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Editoria (di G.deTurris). La fusione tra Stampa-Repubblica e il conformismo male italiano

Pubblicato il 7 marzo 2016 da Gianfranco de Turris
Categorie : Cronache Politica

La-Repubblica-e-La-Stampa-480x282Soltanto adesso si capisce il  perché De Benedetti, editore del gruppo La Repubblica-L’Espresso abbia deciso – addirittura senza consultare Eugenio Scalfari detto il Fondatore, che se ne adontato – di sostituire dopo venti anni Ezio Mauro con Mario Calabresi alla direzione del quotidiano di Largo Fochetti. Calabresi, già con un passato a La Repubblica, era direttore de La Stampa. Adesso è stato annunciato che i due gruppi editoriali si fondono: essi comprendono, oltre i due importanti quotidiani di Roma e Torino, anche Il Secolo XIX di Genova ed una serie di giornali locali del Veneto e dell’Emilia-Romagna tutti diretti da giornalisti provenienti da La Repubblica. La nuova realtà copre il 20 per cento dell’editoria quotidiana, oltre a tre radio. Si dovranno pronunciare l’Agcom e poi l’Antitrust, ma state certi che non avranno nulla da dire. Così come non hanno avuto assolutamente nulla da obiettare non dico gli intellettuali e gli uomini di cultura, ma nemmeno i diretti interessati, cioè l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della Stampa, almeno che io sappia nel momento in cui scriviamo. Il che è incredibile, da un punto di vista esclusivamente professionale e sindacale. Roba da vergognarsi di appartenere a questa categoria.

Infatti, è la pratica e lampante dimostrazione nei fatti come oggi più che mai la sinistra può fare  impunemente quel che le pare e piace senza che anima viva protesti, neppure i più diretti interessati. Evidentemente le cose vanno bene cosìL’Ordine dei Giornalisti che ha denunciato la conduttrice di programmi televisivi Barbara D’Urso “per abuso della professione giornalistica” perdendo la causa e facendo una figura da peracottari (come si dice a Roma), non si è indignata, o almeno preocupa o inquieta, per una simile concentrazione di potere. Che ha certamente una motivazione di tipo economico, ma ha profondi aspetti di omologazione politica.

Oggi – purtroppo – la carta stampata si vende assai di meno dato che soprattutto le giovani generazioni preferiscono i Nuovi Media, informarsi in Rete: basta guardare la gente che viaggia in autobus o in metropolitana. Quasi tutti i giovani hanno in mano tablet e smartphone e hanno gli occhi fissi sui loro schermi maneggiando i tasti. Soltanto qualche vecchione legge un giornale o un libro. Il calo delle vendite e della pubblicità insieme all’aumento dei costi impone risparmi e tagli,ed essi si ottengono spesso con le “fusioni” di gruppi  editoriali e di testate. Però un tempo, quando la stampa si autoproclamava “laica,democratica e antifascista” il mito era quello del “pluralismo” e se una testata chiudeva – a meno che ovviamente non fosse considerata “di destra” e allora chissenefrega – proteste e lamenti arrivavano al cielo. Oggi invece nulla di nulla, anche se la situazione del “pluralismo” è veramente preoccupante.

Perché il secondo aspetto della questione è proprio questo: sta venendo meno il pluralismo non solo e non tanto delle testate ma delle idee, dei punti di vista, delle opinioni, dei commenti. Infatti, a quanto pare De Benedetti ha deciso di passare armi e bagli , giornali e giornalisti, dalla parte di Renzi. La sua è o non è la tessera n.1 del PD e oggi il PD è incarnato da Matteo Renzi? E’ questo il motivo per cui ha dato il benservito a Mauro acceso antirenziano ed ha assunto Calabresi notoriamente filorenziano. Quindi l’operazione “fusione” delle due testate, che restano formalmente “indipendenti” mantenendo il loro storico none, nei fatti assume un diverso aspetto: esse seguiranno una unica linea filogovernativa, vale a dire filorenziana. E ciò vale per  il 20 per cento dei giornali italiani che il nuovo gruppo controlla. La lunga mano del boy scout di Palazzo Chigi si allunga anche qui dopo aver conquistato la Rai dove ha piazzato i suoi uomini e donne e nella quale, come si sa, sono stati assunti vari giornalisti provenienti dal gruppo Repubblica-Espresso come direttori di reti e dove lavorano già conduttori con quella provenienza. Possiamo dire addio al famoso “pluralismo” grazie alla intraprendenza del presidente del consiglio ed al complice conformismo del giornalismo italiano.

Alcuni hanno detto: se lo avesse fatto Berlusconi sarebbe scoppiata la rivoluzione… Bella scoperta, lo si sa da tempo a disdoro di tutti. Diciamo anche che si sarebbe mossa la magistratura con una scusa qualsiasi e le Autorità di garanzia non sarebbero rimaste inerti ma si sarebbero mosse subito autonomamente. Si veda l’ultimo caso simile e contrario: l’acquisizione da parte della Mondadori della Rizzoli Libri, e relative polemiche proprio sulla indipendenza e il pluralismo nella editoria italiana. Ma il presidente della Mondadori è… Marina Berlusconi!

Questo Paese è così. Le classe dirigenti e intellettuali sono da sempre orientate “a sinistra”, sono “progressiste”, a differenza della gente comune che in maggioranza è “moderata” anche se arcistufa della classe politica in genere. Il controllo dei mass media è la prima cosa che il Potere intende fare, oggi il Potere è Renzi il Parolaio, il Venditore di Aria Fritta, che non ha paura né remore a fare quel che fa dato che è sicuro di avere le spalle coperte: i giornali che lo criticano sono pochissimi, e non parliamo delle televisioni. Può fare impunemente quel che vuole. Tanto alle critiche non si degna mai di rispondere, come non esistessero, dato che nessuno mai lo incalza, nemmeno alle conferenze stampa. E i giornali di opposizione sono messi alla berlina, come nell’ultima riunione della “Leopolda” senza , anche qui, che Ordine dei Giornalisti né Federazione ella Stampa abbiano nulla da obiettare…

Auguriamoci solo che possano continuare ad esistere voci libere e indipendenti. L’omologazione delle idee, il conformismo intellettuale e il politicamente corretto sono i nostri peggiori mali. Speriamo di non morirne.

@barbadilloit

Di Gianfranco de Turris

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