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Confederation Cup. L’eccezione Tahiti quando il calcio si pratica in Polinesia

Pubblicato il 17 giugno 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

tahitiCi sono delle scelte che cambiano la vita delle persone. Ci sono delle decisioni, che, seppur apparentemente lontane ci sembrano quasi ininfluenti. Però capita, quando (e dove) meno te lo aspetti che con quelle scelte altrui prese a distanze siderali da casa tua devi farci i conti.

La scelta dell’Australia di associarsi alla federazione calcistica asiatica, ripudiando quella dell’Oceania, ha aperto il rutilante mondo della Pedata internazionale alla Polinesia. Al Maracanà, contro i campioni del Mondo spagnoli e le bizzose Super Aquile verdi nigeriane, scenderà in campo la rappresentativa di Tahiti.

Se ci fosse un campionato aperto alla squadra più anacronistica e romantica, i ragazzi del ct Eddie Etaete sarebbero di sicuro i vincitori assoluti. Quella franco-polinesiana è una formazione composta da dilettanti – eccezion fatta per Marama Vahirua, ex punta talentuosa del Nantes ai tempi della grandeur gialloverde – molti tra di loro sono parenti. Quasi un piccolo clan fatto di cugini, fratelli (ci sono anche i due gemelli Lorenzo e Alvin Tehau la cui testardaggine – si sottrassero al volere dei genitori che avrebbero preferito per loro un avvenire da maestri di Taekwondo –  ha consegnato al territorio d’oltremare francese mezzo centrocampo, ed il fratello Jonathan). Il calcio, qui, è una questione di famiglia. Presso la federazione locale, oltre al commissario tecnico, lavorano solo altre due persone. Qui in Italia e nel mondo ‘calcisticamente avanzato’ nemmeno le scuole calcio si reggono solo sul lavoro di due persone oltre all’allenatore. Basti questo a fermare il gioco dei paragoni.

Qualcosa di molto simile, in fondo, alla sciagurata Corea del Nord dei ‘Ridolini’ alla Coppa Rimet del ’66, ed alla Nuova Zelanda dei Kiwi bianchi nel mondiale sudafricano nel 2010. Qualcosa che non è così facilmente inquadrabile né prevedibile.

Al punto che alle impertinenti domande della stampa che cercavano di mettere in ridicolo la presupposta scalcagnata truppa tahitiana, il portiere iberico Victor Valdes ha risposto chiedendo rispetto per i polinesiani. Certo, gli spagnoli dello sport ci hanno abituato ad un tasso fin troppo stucchevole di politicamente corretto. Ma in fondo, si tratta di gente che gioca a pallone per divertimento, per passione. Appunto, per sport. E che si giocano la partita della vita, quella vera. Quando lo vedranno più il Maracanà?

La storia calcistica della Nazionale italiana dimostra cosa succede quando si sottovaluta troppo l’avversario, specialmente quando è piccolo e presunto scarso. In particolar modo, poi, nelle competizioni ufficiali dove bastano novanta minuti a scrivere la storia. Per fortuna, stavolta, la cenerentola Tahiti non è capitata a noi.

Di Giovanni Vasso

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