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Un approccio tutto italiano e futurista all’Intelligenza artificiale e alla connessa geopolitica: la versione di Nuccio Bovalino

Il colloquio con l'intellettuale calabrese, tra i nuovi interpreti delle innovazioni del nostro tempo con uno schema archeofuturista

di Ingrid Skaug
6 Ottobre 2026
in Cultura, Le interviste
0
La bellezza della velocità

Professor Nuccio Bovalino, In occasione di un interessante panel a Fenix, abbiamo parlato di Intelligenza Artificiale e Futurismo, chiedendoci assieme a Giordano Bruno Guerri, a Federico Mollicone e ad Andrea Moi se Marinetti avrebbe usato l’IA. Senza particolari dubbi, da àuspici del progresso, siamo arrivati alla conclusione che i Futuristi ne sarebbero stati grandi estimatori. Le formulo una provocazione: l’ispirazione è una tensione intellettuale e spirituale intrinsecamente molto umana; ora, nello spazio digitale si moltiplicano i contenuti e le interazioni generati dalle IA, che superano di numero anche quelli umani. Venendo quindi meno il reale confronto tra esseri umani – la fucina della creatività e dell’ispirazione – non rischiamo la castrazione intellettuale? Non rischieremmo di creare un mondo omogeneizzato in cui sarebbe impossibile che nascesse un nuovo Marinetti?

“L’uomo è connesso da sempre con l’alterità. Che siano divinità mitologiche o tecnologie avanzate c’è qualcosa di ontologico che caratterizza l’uomo e lo definisce tale in quanto relazione. L’altro con cui l’uomo si relaziona è il medium che gli permette di riconoscersi e aumentare consapevolezza di sé e del mondo. Oggi si insiste sul dramma sociale di un uomo che ha sacrificato la tradizionale relazione umana, privilegiando la relazione con le tecnologie, ancor più oggi con l’IA. L’atto di navigare nella rete nasce come un viaggio nei meandri dei luoghi virtuali, dove si incontravano soggetti trasformati in avatar, spesso sconosciuti e anonimi. Quel viaggio non era solo una forma di esperienza dell’altro ma anche una forma di dialogo introspettivo. L’internauta, addentrandosi nel web, operava una forma di autocoscienza, un processo di esplorazione del proprio mondo interiore e di consapevolezza delle proprie voglie e desideri. Questo tipo di relazione intima con la tecnologia è ancora di più evidente con l’IA. Interrogare Chatgpt diventa un modo per analizzare anche se stessi. Chi la interroga le chiede consigli su questioni molto personali e alcuni la considerano uno psicologo onnipotente, perché capace di fornire interpretazioni del vissuto e suggerimenti sul da farsi in relazione alle problematiche mescolando una mole di dati e di esperienze presenti nel web. Le intelligenze generative sono come degli archeologi che invece di scavare nella terra, scavano nelle profondità del web per portare alla luce tracce umane disseminate online. È lo scibile umano che sedimentato nella rete viene usato dalle IA generative per elaborare risposte e contenuti di ogni genere”.

Quasi una sinergia involontaria…

“Di recente è stato creato un social network per agenti di Intelligenza Artificiale, Moltbook, dove le macchine interagiscono fra di loro. Gli umani possono solo osservare cosa si dicono, cercando di indagare e comprendere cosa succede quando l’intelligenza artificiale viene lasciata libera di agire. L’Internet of Things è qualcosa che esiste da tempo, non è recente, ed è la possibilità delle macchine di interagire tra di loro per dar vita a dei processi. Ma nel caso dell’Internet of Things stiamo esaminando oggetti che dialogano fra di loro, raccogliendo dati e interagendo con altri oggetti per creare processi utili a uno scopo concreto e deciso dall’uomo. Quello di Moltbook è un esercizio più etico ed estetico che operativo. L’idea neanche molto celata, è di alimentare con Moltbook e progetti simili, l’idea di una tecnologia pronta a fagocitare l’umano e consapevole di questa possibilità. È la profezia di cui parlava il filosofo eretico Nick Land per cui la tecnologia agisce dal futuro sul presente al fine di condurre l’uomo alla costruzione di macchine che lo rimpiazzeranno. Land definiva tale profezia venuta dal futuro “desiderio macchinico””.

Avanzano tentazioni luddiste…

“L’idea di una tecnologia nefasta per l’uomo ha occupato il dibattito ed è diventata il tema egemonico. Il mito collettivo è che le macchine occuperanno gli spazi umani e sostituiranno l’uomo. A livello di comunicazione globale si è scelto di alimentare il racconto di una tecnologia vista e intesa come una sorta di mostro autonomo dall’uomo.

Attrae molto di più questo aspetto apocalittico rispetto a una narrazione che potrebbe raccontare le potenzialità della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nei vari ambiti di applicazione dove potrebbero migliorare la vita dell’uomo. È l’idea che è minoritaria ma più funzionale nella costruzione di un futuro privo di paure. È una prospettiva che non è puramente fideismo tecnologico ma il tentativo di provare a pensare in maniera obliqua e sagittale fra gli apocalittici e gli integrati iper-ottimisti, spogliando la tecnologia di questa dimensione messianica e provando a riportarla al suo ruolo di strumento che l’uomo può orientare ma cavalcare per migliorare la propria esistenza. È un concetto che provo a esplicitare chiamando i dispositivi con cui operiamo delle possibili Tecnologie per la felicità”.

I rischi?

“L’apocalisse immaginata mi risulta difficile perché le tecnologie sono create dall’uomo, l’uomo le orienta, e mi pare difficile consenta loro di sostituirlo. L’idea di poter estromettere l’intelligenza artificiale, di fermarla o di renderla completamente succube di un’etica o di un iper-moralismo, non mi convince semplicemente perché come diceva Marinetti: “Abbiate fiducia nel progresso che ha sempre ragione anche quando ha torto”. Il progresso, anche quando si ritiene pericoloso o inquietante, deve essere accettato e compreso, e più che a frenarlo è necessario provare a migliorarne le strutture e orientarne le dinamiche, perché il progresso è ineluttabile. Il nostro compito è promuovere visioni ma alimentare sogni concreti e profondamente umani. Vuol dire che bisogna immergersi nel progresso tecnologico per auscultarne i segnali e provare a direzionare l’enorme potenza dei mezzi innovativi verso i luoghi del desiderio umano e comunitario, quelli che fanno del nostro pianeta un luogo vivibile e meno complesso, meno arido”.

Secondo lei l’AI è realmente uno strumento neutro? Oltre agli studi che sono stati fatti sulle tendenze dei chatbot quando interrogati su materie etiche, politiche e morali, non può essere anche chi esalta e finanzia questo tipo di tecnologie a non renderlo solo un dispositivo super partes?

“No, non è uno strumento neutro, ma l’aumentare dei motori di ricerca e delle intelligenze generative rende meno pericoloso questo dato di fatto: pensiamo a Grok, ChatGPT, Claude, Deepseek e a Gemini. Nascono e nasceranno sempre più intelligenze generative da cui trarre informazioni e con cui operare sul mondo”.

Con che effetti?

“Ci sarà una geopolitica anche delle intelligenze generative, come ci sarà anche la capacità delle varie IA di coprire tutti gli aspetti ideologici, appoggiandosi ad archivi diversi e venendo istruite in modo diverso l’una dall’altra.  Ciò alimenterà una competizione anche tra le intelligenze generative e quindi un’apertura sempre maggiore alla libertà di pensiero, anche perché questo stesso processo è accaduto con Internet: all’inizio vi erano nodi predominanti ed egemoni ma col tempo sono nati dei focolai ribelli e non conformi che hanno assunto sempre maggiore forza nel dibattito online e poi sono riuscite a infettare viralmente i luoghi mainstream. Internet è gradualmente diventato talmente vasto e con un grado di libertà operativa talmente elevato che è stato impossibile nascondere opinioni che magari non sono conformi a quelle di chi ha ideato e gestisce le piattaforme originarie”.

Il tema del dissenso.

Guerino Bovalino, sociologo

“Anche l’IA è uno strumento che abbiamo a disposizione per aumentare la nostra libertà, quindi dobbiamo tutelarla e stare attenti a non farci trascinare nella lotta contro il progresso tecnologico, ma bisogna farlo rimanendo vigili. Dobbiamo vivere questo processo da protagonisti coscienti, capaci di posizionarci dinanzi a questo fenomeno con la curiosità di chi ha studiato l’evoluzione dell’umanità e comprende bene quanto la paura del futuro rappresenti il normale modo con cui gli umani provano a difendersi dall’ignoto. Allo stesso modo, è proprio la nostra evoluzione a insegnarci che ogni innovazione, accolta con superstizioni e resistenze, finisce per essere domata dall’uomo.

Perché il nostro cuore antico ha informazioni e codici eterni che gli consentono di non farsi sopraffare da ciò che lui stesso elabora come visione che si fa forma concreta. La tecnologia, ogni innovazione, è figlia del nostro unico genio umano. Ed è destinata a fare i conti con il suo creatore. Noi umani, l’umanità intera”.

 

Ultimamente si sta cominciando a parlare dell’idea di accelerazionismo. A suo avviso, questo accelerazionismo è un ritorno in auge del futurismo, ne condivide principi o ha qualcosa di diverso?

“Giordano Bruno Guerri interrogando l’intelligenza generativa, chiedendole di rispondere alle sue domande provocatorie fingendo di essere Marinetti catapultato nella nostra era. L’IA-Marinetti, alla domanda su quale Manifesto del Futurismo potrebbe essere scritto oggi, ha risposto il manifesto per un’Italia accelerazionista. C’è un legame molto stretto tra futurismo e accelerazionismo, con l’idea di velocità, di simultaneità. L’accelerazionismo è un concetto molto complicato, è complesso e sfaccettato, al punto di dover distinguere tra un accelerazionismo di destra ed uno di sinistra. Di certo è un concetto filosofico e sociologico figlio del futurismo. Figure come Thiel, Musk e Altman, possono essere considerati frutti di quel fecondo pensiero di cui Nick Land è stato forse il teorico più incisivo, ne rappresentano declinazioni e sviluppi impuri ed eretici ma di certo molto affini come pensiero e come progettualità. È facile fare dei parallelismi fra la tecnofilia dei grandi maestri del futurismo e queste figure del mondo delle big tech. Molti di questi imprenditori digitali stanno inoltre facendo imponenti esperimenti legati al tema dell’immortalità. Nelle intenzioni del futurismo si parlava anche di voler ingaggiare una necessaria lotta alla malattia e alla morte. Il Futurismo parlava di un uomo che una volta ibridato alla macchina sarebbe stato in grado di sconfiggere la vecchiaia e quindi la morte”.

Sono sovrapponibili futurismo e accelerazionismo?

“Una differenza chiave fra futurismo e accelerazionismo risiede invece nella volontà dei primi di porre comunque l’uomo alla guida del volante di queste macchine potenti, realmente e metaforicamente: Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra”. Molto diversamente dagli accelerazionisti che, come Land illustra nei suoi scritti, profetizzano un futuro dove l’uomo è un veicolo organico che la tecnologia usa per riprodursi e giungere al superamento stesso dell’umano.

Ci sono delle assonanze tra futurismo e accelerazionismo anche nella loro idea di uno Stato che non limiti le libertà. Il concetto di libertà forse li accomuna più di ogni altro elemento: è una forma di libertà intesa come il paradigma fondativo di entrambi i sistemi, una libertà estrema di agire sul mondo e di trasformarlo che può sprigionare il genio e la creatività, ma anche liberare un potere che può rivelarsi nefasto. Il progresso non avrà forse sempre ragione come dicevano i futuristi ma di certo è un rischio che bisogna correre, perché la felicità si nutre anche di ciò che irrompe inaspettato e stravolge esistenze individuali e processi sociali, coinvolgendo in un processo a spirale ogni essere umano bramante vita”.

Ingrid Skaug

Ingrid Skaug

Ingrid Skaug su Barbadillo.it

Tags: futurismoIngrid Skaugintelligenza rtificialenuccio bovalino

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