
Ci sono viaggi che conducono a una destinazione e altri che, consapevolmente o meno, riportano a sé stessi. Ritorno a Patmos, di Francesco Colafemmina, appartiene alla seconda categoria. Colafemmina è di casa in Grecia e narra in questo bel libro il ritorno, dopo vari anni, all’isola egea dove trasforma questa esperienza in una meditazione sulla memoria, sull’essere, sulla religione, sul tempo, sulla bellezza e trae spunti di riflessione sulla crisi dell’uomo contemporaneo. Pubblicato da Passaggio al Bosco, il libro è un breviario esistenziale e un diario di viaggio, un’autobiografia e un saggio di costume.
Patmos è un’isola speciale, storicamente legata ad Artemide e a san Giovanni dell’Apocalisse. Luogo di rivelazione, quindi, dove Colafemmina oltre a sottolineare il senso di questa religiosità descrive il paesaggio che favorisce la conoscenza di tutto ciò che il rumore quotidiano nelle nostre città moderne non ci lascia cogliere. Sono descritti oleandri, terrazze bianche, colonie di gatti, delfini, tamerici e spiagge formate da ciottoli e sabbia bianca. Tutto ciò forma una geografia suggestiva illuminata dalla chiara luce dell’Egeo.
Il “ritorno” del titolo è dunque geografico, affettivo, esistenziale. Non è una fuga nostalgica dal presente in quanto tornare significa riconoscere ciò che resta essenziale quando vengono meno le inutilità della modernità, i ritmi della contemporaneità, i giudizi dei follower e l’esigenza di documentare sempre tutto attraverso i social: dal panorama al cibo ordinato al ristorante. In questa prospettiva, il viaggio assume la dimensione di un pellegrinaggio spirituale, orientato non all’accumulo di luoghi da visitare e di cose divertenti da fare, ma alla riconquista di una profonda sensibilità.
Di particolare interesse la critica di Colafemmina all’”eterno presente”: la realtà moderna in cui immagini, notizie, notifiche e fotografie si susseguono rapidamente senza essere vissute e quindi senza divenire esperienza. Colafemmina osserva i rituali del turismo di massa e della vita sempre connessa con cellulari e computer per mostrare come il movimento continuo possa favorire una sorta di immobilità interiore. Al “viaggiatore-consumatore” contrappone chi sa leggere i luoghi e le emozioni piuttosto che lasciarsi coinvolgere dal divertimento in quanto tale preferendo alla velocità la memoria.
Il Mediterraneo emerge così come spazio nel quale mito pagano, cristianesimo e storia europea si congiungono. Il richiamo alle radici non ha soltanto valore culturale: è un invito a riannodare passato e futuro, evitando un presente fatto di superficialità.
La narrazione prosegue per rimandi, analogie e ritorni, associazioni e risonanze. Alle notazioni minute del viaggio si alternano spiegazioni storiche, mitologiche e spirituali che offrono riflessioni più ampie. Colafemmina ha una ricca visione del mondo e una formazione classica corroborata da approfondimenti di studio di storia e lingua greche che lo hanno portato a tradurre opere importanti dal greco moderno in italiano per case editrici come la Medhelan.
Ritorno a Patmos è uno dei suoi libri che rimarca il senso di civiltà di Patmos e l’autore offre la possibilità di rientrare nel quotidiano con grande consapevolezza di sé. Per questo il ritorno non è la fine del viaggio, ma un nuovo inizio illuminato dalla memoria e da una visione spirituale.
Francesco Colafemmina, Ritorno a Patmos. Diario di un viaggio dell’anima, Passaggio al Bosco, pagg. 149; euro 12.00





