Musicista, cantante, attore e intrattenitore, Elvis Aaron Presley (1935-1977) è un’icona della cultura pop americana. Diventa simbolo di un’epoca, assurgendo a mito per i giovani statunitensi, soprattutto bianchi.Il nuovo film, EPiC: Elvis Presley in Concert, quasi complementare al precedente Elvis (2022), sempre di Baz Luhrmann, è la perfetta rappresentazione. Indefinibile, in parte documentario, in parte biografico, racconta gli ultimi otto anni di vita di Elvis – con un’impressionante serie di quasi 1100 spettacoli – ne smonta l’immagine dell’artista in declino, sottolineando, invece, quanto fosse al meglio delle sue capacità, il suo rapporto col pubblico e la sempre presente “atavica paura del palco”.
Attraverso un certosino lavoro di ricerca in diversi archivi e a oltre a 60 ore di negativi cinematografici, custoditi dalla Warner Bros., Luhrmann offre un requiem in musica travestito da spettacolo, mischiando materiale edito ed inedito, fuori scena e stralci di interviste, avvalendosi dell’aiuto di Peter Jackson, per la parte tecnica e nel restauro di alcune sequenze, scelto per il lavoro col documentario dei Beatles, Get Back (2021).
L’immagine finale è un Presley con fragilità e dubbi, grande performer, ancora capace di emozionare con versioni di classici beatlesiani, Something e Yesterday, di Simon & Garfunkel, Bridge over Troubled Waters e di suoi successi: Fools Such As I, In the Ghetto e Sospicious Minds.
Mentre corrono i titoli di coda, Bono Vox, cantante degli U2, recita American David, poesia composta per la colonna sonora del film e ispirato al Re del rock, dolente epitaffio, soprattutto nei versi finali:
“Elvis Changed the center of gravity
“Elvis Made it slippery
“Elvis Ate America before America ate him”.
Ovvero “Elvis ha cambiato il centro delle gravità / Elvis l’ha reso scivoloso / Elvis ha mangiato l’America prima che l’America mangiasse lui”.
EPiC: Elvis Presley in Concert di Baz Luhrmann, con Elvis Presley, 96′, nelle sale dal 5 marzo






