
Il Cristo in bocca e il Fuck off in canna. Quella del fucile va da sé. Non sappiamo se tra due settimane o già in questo weekend – Donald Trump, si sa, bombarda a prescindere da tregue e trattative – l’Iran sarà riportato all’età della pietra.
Il capo dell’Amministrazione americana, assiso alla consolle del war game, col Cristo sempre in bocca nei suoi discorsi e l’arma sempre pronta, pregusta di spegnere la civiltà di Zoroastro e di Hosseyn.
Sulle note della Macarena fa bum-bum sulla Persia e uno dei suoi bum è andato a segno: sulla scuola elementare femminile Shajareh Tayebeh a Minab. Sono morte oltre 150 bambine, ed è un fatto – questo – che già dieci anni fa, per affrontare l’orrore, per mesi e mesi avrebbe impegnato il dibattito pubblico nel mondo libero altrimenti detto “società aperta”.

Ne avremmo conosciuto le fotografie delle bambine, le loro storie, gli istanti ultimi della loro vita e, invece, niente: il Cristo è in bocca a Donald, il Fuck off è sempre in canna al Pentagono. E tutti noi, tutte scimmiette, ce ne restiamo tutti zitti, ciechi e sordi rispetto al comandante della Casa Bianca che i suoi – Diocenescampi – paragonano a Gesù vilipeso, offeso e infine vincitore. E magari ripetono la scena tutta di empietà della preghiera con lui al centro, compenetrato, con lui che se ne sta con gli occhietti socchiusi, il labbruzzo devoto, le mani giunte e il vaffanculo da elargire ai bastardi mentre intorno a lui, nugoli di bimbetti vanno a caccia delle uova di Pasqua.
Tutte scimmiette, tutti noi del mondo libero altrimenti detto “società aperta”. A far la guerra ai cattivi viene facile. Si sovrabbonda di notizie e di allerta sul pericolo che viene da Oriente. Coi cattivi dell’Asse del Male – Russia, Iran, Corea del Nord, Cina e perfino Turchia – ci si lava la coscienza, tutta di ditini alzati. E deve esserci qualcosa nell’acqua che beviamo, o forse sono le scie chimiche, o magari gli Ufo che secondo il vicepresidente degli USA Vance sono demoni a far reset in tutti noi – tutte scimmiette – se poi nell’orgia della guerra globale in corso non ci accorgiamo dell’inaudito. Adesso, nella conclamata società aperta, c’è questo fatto della pena di morte per selezione etnica. Specificatamente palestinese, manco a dirlo.
Un esaltato, ministro del governo israeliano, ha anche brindato a favore di videotelefono per festeggiare il boia. In Italia, invece, Ernesto Galli della Loggia, con un editoriale sul Corriere della Sera ha coraggiosamente preso posizione contro questa barbarie ma quel che sorprende – tutti noi, scimmiette – è che non c’è alcun raccapriccio altrove, nessuna denuncia nel cosiddetto mondo libero che muova la coscienza dei governi tutti dalla parte del Bene col B maiuscolo, tutti ideologicamente pur eredi della Dea Ragione, dell’Illuminismo e del laicismo il cui esito di emancipazione dovrebbe essere quantomeno kantiano, nel senso della pace perpetua. Per non dire dello stato di diritto, l’inatteso iure. Ma è solo e soltanto bum-bum. Sempre col Cristo in bocca per quanto riguarda Donald Trump, intriso di cristianismo strumentale, quello tipico degli “atei devoti”, sempre circondato da allucinati, da troppi entusiasti in una così mortalmente triste commedia e da una società aperta – quella del mondo libero, il nostro – irrimediabilmente zitta, cieca e sorda.
Ma io non ce l’ho con te, si potrebbe dire a Donald Trump. Per poi concludere – con Ettore Petrolini – “ce l’ho con quello che sta accanto a te e non ti butta di sotto”. (da Caravanserai rubrica su Skytg24)







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