
La Germania? Una balena arenata, che rischia di morire. Il paragone è anche un gioco di parole, tra Wal, balena, e Wahl, elezione. Sulla popolare Bild Zeitung lo fa Julia Ruhs, 32 anni, in un articolo molto citato, anche alla radio e alla Tv. Julia, che ha studiato anche in Italia, è nota. Collaborava alla Ard, il primo canale pubblico. Fu licenziata: i colleghi la consideravano troppo di destra. Ma lei vota per la Cdu, il partito del Cancelliere Friedrich Merz, quindi non è un´estremista, sebbene ami andare controcorrente.
Lei ha paragonato la Germania a Timmy, la balena che il 3 marzo ha sbagliato strada: dal Mare del Nord è entrata nel Baltico, finendo spiaggiata sull’isola di Poel, pochi chilometri al largo delle coste del Meclenburgo, nella ex Ddr. Timmy, un maschio, è una megattera di 12 tonnellate. Dopo 44 giorni è stato liberato, grazie a un bacino galleggiante rimorchiato fino al Mare del Nord, dove Timmy è scomparso. Molti esperti sono sicuri che sia morto, ormai ridotto agli estremi. Il salvataggio – critica Julia – si è svolto tra litigi degli esperti, divisi su tutto, e gli sforzi per liberare Timmy avrebbero finito per metterlo in pericolo.
Ministri da baruffa
Qualcuno dei salvatori s’è commosso alla Tv, perché Timmy, mentre sguazzava nell’enorme piscina galleggiante, emetteva grida di contentezza (i cetacei “parlano” tra loro); altri esperti hanno spiegato che i suoni della balena rivelavano che era sotto stress. In sintesi, erano tutti pasticcioni, in disaccordo su tutto per un mese e mezzo, come i ministri al governo di Berlino, conclude la collega della Bild.
C’è un precedente. Nel 1966 il salvataggio di una balena ebbe invece un lieto fine. Una balena beluga, meno grande di Timmy, 6 metri di lunghezza e 1 tonnellata, aveva risalito il Reno per centinaia di chilometri. Il 28 maggio era all’altezza di Duisburg. Un beluga e bianco fu battezzato Moby Dick, dal romanzo di Herman Melville. I tedeschi si entusiasmarono, e si divisero. Qualcuno pensò di uccidere Moby a fucilate. Un pescatore fluviale voleva imitare il capitano Achab e arpionare il cetaceo. Il direttore dell’acquario di Duisburg, Wolfgang Gewalt, voleva catturarlo ed esporlo in una piscina. Moby dimostrava che le acque del Reno erano ancora abbastanza pulite. Oggi una balena morirebbe dopo poche ore per l’inquinamento.
Sul Reno per Moby Dick
Il 19 maggio 1966, festa dell’Ascensione, mezzo milione di tedeschi era sul Reno per seguire dalle rive la caccia a Moby da parte di decine di battelli dei vigili del fuoco e della polizia fluviale. Gewalt voleva colpire la balena con frecce narcotizzanti, sebbene i veterinari fossero contrari: la balena addormentata sarebbe annegata. Comunque non sarebbe sopravvissuta a lungo nelle acque dolci. Moby, messo in allarme, sembrava scomparso. Riapparve il 21, dodici chilometri più a monte, verso Bonn.
Dalla Svizzera giunse un cacciatore di delfini americano, Junes Tiber, che consigliò di sospingere Moby in uno dei tanti porti fluviali per catturarlo con una rete. Ma Gewalt riuscì a colpire la balena con un proiettile con narcotico. Moby si immerse, per non riapparire. Era morto? La folla minacciò di linciare il direttore dell’acquario. La balena riapparve vicino al confine olandese. Si era lasciata trascinare sott’acqua dalla corrente. Infine, dopo una decina di giorni, accompagnata dai battelli della polizia fluviale, tornò nel Mare del Nord.






