
Non è Totò e nemmeno Ettore Petrolini il Roberto Benigni che celebra San Francesco senza l’arte. Giusto il Principe de Curtis nel film Il monaco di Monza – con l’insuperata recita del Santo Rosario in coppia con Macario – aveva saputo far lieta fabula comica sulla sequela del santo col saio, ben diversa dal Benigni, dal fiato roco, quando orecchia la solita interpretazione farlocca e scontata quanto falsa.
Non è Dottrina e nemmeno Carità quella del Poverello. Non è Francesco quello che Benigni e quelli che lisciano il pelo dal verso giusto lo raccontano, no: era meglio. L’Ordine, infatti, dove tutto procede secondo obbedienza e militia non è la culla del birignao ma la tana di padre Pio, il più ruvido incazzoso santo che mai calendario abbia potuto avere.
La sua santità è rustica quanto verace, Fra Galdino che faceva la cerca delle noci è un esempio, fra Cristoforo dei Promessi Sposi l’altro esempio, e Lui stesso poi, il nostro Francesco, “il più Santo degli italiani, il più Italiano dei santi”, per come lo evocava Gabriele D’Annunzio, era un tipo di mano dura, altro che gnao gnao.
L’amore di madonna Povertà non è il poveraccismo di cui si fa estetica nel bla-bla telegenico. Raccomandando ai suoi, Lei, “la donna sua più cara”, comandando “che l’amassero a fede” il ritorno alla Povertà è la gioia scarna nel ringraziamento costante verso i novantanove attributi di Dio.
Tutti coloro che si mettono alla sequela di Francesco, sanno di dovere apporre al cordone un bacio per ogni nodo, e cioè un bacio per il nodo di Povertà, uno per quello di Obbedienza e uno per quello di Castità. Oltre i francescani, oltre i conventuali, potenti in Povertà ci sono i cappuccini, fedeli al fondamento della porta sì stretta che per passarvi occorre farsi minori, è la cruna d’ago per quale passano ricchi cammelli se non per miracolo dell’infinita Clemenza e Misericordia dell’Altissimo.

L’Ordine di Francesco è chiaro, e sia di memoria per gli avventati turisti dello spirito del tempo: portare nel mondo la grande guerra e la piccola. Tale e quale, la distinzione tra il piccolo e il grande Jihad. Un segno ben chiaro della visita di San Francesco al Sultano Malek-al-Kamil in Egitto nel 1220 (e non in Palestina o in Siria, dove Benigni ha voluto collocare la sua divulgazione, di certo sollecitata dal marketing…).
Francesco Gabrieli, nel saggio San Francesco e l’oriente islamico conferma la suddetta affinità: “La cortesia e la generosa benignità di al-Kamil verso il fraticello evangelizzatore si riflette nella leggenda, degli Actus e dei Fioretti che ne derivano, sul battesimo che il Sultano ayyubita avrebbe ricevuto in punto di morte da alcuni frati minori, secondo una predizione e promessa di Francesco stesso”.
Francesco non è il santo dell’umanismo, non è il santo degli atei irenisti. Sociale tra i sociali, è l’alter Christus, per cui “non può dirsi quando è visto, se è Francesco oppure Cristo”.
Post-Scriptum
Nulla salus extra Ecclesiam ma oltre la ortodossa lettura della Chiesa, per non inciampare nei luoghi comuni dei laici, basterebbe fermarsi ad ascoltare quello che Massimo Cacciari dice al Tg3 e così mettere un punto: “Sta dilagando una visione sentimentalizzata di Francesco che è l’opposto della sua figura; ecologico, amante generico della natura… non c’entra nulla. Francesco ama le creature in quanto segno del Creatore e se uno non crede al Creatore la lode alle creature per Francesco non avrebbe nessun senso. La paupertas è ridotta a beneficenza, a una volontà generica di essere buoni, la paupertas francescana è invece un esercizio di svuotamento del sé per amare gli altri. Nella lode delle creature non c’è la lode dell’uomo perché questi è lodabile soltanto perché capace di altissima paupertas, è capace di perdono. Tutto l’opposto di ciò che avviene nel mondo contemporaneo dove regna la sete di vendetta, dove nessuno svuota se stesso, dove tutti amano appassionatamente se stessi e quindi Francesco, oggi, o è un segno di radicale contraddizione oppure è molto meglio, molto meglio, lasciarlo perdere”.
Qui si mette il punto e l’a capo è solo PACE. E BENE.
(da Insider SkyTg24)






