuovo giallo-verde(mi aspetto franchi tiratori sia per un forno che per l’altro) Comunque è ovvio che se giallo-fucsia sarà ci saranno tantissimi aspetti negativi ma sicuramente almeno un paio molto positivi, ovvero sarà un suicidio politico per i 5* che andranno a sparire, poi se verranno prese misure impopolari tipo finanziaria lacrime e sangue e apertura dei porti alle prossime elezioni (che secondo me non saranno chissà fra quanto tempo) la Lega stravincerà a mani basse, purtroppo a quel punto i danni da riparare saranno pesantissimi…

  4. Interessante oggi l’analisi che fa Belpietro sull’unico quotidiano leggibile in Italia oggi, ovvero La Verità: https://www.laverita.info/zingaretti-tenta-il-colpo-piu-grosso-mettere-nel-sacco-5-stelle-e-renziani-2639962972.html Insomma si spera nelle eterne lotte intestine e settarismi dei kompagni…

  5. Il governo giallo-verde era la meno peggiore delle soluzioni, vista la infame legge elettorale “rosatellum”, che a differenza del “porcellum”, non ha consentito alla coalizione di centrodestra, vincitrice delle elezioni con il 43% dei voti, di ottenere il premio di maggioranza e di formare un governo. Anche se però non so quanto possa essere solido un governo Lega-FdI che potrebbe uscire da eventuali elezioni anticipate, visto che hanno molti elementi in comune, ma in molti altri sono totalmente divergenti, e penso ad esempio al federalismo leghista e al centralismo dei post-missini.

  6. il governo gialloverde era l’ultima speranza ( o iattura) per potere tenere unito questo paese. Il suo fallimento (che spero possa rientrare)
    è un futuro da cecoslovacchia (nel bene) o catalognia( nel male).
    Per il sud può (forse) essere la salvezza.

  7. Stefano: “se verranno prese misure impopolari la Lega stravincerà a mani basse”. Ciò è tutto da vedere! Ed in ogni caso senza alleati non andrebbe da nessuna parte… E neppure basterebbero la Meloni o la cosa di Toti…

  8. Scusami Guidobono se mi intrometto,ma se Salvini con la Meloni non sarebbero eventualmente in grado di fare un governo stabile.Quale sarebbe l’alternativa che tu proporresti??
    Perché poi secondo te Salvini Meloni non sarebbero in grado???

  9. Fernando. Per la storia di sempre. Il voto cosiddetto moderato, liberale ecc. Molti, soprattutto al Nord, non votano la Meloni, ed al Sud stessa cosa con Salvini… Le ragioni della storia, della propaganda, della manipolazione, del pregiudizio quel che vuoi…i molti errori fatti dalla Lega, poi quelli della ex banda AN ecc… Occorre qualcosa di simile a Forza Italia, senza Berlusconi…Credo…Saluti!

  10. Roberto. La Cataluña può piacere o meno (a me non piace) ma è il cuore pulsante dell’economia spagnola. Direi che da noi il Sud è l’esatto contrario…

  11. Felice secondo me ti sbagli, ormai il voto cosiddetto moderato non esiste più nelle modalità in cui esisteva prima e del resto tutte le ultime elezioni lo hanno dimostrato, oggi il “partito del Pil” vota tranquillamente Lega soprattutto al nord ovviamente ma anche al sud come dimostrato dalle amministrative in Calabria la Lega prende sempre più piede… Io credo che se dovessero esserci elezioni magari non subito ma fra qualche mese, tipo in primavera, le Lega potrà benissimo vincere insieme a FdI e senza FI con cui già si vede uno strappo non più ricucibile(e per fortuna!), alleandosi con FI invece li perderebbe i voti te l’assicuro(basta sentire un pò di vox populi, forse sei lontano dall’Italia ma ti assicuro che il sentimento è questo), allo stesso tempo a FI ormai conviene correre da sola come sostenuto da vari suoi esponenti, sul modello CDU tedesca… Poi certo allargare un alleanza a Toti può anche essere utile ma non indispensabile, anche perchè se Salvini va da solo scatterebbe anche il meccanismo del voto utile e sono più che sicuro che si avrebbe una maggioranza ampia con cui governare insieme a Meloni… Ormai la politica è cambiata, non segue più gli schemi di appena pochi anni fa, le alleanze pre-elettorali servono a nulla e la Lega questo lo sa bene e già si capisce che seguirà questa strada, Salvini + Meloni e basta, Toti al massimo in supporto esterno e si va prendere i 2/3 del parlamento(se non cambiano prima legge elettorale)…

  12. In effetti per votare esponenti di Forza Italia ,specie in Sicilia, ci vorrebbe un certo stomaco. Gianfranco Miccichè si è permesso di dire(pochi mesi fa) che ammazzerebbe tutti quei siciliani che hanno votato Lega(quindi ,presumo ,anche il sottoscritto).Stefania Prestigiacomo è stata una delle parlamentari a salire nella “Sea watch 3”, per esprimere solidarietà(insieme a politici di Leu, +Europa e Pd) alla Ong carica di migranti.
    E non sono i soli casi di ambiguità da parte di esponenti di Forza Italia in Sicilia.
    Di questo passo, sarebbe realmente difficile votare esponenti di questo partito, anche se dovessero essere sostenuti dall’ intero centrodestra…

  13. Wolf. Non ho detto che bisognerebbe votare Forza Italia, ma che occorrerebbe “qualcosa di simile a Forza Italia, senza Berlusconi” perchè uno schieramento di centro destra, o come vogliamo chiamarlo, possa vincere! Qui mi sembra che tutti lavorino per il PD, oggi il vero percettore del voto cosiddetto “moderato”, “laburista”, purtroppo…

  14. L’onda lunga dello sciagurato governo morente persino sul Campionato di Calcio! oggi negato alla Fiore un rigore gigantesco, solare su Ribery, quello del possibile 4-4. Di Maio e Fico ringraziano a nome dei loro votanti…E Renzi impari…Anche il VAR è perduto!!!!

  15. Mah, non è che tra Forza Italia e PD vi sia questo granché di differenze. E comunque, l’ipotesi che è andata emersa nelle ultime ore, di un possibile governo M5S-PD con a capo l’attuale Presidente della Camera – il marxista dei centri sociali e laureato in scienze della comunicazione con una tesi sulla canzone neomelodica napoletana – mi terrorizza non poco. Sarebbe un’ulteriore caduta verso il baratro per la Nazione.

  16. Werner. Senza tante buffonate, goliardate, commenti alla caxxo di cane, esibizionismi mediatici penosi, raccolta gratuita di nemici per tutta Europa, ‘putinismi’ dilettanteschi ecc. Salvini potrebbe poi capitalizzare alla grande un probabile governo Fico, da incubo, di 5stalle e pidioti. Purtroppo non ne ha la stoffa.

  17. @Guidobono
    Certo, Salvini potrebbe o non potrebbe capitalizzare, ma l’Italia invece é sicuro che capitolerebbe. Ma ai grillini non conviene secondo me fare un governo col PD: se si va ad elezioni anticipate, stando ai sondaggi, il M5S potrebbe ottenere il 15% dei consensi, meno della metà delle scorse politiche, e fare almeno l’opposizione, ma se invece la legislatura viene portata a termine e si vota nel 2023, potrebbe anche prendere una batosta elettorale tale da mettere a rischio la sua presenza in parlamento.

  18. Werner. Già, ma chi oggi è deputato della “palude”, a che cosa può aspirare? A che la legislatura vada avanti comunque!

  19. Fico presiede la Camera solo grazie a Salvini. Bene non dimenticarlo, non è passato un secolo.

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