0

Liga. Fausto Rossi il talento italiano che ha castigato il Barça di Messi

Pubblicato il 11 marzo 2014 da Michele Mannarella
Categorie : Sport/identità/passioni

rossiClamoroso al Josè Zorrilla. Si potrebbe prendere in prestito la celebre frase di Sandro Ciotti, riferita al Catania che sconfisse l’Inter di Herrera in corsa per lo scudetto nel ’61, per definire quello che è avvenuto sabato a Valladolid. All’epoca gli etnei erano già salvi, non avevano più nulla da chiedere al campionato e si trattava delle ultime, infuocate, giornate di campionato. In questo caso, invece, il Real Valladolid è seriamente invischiato nella lotta per non retrocedere, e siamo all’inizio di un combattutissimo girone di ritorno. Quello che accomuna Catania e Valladolid è un evento che, nel mondo del pallone, di tanto in tanto si ripresenta, accendendo i cuori dei tifosi e perpetuando la magia che questo sport sa regalare : delle volte accade che Davide batta Golia. In questo caso, chi batte Golia però si chiama Fausto. Fausto Rossi.

Cronaca di un’impresa. Siamo al 16’ minuto di una partita, sulla carta, già scritta. Il Real Valladolid, penultimo nella Liga, affronta tra le mura amiche dello stadio José Zorrilla il Barcellona stellare di Messi, Neymar, Iniesta (quest’ultimo assente per motivi familiari) in piena lotta per il titolo con le due squadre di Madrid. I blaugrana sono in crisi, è vero, hanno perso nell’ultima trasferta contro il Real Sociedad, non è molto che hanno ceduto al Valencia addirittura al Camp Nou, ma stavolta, francamente, il Valladolid non sembra proprio essere in grado di impensierire i campioni catalani. Poi quel minuto, il 16’. Javi Guerra, punta dei ‘pucela’, tira, Adriano gli si oppone e il pallone finisce addosso a Fausto Rossi, 23 anni, professione centrocampista, di quelli poco propensi al gol. Occasione unica, e Fausto da Torino non la spreca : la rete alle spalle di Valdes si gonfia, e i bianco viola passano clamorosamente in vantaggio. Da lì, fino al 90° il Barça non riuscirà più a tornare in partita, e il triplice fischio dell’arbitro ha il suono dell’impresa.

Un macigno. Il primo gol di Fausto Rossi in Spagna è pesantissimo : ferma il Barcellona, regala la 5° vittoria in campionato al Valladolid riaprendo i giochi per la permanenza nella Liga, e diventa, per un giorno, l’eroe di Spagna, con tanto di crampi a fine partita. Il Real Madrid, tramite Bronzetti, l’ha addirittura chiamato per ringraziarlo ed invitarlo al Bernabeu, con annessa maglia autografata da Cristiano Ronaldo, suo idolo. E pensare che Rossi, gioiellino delle giovanili della Juventus in prestito in Castiglia, finora aveva fatto gol soltanto ad Albinoleffe e Grosseto, senza mai calcare i campi della serie A. Un infortunio a 17 anni ne aveva rallentato l’ascesa, destinandolo a quella (mala) abitudine tutta italiana di fare la trottola in giro per la provincia, con il rischio serio di bruciare un talento e relegarlo al ruolo di ennesimo carneade del mondo pallonaro. Il gol al Barcellona ha però prepotentemente richiamato l’attenzione su di sé, anche tra chi di dovere che si era dimenticato di lui.

Fuga di talenti. Il Made in Italy all’estero, si sa, è un’etichetta che riscuote sempre un notevole successo, ed il mondo del pallone non ne è certo esente. I giovani calciatori all’estero riscuotono da anni successi e spazi che nel nostro campionato non riescono a trovare, spesso chiusi da improbabili presunte promesse pescate chissà dove o flop clamorosi. Quindi ecco vedere Fausto Rossi segnare al Barcellona dopo aver vestito le maglie di Vicenza e Brescia. O Giulio Donati, terzino destro scuola Inter, l’anno scorso non sempre titolare al Grosseto retrocesso in C1 (pardon, Lega Pro), ed ora agli ottavi di Champions con il Bayer Leverkusen. Le giovanili dell’Inter poi sembrano avere la rara abilità di sfornare talenti incompresi. Luca Caldirola, ad esempio, difensore centrale attualmente al Werder Brema che ha lasciato l’Italia senza aver mai esordito in serie A, nonostante la fascia di capitano dell’Under 21. O Davide Santon, anche lui prodotto del vivaio nerazzurro. Promessa sotto Mou, predestinato ai mondiali di Sud Africa con Lippi, venne successivamente considerato troppo acerbo per ritagliarsi un posto nell’Inter del post-triplete. Il Newcastle la pensò diversamente, decidendo di portarlo al St.James’ Park, e pian piano è diventato titolare inamovibile nei Magpies, tanto da guadagnarsi anche la Nazionale. Anche Graziano Pellè, che ora sta facendo sognare i tifosi del Feyenoord a suon di gol, ha trovato all’estero lo spazio per esplodere. Dopo 4 anni passati all’Az Alkmaar per espressa volontà di Van Gaal, è tornato in Italia al Parma e alla Samp, senza incidere (ma anche senza giocare granché). A quel punto, la chance di Rotterdam e l’esplosione. O Bocchetti, colonna della difesa dello Spartak Mosca dopo esserlo stato del Rubin Kazan. Poi fanno poco testo il talento Verratti, strappato alle italiane a colpi di milioni dagli sceicchi del Psg, e Criscito, anche lui finito allo Zenit San Pietroburgo a suon di rubli.

Il gol di Rossi quindi, con tutte le forzature del caso, diventa metafora e si riempie di un significato tutto particolare. Una rete che sa tanto di rivincita per quei giovani talenti chiusi, mandati a farsi le ossa in giro perché la società che li ha cresciuti non ha abbastanza fiducia per scommettere su di loro. Eppure questi ragazzi, con un po’ di spazio e fiducia, sono in grado di diventare dei novelli Davide e battere perfino un gigante come il Barcellona. Nel calcio come nella vita reale.
No, il calcio non sarà mai solo uno sport.

@barbadilloit

Di Michele Mannarella

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>