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Il caso. Pietro Grasso e le posizioni del magistrato non allineate ai diktat giustizialisti

Pubblicato il 16 marzo 2013 da Giovanni Marinetti
Categorie : Corsivi

grassoSicuri che Pietro Grasso al Senato farebbe così gola ai grillini e agli anti-berlusconiani? Chi legge quotidianamente il Fatto o conosce un po’ le vicende delle varie “guerre” tra fazioni della magistratura qualche dubbio, più d’uno, potrebbe averlo.

Sicuramente una carriera brillante quella dell’ex procuratore nazionale antimafia, ma che agli occhi di molti travaglini è “macchiata” da un precedente. È il 2005, Grasso subentra al Pna a Pier Luigi Vigna con 18 voti e cinque astensioni all’interno del Csm. Ma la sua nomina suscitò molte polemiche, soprattutto tra i “sostenitori” di Gian Carlo Caselli, considerato il favorito proprio per il ruolo di procuratore nazionale antimafia: colpa di un emendamento del senatore Bobbio (di Alleanza Nazionale, il governo era il Berlusconi III) alla legge delega di riforma dell’ordinamento giudiziaria. Emendamento che mise fuorigioco Caselli per superamento del limite di età. Una beffa, visto che la Corte Costituzionale, a giochi ormai fatti, la dichiarò incostituzionale.

Da allora i veleni del clan Travaglio non sono mancati. Anche recentemente.

Così, nel dicembre scorso, scrive Marco Travaglio di Grasso: «i suoi rapporti col Potere sono da sempre idilliaci: specie da quando subentrò a Caselli alla Procura di Palermo e subito se ne dissociò, abbandonò le indagini su mafia e politica (Cuffaro a parte), allontanò dalla Dda i pm più impegnati su quel fronte, lasciò nel cassetto le carte sequestrate a Ciancimino sulla trattativa, rifiutò di controfirmare l’appello contro l’assoluzione di Andreotti in primo grado, meritandosi gli elogi di berluscones e “riformisti” centrosinistri, infine ritirò il premio: la legge Bobbio (An), poi dichiarata incostituzionale, che di fatto lo nominava procuratore nazionale antimafia estromettendo il suo unico concorrente Caselli.

Da allora, democristianamente, si barcamena. Un giorno dice: “Le stragi furono date in subappalto a Cosa Nostra per gettare l’Italia nel caos e dare la possibilità a un’entità esterna di proporsi come soluzione”, insomma “agevolare l’avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste”. Cioè Forza Italia. Un altro, fra gli applausi dei Gasparri, propone “un premio speciale a Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia”».

Travaglio lo immaginava probabile ministro della Giustizia (scriveva nello stesso articolo, infatti: «Se però, dopo le elezioni, Bersani risposasse Monti, Grasso potrebbe essere ministro della Giustizia in un governo appoggiato dall’Udc, il partito che fu di Cuffaro. Così nessuno potrà accusarlo di fare politica contro i suoi imputati. Semmai, pro».). Ci è andato vicino.

Di Giovanni Marinetti

Una risposta a Il caso. Pietro Grasso e le posizioni del magistrato non allineate ai diktat giustizialisti

  1. basta un fatto su tutto. ieri sera travaglio è stato a casa sul divano invece di confrontarsi con chi ha accusato nei sui faziosi monologhi! di codardi ne è piena la terra!

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