Si torna a inseguire l’idea che la stabilità basti a legittimare l’ingegneria elettorale. Il nuovo assetto proposto – proporzionale con premio di governabilità numericamente predeterminato e, in certe condizioni, ballottaggio – non è un tecnicismo. È una scelta di principio.
Senza governabilità il sistema si inceppa? Vero. Ma la governabilità non è un feticcio separato dalla democrazia rappresentativa. La democrazia non è la fabbrica del “vincitore certo”: è il metodo con cui un popolo, con le sue fratture, diventa istituzione. E allora quanta distanza fra voti e seggi è tollerabile prima che il voto smetta di essere misura del potere e diventi rito di investitura?
Il punto critico del premio “predeterminato” è la rigidità: non segue il consenso, lo corregge sempre allo stesso modo. Basta un soffio di vantaggio e il primo arrivato si ritrova una maggioranza netta in Parlamento. La stabilità, qui, non è un effetto politico: è un prodotto normativo. E quando si rinuncia anche a strumenti che rendono riconoscibile il legame tra territori, eletti ed elettori, la distorsione non riguarda solo il rapporto tra voti e seggi: riguarda il rapporto tra cittadini e rappresentanti. Parlamento forte nei numeri, fragile nella legittimazione.
A margine – solo a margine, perché non deve diventare alibi o diversivo – c’è il dato del Paese reale: la partecipazione si assottiglia, l’astensione diventa abitudine. In questo quadro, una percentuale “alta” tra i voti validi può corrispondere a una quota più modesta dell’elettorato complessivo.
Fin qui la critica di fondo: comandare senza rappresentare. Ma c’è un secondo aspetto da temere più di tutto, perché riguarda non la teoria, bensì la sua stessa sopravvivenza politica. Un premio di maggioranza non è una coperta neutra: è un vestito cucito su un equilibrio dato. E gli equilibri cambiano.
FI non vive di appartenenza, ma di collocazione e può trovare palcoscenico anche nel campo opposto. Molte sue idee fondanti – e molti suoi riflessi – sono compatibili con un centro-sinistra moderato, più di quanto lo siano con una destra identitaria. È un partito “ponte”, non una roccaforte. E, quando cambia il vento, un ponte non difende: collega.
Se si cuce una legge elettorale per blindare il governo, ma la coalizione che dovrebbe beneficiarne contiene FI come perno mobile, allora si blinda una semplice formula numerica. Oggi FI sta dentro e il premio pare cintura di sicurezza; domani potrebbe riposizionarsi e trasformare quel premio nell’acceleratore della vittoria altrui. Con un ribaltamento spacciato come scelta “responsabile”, con un trasloco presentato come difesa delle istituzioni, con l’ennesima operazione di convenienza elevata a virtù.
A quel punto la riforma – pensata come assicurazione sulla continuità – rischia di blindare non chi l’ha proposta, ma chi se ne avvantaggia nel momento in cui la coalizione si scompone. Proprio come accade con certe riforme “di parte”, che, nate per colpire un bersaglio, finiscono per consegnare all’avversario strumenti, narrazioni e vantaggi inattesi.







Condivido l’analisi, comunque lo si voglia presentare il cd premio di msggioranza è una truffa, certifica lo scollamento tra istituzioni e cittadini, tra legittimazione popolare e regole di rappresentanza istituzionale
Perfettamente d’accordo:” Forza Italia” con la sua anima liberal-opportunista è l’anitra zoppa di questo centro-destra !