
Hanno destato scalpore le dichiarazioni di Frauke Petry, la co-leader del partito populista tedesco Afd che sta dominando il dibattito politico-elettorale in Germania. In un’intervista pubblicata domenica scorsa, la Petry ha difeso l’aggettivo “Voelkisch“, attirandosi gli strali dei media e di alcuni esponenti della sinistra, come il segretario generale del partito socialdemocratico (Spd), Katarina Barley, che ha ricondotto il termine alla fraseologia nazista.
Il vero significato di Voelkish
“Voelkisch” che in italiano suona come “etnico” è in verità un termine utilizzato nell’alveo della cosiddetta rivoluzione conservatrice, movimento culturale e politico che a cavallo tra le due guerre mondiali vide impegnati intellettuali patriottici, non di sinistra, e che si opponevano alla Repubblica di Weimar in una lotta al capitalismo, all’egualitarismo, e al comunismo. Il termine “Voelkish” fu utilizzato solo in seguito dai nazionalsocialisti per indicare le persone appartenenti ad un “razza”. Non a caso nella cultura Voelkish rientrano i movimenti giovanili studenteschi di inizio novecento in Germania, i Wandervogel, che combattevano le mollezze borghesi in nome dello spirito, dell’ecologia e del ritorno al connubio tra uomo e natura.
La difesa della libertà nel lessico auspicata dalla Petry riabilitando la parola popolo
Nelle dichiarazioni rilasciate al giornale domenicale Welt am Sonntag, la leader dell’Alternativa per la Germania (Afd) ha sostenuto che si dovrebbe «lavorare affinché questo concetto torni ad essere positivo». E che quando si afferma che «voelkisch é razzista» si fa un «inammissibile raccorciamento» di ciò che esprime, argomentando: «io questo concetto non lo uso, ma non mi piace che venga utilizzato costantemente in un contesto negativo» dando un «negativo retrogusto alla parla ‘popolo’» (Volk) da cui voelkisch deriva.






