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Il caso. Nessuna censura per Fedez pro M5S: in Italia si torni a discutere di contenuti

Pubblicato il 13 ottobre 2014 da Angela Azzaro
Categorie : Politica
Il rapper Fedez

Il rapper Fedez

Ho visto il video di Fedez in cui canta il suo inno per il Movimento Cinque Stelle. Non mi è piaciuto, anche se bisogna riconoscere che la canzone è scritta bene, il video ben fatto, il rapper come sempre efficace. Non mi è piaciuto Non sono partito (si chiama così l’inno) perché ripropone un po’ di luoghi comuni sul movimento e contro Napolitano. Dopo Sabina Guzzanti ecco un altro ossessionato dalla presunta trattativa Stato-mafia. Viene da dire: il Paese va a rotoli, la disoccupazione ci sta stendendo tutti, la crisi ormai è andata oltre il fondo, ma il problema è una questione nebulosa e strumentalizzata come quella della vicenda che vede coinvolti Quirinale, boss e procura di Palermo!

La critica è legittima. Ma lo è ancora di più il fatto che Fedez presti la sua opera artistica a favore di un movimento in cui si riconosce. O meglio così dovrebbe essere in un Paese in cui la libertà d’espressione ha piena dignità. Invece due deputati del Pd, Federico Gelli ed Ernesto Magorno, hanno pensato bene di protestare e di chiedere a Sky di prendere posizione contro Fedez. Il rapper in questo momento è tra i giudici di X Factor e secondo i parlamentari, con quel video, metterebbe a rischio l’equilibrio politico finora mantenuto dall’emittente di Murdoch. Così hanno scritto i due dem: «X Factor rappresenta una delle trasmissioni di maggiore successo di Sky e raccoglie in particolare grande attenzione dal pubblico giovane. La decisione di Fedez di scendere in campo in politica, come autore dell’inno ufficiale della manifestazione di Beppe Grillo e del suo partito al Circo Massimo, può creare certamente uno scollamento con l’immagine sempre imparziale di Sky».

La risposta di Fedez non ha tardato ad arrivare via social. Ed è stata molto dura. «Io non sono a X Factor per fare propaganda e mai l’ho fatta, ma da cittadino ho le mie idee politiche e non ho nessun motivo per tenerle nascoste, il fatto che per averle espresse si chieda la mia testa ci riporta indietro di 60 anni alla censura e al fascismo». Il tutto accompagnato da una foto di Hitler e Mussolini a voler ribadire il concetto. Il paragone è forse troppo duro rispetto all’entità della provocazione. Ma certo la richiesta di censura esiste ed è anche un segno dei tempi, di come vengano considerati gli intellettuali. Ci si lamenta del fatto che non siano impegnati, che non prendano posizione, poi se uno lo fa, e non corrisponde alle proprie idee, si chiede – attraverso la censura – la neutralità, lo spogliarsi delle proprie opinioni per diventare insignificante. Davanti all’inno di Fedez, alle sue accuse nei confronti di Napolitano, non si risponde entrando nel merito ma chiedendo la prima volta l’intervento del padrone Sky, la seconda volta chiedendo il rispetto delle istituzioni, cioè del Quirinale, come se il capo dello Stato non potesse essere oggetto di critiche senza venire accusati di «vilipendio».

Il vilipendio non c’entra niente. Come spiegano benissimo i Radicali è un reato che andrebbe abolito. Insistere come se avesse ancora un senso, racconta bene la cultura censoria di una parte della sinistra che su questo – è però importante sottolinearlo – fa a gara con il Movimento Cinque Stelle. Sono due culture speculari che criticano il Paese partendo dalla propria superiorità morale o dalla presunzione che ci sia un marcio che gli altri rappresentano e che va sconfitto.

L’inno di Fedez sta dentro l’ossessione di una parte del Paese sulle istituzioni corrotte. La crisi della democrazia, svuotata di senso dallo strapotere dell’Europa, viene riportata alla sua versione macchietta: al fatto che ci sarebbero dei colpevoli da mandare in galera o da silurare perché responsabili. La crisi delle istituzioni è così esasperata – come nel dibattito pubblico sul processo stato/mafia – ma per essere banalizzata. Il problema non richiede una riflessione profonda, seria e una risposta all’altezza della sfida, è sufficiente far fuori i “colpevoli” perché tutto torni a funzionare come si deve. Il film di Sabina Guzzanti rientra in questa categoria. Anche Fedez non scherza. Ma è possibile discutere e criticare e dire quello che si pensa, senza invocare la censura? (da Il Garantista)

@barbadilloit

Di Angela Azzaro

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