
Il 3 ottobre 1226 San Francesco muore. Il suo respiro un filo d’aria, il corpo segnato dalle stimmate, gli ultimi due respiri, gli occhi volti verso la bellezza del cielo. Con questa immagine Claudio Baglioni e Michele Caccamo raccontano in Tau. In segno d’amore la morte del santo di Assisi. Francesco, il folle di Dio, il giullare di Dio, il poverello che parla coi lupi, che inventa il presepe, che esce indenne dall’incontro col Saladino, il giovane ubriaco prima di vino e poi di Dio, l’uomo che in pieno Medioevo si è fatto carne di Dio. Sono trascorsi ottocento anni e un solo papa si è battezzato Francesco: per ardore di carità Bergoglio, per inadeguatezza si sono astenuti forse gli altri . Ottocento anni in cui Francesco è apparso due volte nel controverso Padre Pio e nell’ascetico Biagio Conte. Ottocento anni in cui la figura di Francesco ha dominato l’immaginario popolare e culturale. Cultura pop è quella di Francesco e la musica pop ha donato a Francesco un musical Forza, venite gente, il concept album di Angelo Branduardi L’infinitamente piccolo, alcune canzoni soprattutto per bambini e la colonna sonora di Fratello sole, sorella luna, il film di Franco Zeffirelli del 1972 cantata da Baglioni.
Nello stesso 1972 Baglioni esce con l’album che contiene la canzone del secolo Questo piccolo grande amore che fa di lui il musicista poeta dell’amore. Ogni altra parola aggiunge solo uno zero virgola alle migliaia di altre parole spese, in quasi sessanta anni di carriera, per dire come Baglioni abbia declinato nelle sue canzoni ogni sfumatura del sentimento più umano: dal pudore all’eros, dal dolore alla nostalgia, dalla gelosia al tradimento, dall’adesso a mille giorni ancora. Non solo l’amore verso una donna ma verso gli altri, il figlio, gli anziani, i soli, i cana femmina. Verso la musica “la dolce processione di tutti i miei se”. Il verso è tratto da Dodici note, penultima traccia del disco In questa storia che è la mia. Nel risvolto di copertina Baglioni scrive “Se qualcuno esistesse da solo senza il vento il mare il sole la luna un gatto un cavallo un altro essere umano non avrebbe una storia da svolgere”. L’uomo, la natura, una storia da svolgere. Ogni concerto di Claudio Baglioni è una storia, lo sarà di certo anche Che notte è questa!: il prologo in sette date di una storia in musica da scrivere lungo il 2027 e concludere con CHE NOTTE È QUESTA! il ritorno. Un romanzo, insomma.

Ma in quella frase, in cui chiama a raccolta le creature, c’è un’altra suggestione che ha accompagnato la parabola di uomo e poeta e musicista di Claudio Baglioni ed è la figura di San Francesco. Una fede mai ostentata il cui segno più visibile è stato il concerto in Vaticano per gli ottanta anni di papa Francesco. Ancora un multiplo di otto. Otto, “il numero dell’infinito innalzato in verticale”: così si legge nell’ultimo tributo di Claudio Baglioni a Francesco, il libro scritto a quattro mani con il poeta e paroliere Michele Caccamo. Scritto, non rende l’idea: sgorgato, meglio. Sgorgato dall’anima, dalla parte più potente dell’uomo perché porta impresso il tempo. Il libro narra degli ultimi otto giorni di vita di Sant’Antonio da Padova e delle sue otto visioni e delle sue otto spoliazioni sulle orme di San Francesco. Antonio ovvero la teologia, Francesco ovvero la teofania. Un dialogo onirico tra chi aveva inseguito Dio con la sapienza e chi con la brama. La memoria della vita di Francesco nella morte di Antonio sull’albero del noce. Baglioni e Caccamo compongono un testo che è una preghiera lunga 223 pagine. Pagine intonse per sfidare il lettore all’itinerario della conoscenza: la pazienza di tagliare le pagine è prova di fede. Un battito in crescendo dell’anima, lo stupore della fede e la meraviglia di Dio. Non è un libro per asceti né un breviario per parrocchiani ma un exemplum laico. Due uomini, due artisti che si misurano con l’urgenza di Dio. “Adesso che sono nudo smettetela di urlare e datemi, vi prego, solo carezze e pace…Io sono nudo contro la vostra collera” dice Francesco al padre mercante e come non pensare al quadro francescano che Baglioni volle nello show televisivo Uà con Achille Lauro, che la spoliazione di Francesco aveva scandalosamente portato a Sanremo e che recita in piedi su una scala di ferro il Cantico delle Creature. Al cantico, prima opera in volgare italiano, è dedicata la sesta notte. Antonio, con la mente di un giovane e le ossa di un morto, ha la visione di Francesco che loda Dio. Sono pagine in cui i versi del Cantico sono interrotti dalla rappresentazione dell’estasi di Francesco.

Baglioni non poteva se non riscriverlo in un trionfo di orchestra. Nascono così, a pochi giorni dall’uscita del libro, due lodi in musica: l’inedito omonimo e il nuovo arrangiamento della colonna sonora per Zeffirelli. Una sinfonia, la riscrittura del Cantico. Tutta personale, tutta intima. Ha inverato magnificamente un pensiero di Pietrangelo Buttafuoco, scritto qualche giorno fa, a proposito del profluvio di celebrazioni del santo. “Tutti coloro che si mettono alla sequela di Francesco sanno di dovere apporre al cordone un bacio per ogni nodo”. Le note di un bacio sul nodo.





