
Elegante bianco e nero. Atmosfera soffusa. Non un semplice film-testamento, ma il ricordo di una vita dedicata alla ricerca della perfezione sonora e del bello, raccontato dallo stesso Ryuichi Sakamoto (1952-2023), che, vicino alla fine, entra in studio per registrare una sintesi della sua carriera, scegliendo i venti brani più rappresentativi.
E’ questa la base di Opus, film diretto da Nira Sora, figlio del musicista, per mostrare “l’intreccio tra esecutore e strumento e come il respiro di mio padre si mescolava allo scricchiolio e al sibilo dei meccanismi del pianoforte, in un dialogo tra i due organismi che ne estraeva le rispettive corporeità”.
Inizio folgorante: su sfondo nero un balletto di polvere e pulviscolo, quasi fossero fiori di ciliegio, simboli di bellezza effimera, caducità della vita e rinascita. Poi, la musica. Nessun commento o parola – tranne due frasi a metà film dette dallo stesso artista a se stesso – ma composizioni che si inseguono e cambi di luce evocanti il “trascorrere delle ore nel corso della giornata”, come ha dichiarato Sakamoto, completando un cerchio – della vita? – per poi tornare alla posizione originaria di partenza.
Ogni esecuzione è essenziale, radicale, inafferrabile. Il tocco è delicato e lieve. Le mani si alzano tra un pezzo e l’altro, restando sospese a mezz’aria, come senza gravità. Il set diventa la narrazione, che parte dal periodo pop con la Yellow Magic Orchestra e arriva alle colonne sonore, fra cui quella del film Furyo di Nagisa Oshima (1983), che ha Sakamoto anche per protagonista; L’ultimo Imperatore di Bernardo Bertolucci, dove Sakamoto è anche comprimario (1987): e Lack Of Love, tema dell’omonimo videogioco per Sega Dreamcast del 2000 e oltre.
Come aveva spiegato in un’intervista Ryuichi Sakamoto, l’obiettivo diventava “occasione per registrare una performance – quando ancora potevo esibirmi -, che fosse da preservare per il futuro”. Sorprendono alcuni brani, mai suonati al pianoforte solo, come The Wuthering Heights, tratto dal film omonimo – in Italia Cime tempestose – di Peter Kosminski (1992); Ichimei – Small Happiness, tratto dal film Ichimei di Takashi Miike (2011); e Tong Poo, in un nuovo arrangiamento a un ritmo più lento dell’originale.
Scena finale: un piano suona da solo; passi che si allontanano e si perdono. Infine il suono della campana del Soshiki, la cerimonia funebre giapponese. E le parole di Nira Sora: “Spero di aver catturato il modo in cui la vita di Ryuichi Sakamoto – densa di sperimentazione, curiosità e innovazione – sia tornata alle origini: al pianoforte”.
Ryiuichi Sakamoto: Opus, di Neo Sora, da un’idea di Ryuichi Sakamoto, 103. Nelle sale solo il 19 maggio, ore 20,30. Prevendite aperte dal 14 aprile






