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TeatroGreco Siracusa. Ecco le dimissioni del Sovrintendente Daniele Pittèri: resa dei conti alla Fondazione Inda?

Esce di scena il terzo Sovrintendente in quattro anni. La difficile situazione interna all’Istituto Nazionale del Dramma Antico. La necessità di un intervento del ministro Giuli

di Daniela Sessa
20 Agosto 2026
in Cultura
0
Daniele Pittèri

Un marito sordo e una moglie cieca: l’aforisma di Anton Cechov sul matrimonio felice sarebbe l’immagine buona per fare letteratura delle dimissioni in quattro anni del terzo Sovrintendente della Fondazione Inda. O sdrammatizzare, se la questione non fosse quasi tragica, in tema con la mission dell’istituto Nazionale del Dramma Antico. Nella Poetica di Aristotele la tragedia per statuto comporta terrore e katharsis. Finora alla Fondazione Inda solo terrore, la purificazione appare alquanto lontana, perché affidata all’azione legale risarcitoria – come svela Monica Cartia nel quotidiano La Sicilia- che Daniele Pittèri, il Sovrintendente dimissionario, intende muovere contro la Fondazione.

Terrore, catarsi e giustizia: la triade dello statuto della tragedia . La zampino del diavolo è proprio lo Statuto che presenta sovrapposizioni tra le competenze di governance del Consigliere Delegato e artistiche del Sovrintendente. Su questo vulnus si sono consumati letteralmente tre Sovrintendenti Antonio Calbi ( che finì polemicamente il mandato), Valeria Told e appunto Pittèri: gli ultimi due dimissionari rispettivamente a meno di un anno l’una e dopo un anno e cinque mese l’altro. Tragica situazione, se si pensa che il periodo brevissimo del mandato di Told e Pittèri ha loro impedito di fatto di toccare davvero palla sulle stagioni.

Tuttavia, se sono cronaca le motivazioni delle dimissioni, le responsabilità additate, in maniera piu o meno velata, dai dimissionari a Marina Valensise, consigliera delegata dal 2019, nominata dal ministro Franceschini e confermata dai successori Sangiuliano e Giuli, circa le tensioni all’interno del Consiglio d’Amministrazione e cui spetta l’interim in attesa del nuovo Sovrintendente, se è cronaca il bilancio attivo per numero di presenze e biglietti, la questione Inda va forse spostata un po’ più in là. Su due fronti. Il primo riguarda non tanto la demonizzazione dello Statuto (in punta di analisi testuale il distinguo c’è) quanto l’illusione degli estensori sulla collaborazione e persino amorevole complicità di consigliere, CdA e Sovrintendente. Insomma un canovaccio cechoviano.

Occorre un bagno di realtà: i ruoli non sono entitá astratte ma le persone che li incarnano, ognuna con la propria visione del compito e dell’esercizio di potere. Riscrivere lo Statuto è un auspicio ma non la soluzione. Meglio evitare la nomina di profili sovrapponibili: due manager culturali, sebbene con curriculum di spessore, rischiano di diventare i classici due galli nel pollaio. Le dinamiche della lotta stanno nella forza deontologica del becco.

L’altro fronte porta a Roma. E investe il senso dell’acronimo: quella N sta davvero per Nazionale? C’è una sorta di divertente campanile che fa percepire siracusana la Fondazione- come Santa Lucia “Sarausana ‘jè”- con l’avallo sempre nello Statuto di nomine locali nel CdA, compreso il Presidente che è il sindaco della città. Ma le campane si suonano in via del Collegio Romano. Gli incassi e le produzioni di successo portano, infatti, nella capitalenumeri altissimi ma ricevono in cambio all’apparenza tiepido interesse e in realtà sporadica presenza. Il che non è ammissibile a fronte dello stato di salute dell’ente, evidentemente precario. La conferma fino al 2030 di Valensise è un atto di fiducia che mette il sigillo al modus operandi della consigliera. Peraltro, e l’unica conferma nel nuovo CdA, finalmente tarato sull’identità della Fondazione, cosa non scontata alla luce di alcuni precedenti profili. Il ministro ha, dunque, parlato. Ma può ignorare la portata di tre dimissioni in quattro anni? Può non riflettere sul fatto che sarebbe opportuno eliminare la figura del consigliere delegato? Può chiedere conto delle lotte di potere da corte rinascimentale all’interno della Fondazione? Può fare in modo di scongiurare il commissariamento dell’Ente? O una possibile debacle economica nel caso di buon esito dell’azione legale di Pittèri?

Il punto è se Inda sia considerata una delle realtà culturali più importanti d’Italia o solo una cassa. Il sospetto è forte anche alla luce della deriva generalista di alcune scelte di cartellone, che lasciano perplessi rispetto all’identità vera della Fondazione. Il ministero, allora, potrebbe far tesoro in senso greci della crisi e chiedere conto di una serie di scelte amministrative e artistiche (qualcuna purtroppo ha messo d’accordo tutti i protagonisti di questa vicenda), di rapporto esile della Fondazione con la città, di destino dell’Accademia cui servirebbe un sostanziale cambio di passo. Chiedere, soprattutto, conto dei rapporti di forza e delle alleanze interne al CdA non altrimenti giustificati. Nemmeno dall’idolatrico Statuto.

Per quanto i protagonisti si cuciano le bocche, ostentando anche in questo caso un recente snobismo, il tavolo è saltato. Inda e la sua storia non meritano di saltare insieme al tavolo nemmeno se dal copione di Cechov si finisca dentro la filastrocca dei piccoli indiani di Agatha Christie. Chi vorrá più candidarsi come Sovrintendente? “Non ne resta più nessuno”

Daniela Sessa

Daniela Sessa

Daniela Sessa su Barbadillo.it

Tags: daniela sessaDaniele Pitteriinda

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