0

Libri. “Esercizi di sepoltura di una madre” di Repetti: artifici e niente risate

Pubblicato il 9 Febbraio 2019 da Marco Ciriello
Categorie : Libri

Cerca una follia pratica, quasi quotidiana, che possa divenire rapido scambio surreale, strappando risate, Paolo Repetti con “Esercizi di sepoltura di una madre” (Mondadori), confrontandosi tutti i giorni con i suoi tre nipoti: Isaac, Davide e Saretta, figli della cugina Ester, ingravidata (con triplete) e poi abbandonata; intorno ci sono il gatto Ettore (assistito come un piccolo imperatore) e la nonna dei tre e zia del Paolo narrante: l’ultranovantenne Sara, una sorta di Benjamin Netanyahu al femminile. Questo è il catalogo: ebraismo, cattolicesimo, Roma, sesso, educazione, scuola, metafisica, letture, pallone. Vorrebbe essere una sit-com, e lo è per come è scritta, brevi dialoghi-apologhi chiusi da un vezzo letterario: il superato “clic” delle telefonate di una volta. Il Paolo narrante che come quello reale è il Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam della MegaDitta: Einaudi Stile Libero, per questo officiato da tutti a cominciare dall’editor Mondadori che non gli ha detto che di divertente c’è poco, e che alla terza contrapposizione tra Juventus e precetti ebraici doveva sussurrargli un rispettosissimo: adesso basta;  o nel gioco di confusione Hillary Clinton / Ilary Blasi – Francesco Totti / Francesco I, dei nipoti, doveva fargli sommessamente notare che aveva scavalcato le sagre di paese, ma niente da fare. E non contento il solerte e devotissimo editor ci mette il carico scrivendo nel risvolto e poi anche in quarta di copertina che la sit-com apparecchiata da Paolo Repetti incontra “la migliore commedia all’italiana di Age & Scarpelli e l’umorismo yiddish di Woody Allen ma anche dei fratelli Coen”.

Capite che se vi presentano con uno strillo del genere e non fate ridere, creando una aspettativa enorme, vi procurano un danno, che poi è il vecchio problema dei Megadirettori, nessuno dice loro la verità. Così succede che il gioco di sminuirsi, autodenigrarsi (torna spesso la tirchieria di Paolo), virare verso il nonsense, suoni come un altro vezzo, perché tutta questa fatica non strappa la risata e mostra l’artificiosità retrostante (si sente tantissimo in Saretta, la cui voce ricorda il sionismo di Martin Buber e il rabbino di Łódź, ubriaco). Senza scomodare Age & Scarpelli, Woody Allen (libero subito) e i Coen, basta andare a una serie di Netflix, “The Kominsky Method” di Chuck Lorre, dove pure si gioca sul brodo ebreo, ma si ride tantissimo grazie ad Alan Arkin che fa tutto quello che non riesce a Repetti, e a Michael Douglas che copre le mancanze dei tre nipoti del Megadirettore. Ma se è vero – come scriveva Aharon Appelfeld – che gli ebrei sono i custodi della lingua dei loro padri allora a Repetti manca qualcosa. Sarà il suo essere “maternicolo” quindi appartenente a una madre ebrea marrana convertita e poi sposa in un matrimonio cattolico, o il suo voler essere un Safran Foer romano, o il voler superare le barzellette yiddish, ma il risultato è molto deludente. [uscito su IL MESSAGGERO]

@barbadilloit

Di Marco Ciriello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *