
I giocattoli non hanno età, sono collegati ai sogni. E non sono solo i bambini a vivere la dimensione della fantasia. Bonnie, otto anni, è senza amici, perché gioca con Jessie, una bambola 0.0, mentre le sue coetanee già navigano sui tablet. Mamma e papà colmano la lacuna e l’amica pupazzo si ritrova nel luogo più temuto: la soffitta. Ha libertà di movimento e fame di vendetta. Come i suoi simili, si finge morta in presenza degli umani, che così frettolosamente l’hanno liquidata ai primi colpi del progresso. Eppure… Eppure i giochi, più vivi e intelligenti di chi si muove in carne e ossa, capiscono che, per averla vinta, occorre fare fronte comune, anche se talvolta costa. E si è costretti a sorridere ai “nemici”.
Woody e Buzz Lightyear
Una pila. Una ricarica alla rete elettrica. Una stazione per ridare vigore alle batterie. L’alimentazione è una spia delle varie generazioni di giocattoli ma in Toy Story 5 tutto si mescola perché lo sceriffo Woody e il robot Buzz Lightyear si avvalgono delle capacità mediatiche di Lilypad, ultima frontiera dell’elettronica e del giocare in digitale. In mezzo a loro, schiere di progenitori dei più moderni dispositivi ed evoluzione viva delle bambole di pezza o degli animaletti di peluche.
Alienazione telematica
Tutti devono contribuire a guarire la bimba dall’alienazione di compagnie di singoli, che condividono lo stesso spazio fisico, senza parlarsi o comunicando mediaticamente.
D’altronde 31 anni dopo il primo capitolo, Toy story – Il mondo dei giocattoli di John Lasseter (1995), l’ultima puntata della saga non può esimersi dal toccare il tema dell’intelligenza artificiale.
Insieme si vince. Uniti si cresce
I giocattoli sono cambiati, come lo sono gli stessi bambini. Non i medesimi di un tempo. Non come quelli che verranno domani. Loro, i compagni quotidiani dell’adolescenza, sanno di dover attraversare i decenni e le storie. L’interattività pare l’unico aspetto mai mancato, in fondo tale era pure quando ci si dilettava coi pupazzi. E sono proprio loro a insegnare che insieme si vince. Uniti si cresce. E rivalità non deve far rima con guerra anche se, sì… siamo diversi.
Da vedere, ma non su tablet
Toy Story 5 è forse il migliore della serie della Pixar-Disney, scanzonato, ma non superficiale. Profondo, ma non sopravvalutato. Ironico, ma mai offensivo. Sarà difficile uscire dalla sala senza discuterne. Senza retrocedere con i ricordi a quando siamo stati bambini e a quando, forse di nascosto, giochiamo ancora. Anche al cinema, talvolta.
Attenzione: vedere Toy story 5 sul tablet, dopo quanto appena anticipato, sembra alto tradimento. E sarebbe un peccato.
Toy Story 5 di Andrew Stanton, film di animazione, 102′





