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Aeronautica. Sigonella ’85: la notte in cui la Vam tenne la posizione

Pubblicato il 22 maggio 2017 da Marco Petrelli
Categorie : Cultura
Immagine dei VAM

VAM

Ottobre 1985: è un mese caldo per la politica internazionale: il 7 ottobre un commando di terroristi sequestra una nave italiana, l’ “Achille Lauro” e uccide un cittadino statunitense, disabile e di origine ebraica. Il corpo è gettato in mare.

Quattro giorni più tardi, gli stessi terroristi sono a bordo di un aereo civile egiziano che Il Cairo usa per il loro trasferimento a Tunisi, allora sede dell’Organizzazione Liberazione Palestina (OLP); ma  intercettato da F14 Tomcat decollati dalla USS Saratoga su ordine di Washington il Boeing si vede costretto a seguire le indicazioni degli statunitensi che vogliono mettere le mani sugli assassini del loro connazionale. Dirottatori e negoziatori vanno catturati ma dove farli atterrare? Grecia, Tunisia e Israele hanno negato l’utilizzo dei loro scali e il carburante non è eterno. I caccia spingono i piloti a seguirli verso la Naval Air Base di Sigonella, in Sicilia, dove anche gli italiani sono restii a concedere l’autorizzazione finché, di fronte all’autonomia ormai quasi a zero, il Controllore di Torre militare e il suo assistente prendono una decisione: far atterrare il volo, ma su una pista secondaria; prendono terra anche gli F14 e due C-141 con a bordo le forze speciali della Delta Force USA.

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Sigonella. VAM, Delta e Carabinieri attorno al Boeing EgyptAIR con a bordo i terroristi

Allarmati dalla Torre, subito sopraggiungono i militari di leva dei VAM – Vigilanti Aeronautica Militare* (oggi SODT – Supporto Operativo Difesa Terrestre) e i carabinieri; anche il sostituto procuratore di Siracusa Roberto Pennisi è sul posto. Ma gli americani non demordono: la faccenda Achille Lauro spetta a loro e chiedono consegna di dirottatori e negoziatori; Roma, però, non vuole lasciare cadere la cosa perché, secondo il diritto della navigazione, la nave sulla quale si è consumato l’omicidio batte bandiera italiana, quindi è territorio italiano. Il Governo Craxi è chiaro: circondare l’apparecchio dell’Egyptair e considerare i passeggeri sotto custodia italiana. La Delta si piazza, armi in pugno, attorno agli avieri, una cosa gravissima considerando che ci si trova in un aeroporto di un Paese amico e alleato. Tre cerchi concentrici, VAM, Delta, Carabinieri; intanto la tensione sale anche fra Reagan e Craxi, quest’ultimo deciso a non cedere. Alla fine gli americani accettano di ritirare le forze:

“Non volarono parole grosse, semmai parole ferme” dichiarò tempo dopo a Mixer il Presidente del Consiglio, con il savoir-faire che lo distingueva; inseguito Al Flak Hussein (incaricato d’affari a Roma dell’OLP) ricordò che “Gli italiani sottolinearono che la cosa riguardava la loro sovranità; gli americani in quel momento non erano né d’accordo né contenti, ma la posizione del Governo italiano era ferma, indiscutibile”.

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Il leader PSI e Presidente del Consiglio Bettino Craxi

Giovane orgoglio. Sono tanti gli attori che, quella notte, recitano sul “palco” di Sigonella: egiziani, palestinesi, italiani, americani ma la parte da protagonista ce l’hanno i giovanissimi di leva del VAM. Sì, nessuno saprebbe dire oggi il nome di uno solo di loro, perché di sicuro la Notte di Sigonella non è sui libri di testo; però pensiamo per un momento cosa voglia dire avere 20 anni e starsene lontani da casa, in un perimetro aeroportuale che pare essere diventato il centro del mondo, con un gruppo di terroristi su un aereo e le forze speciali statunitensi che ti puntano il fucile contro. Già solo età e tipo di inquadramento (un coscritto contro un reparto altamente specializzato) è un punto d’orgoglio: quella sera i VAM tennero la posizione. Certo, fu un ordine e gli ordini non si interpretano si eseguono, ma l’essere rimasti lì fa di loro il simbolo di un’ Italia che sa prendersi le sue responsabilità.

“Sarebbe bastato che gli americani avessero tentato di prelevare con la forza i terroristi Schermata da 2017-05-21 13:49:05dall’aereo e che avessero travolto i nostri VAM: avrebbero risposto e poi sarebbero intervenuti i carabinieri che avrebbero sparato” ricorda Francesco Cossiga.

Memoria di quell’episodio? Poca, ma che può vivere solo in un modo: facendo il proprio dovere ogni giorno, con quel senso di responsabilità che nel nostro Paese pare cosa da fessi, ma che fu bandiera di un’Italia che disse “no”, una sera dell’85, grazie alla determinazione di 30, meravigliosi, giovani di leva e alla caratura di un politico di razza.

 

*VAM nasce nel 1949, in sostituzione della PAM (Polizia Aeronautica Militare)

@barbadilloit

@marco_petrelli

 

Di Marco Petrelli

5 risposte a Aeronautica. Sigonella ’85: la notte in cui la Vam tenne la posizione

  1. L’ultimo atto di Politica Internazionale e di Sovranità Territoriale di questo sciagurato paese ….

  2. Come dice Catilina, quello fu l’ultimo sussulto di sovranità della nostra Nazione. I protagonisti di quella vicenda pagarono caro l’insubordinazione e da allora, purtroppo, più nulla…

  3. la foto degli 8 avieri in alto a destra è stata scattata con la mia macchina fotografica ed è l’ultima mia guardia il 22 ottobre 1985 ore 12,15 presso il 67° gruppo I.T. di MONTE CALVARINA. io sono il terz’ultimo da sin, quello con camicia e cravatta sotto la drop, onore a tutti i VAM

  4. Il CAF scrisse la sua sentenza di morte politica. A Moro era andata peggio…

  5. Quando hai 100 Basi militari nel tuo territorio, di cui non hai le chiavi, di che sovranità stiamo parlando? Del resto non è che le chiudi con una mozione… E se anche le chiudessi, poi, che fai, visto che non disponi di armi adeguate e neppure te le puoi procurare? Le affittiamo a Putin? Meglio abbozzare, ma certo non pagare a Trump quel che Trump chiede. Le basi Nato servono essenzialmente agli USA. Facessero quindi un po’ loro…Se ne vogliono andare in Kossovo? Vadino, vadino…A noi basterebbero dei Savoia-Marchetti da Museo per bombardare i barconi della Libia sulle loro spiagge…

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