Premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia 2026, Naza è prodotto dal quotidiano filo-laburista inglese The Guardian e dalle pubblicazioni israelo-palestinesi +972 Magazine e Local Call, come è giusto per un film-intervista, e coprodotto dalla parigina Mk2, dall’italiana I Wonder e dalla JW Films.
Ascoltiamo una serie di interviste a giovani in abiti civili, che parlano – di sera, in penombra – su un’alta terrazza del centro di Tel Aviv, di fronte al cantiere dove si costruisce il Pentagono di Israele. L’intento beffardo è evidente.
Un annunciatore tv dice che è il 250esimo giorno dal 7 ottobre 2023, cioè è il 13 giugno 2024. Poi il traffico si ferma, verso sera, per il raccoglimento nel giorno della memoria: quello del 5 maggio 2024 o quello del 23 aprile 2025.
Intanto i giovani suddetti, definiti militari e agenti dei servizi segret,- senza nome, ma riconoscibili, e senza che se ne alterino le voci – raccontano crimini di guerra e contro l’umanità. A iosa. Con l’ammissione del genocidio.
Da questo combinato disposto emergono il lungo progetto e la realizzazione – in corso – della guerra di sterminio; a parole, contro i militanti di Hamas (70.000) a Gaza; nei fatti, contro gli abitanti (2.300.000 nel 2023) di Gaza.
I pentiti ammettono intercettazioni, hackeraggio, e IA usate per monitorare gli abitanti, nel contesto della campagna pluriennale di bombardamenti, droni e cecchini. Per chi legge il quotidiano israeliano Haaretz queste non sono novità.
Naza è veramente un documentario, con reali rei confessi? O è un film, con attori noti solo ai loro cari, che recitano da pentiti?
Comunque sia, si direbbe che questo governo israeliano abbia fatto il lavoro sporco che gli spettava. Così ora, tra Tel Aviv, Londra e Parigi, con la sobria, devastante requisitoria di Naza gli si intima lo sfratto.
Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor, documentario, versione originale con sottotitoli italiani, ’70